martedì, Luglio 7

Incontro Macron-Xi in Cina: il clima e l’Africa al centro dei colloqui Iran: Ahmadinejad arrestato con l'accusa di aver fomentato i disordini

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Il Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron, è arrivato in Cina per una visita ufficiale. Atterrato a Xi’an, il Presidente francese ha rilasciato alcune anticipazioni riguardo al contenuto dei colloqui che, domani, avrà con il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping: in primo luogo, Macron ha intenzione di spingere per la creazione di una sorta di asse franco-cinese volto a rilanciare la lotta ai cambiamenti climatici. Dopo il passo indietro degli Stati Uniti, in tema di clima, l’incontro tra Macron e Xi assume un peso ancora maggiore.

Oltre a parlare di clima, il Presidente francese ha fatto anche sapere di voler collaborare con Pechino per lo sviluppo della cosiddetta Nuova Via della Seta (One Belt One Road: OBOR): il grande piano di investimenti cinesi sta portando alla creazione di numerose infrastrutture che, soprattutto in Africa, stanno aprendo nuovi scenari impensabili fino a pochi anni fa. A quanto pare, è intenzione della Francia, che in Africa ha antichi interessi, partecipare a questa nuova fase storica. Inoltre, la crisi migratoria che ha colpito l’Europa negli ultimi anni affonda le radici proprio nella situazione insostenibile di molti Paesi africani: in quest’ottica, la partecipazione al piani di sviluppo africano ideato dalla Cina potrebbe avere effetti estremamente positivi per tutta l’Unione Europea.

In effetti, la questione dei migranti continua a tenere banco nell’UE. L’attuale Presidenza di Turno del Consiglio Europeo, in mano alla Bulgaria fino al prossimo giugno, ha dichiarato di essere pronta a riprendere il processo di riforma del cosiddetto Trattato di Dublino, che regola le procedure di asilo nell’UE: nonostante il Trattato di Dublino abbia dimostrato tutta la sua inefficacia in un momento di crisi come quello attuale, allo stato attuale non è stato possibile apportare alcuna modifica a causa dell’opposizione inamovibile di alcuni Paesi dell’Europa centro-orientale, primo tra tutti, l’Ungheria. Oggi, il Primo Ministro ungherese, Viktor Orbán, è tornato a scagliarsi contro l’idea di una redistribuzione dei migranti tra i Paesi dell’Unione, utilizzando parole dure contro Bruxelles.

Questo avviene mentre lo Stato che più di tutti, negli ultimi anni, ha garantito la tenuta del progetto europeo, la Germania, si trova in una difficile fase di negoziati: dopo il fallimento dei colloqui per la formazione di un Governo tra cristiano-democratici, ecologisti e liberali, a causa del passo indietro di questi ultimi, Berlino si è trovata nella situazione di non avere altra opzione se non una riedizione della grande coalizione tra cristiano-democratici e socialdemocratici. I socialdemocratici di Martin Schulz, però, in un primo momento si sono dichiarati non disponibili: la partecipazione a Governi di grande coalizione, negli ultimi anni, ha penalizzato molto la SPD che, alle scorse elezioni, ha raggiunto il suo minimo storico. Solo dopo l’intervento del Presidente della Repubblica, Frank-Walter Steinmeier, e dopo una votazione interna al partito per raccogliere il parere dei militanti, la SPD ha accettato di partecipare alle trattative per la formazione del nuovo Governo. I colloqui sono iniziati ieri ed oggi, Schulz ha auspicato che si giunga alla formazione di un nuovo Governo il quale possa riportare la Germania ad avere un ruolo importante nella politica dell’UE.

Allo stesso tempo, dopo le polemiche derivate dall’intenzione del nuovo Governo nazionalista di Vienna di concedere il passaporto austriaco ai cittadini italiani dell’Alto-Adige, sembra che i toni si stiano abbassando e, da Vienna, si pensa ad un coinvolgimento delle autorità di Roma per trovare una soluzione alla questione dei doppi passaporti.

Dalla Gran Bretagna, invece, arriva la notizia di un rimpasto di Governo voluto dal Primo Ministro inglese, Theresa May. Dopo un difficile anno, in cui i conservatori al Governo hanno perso la maggioranza parlamentare (in elezioni che pensavano di vincere a mani basse) e in cui la May ha dovuto fronteggiare, oltre che l’opposizione, anche la fronda interna al proprio partito (capitanata dai fautori della cosiddetta Hard Brexit di Boris Johnson), si è finalmente giunti a quello che il Primo Ministro ha definito “un nuovo inizio”. Il principale cambio nella squadra di Governo riguarda il Segretario di Stato e Presidente del Partito Conservatore Patrick McLoughlin, sostituito da Brandon Lewis. Confermati, invece, i Ministri degli Esteri (Boris Johnson), degli Interni (Amber Rudd), per la Brexit (David Davis) ed il Cancelliere dello Scacchiere (Philip Hammond).

In Iran, dopo i disordini dei giorni scorsi, che hanno visto scontri di piazza tra Polizia e manifestanti contro il Governo, oggi in migliaia sono scesi in piazza per dimostrare a favore dell’Esecutivo. Il Presidente Hassan Rohani ha affermato che, dietro le proteste, non ci sono solamente motivazioni economiche (come sostenuto da alcuni), ma anche ragioni politiche, sociali e culturali: nel dire questo ha parlato di coloro che sfruttano le legittime proteste dei cittadini a proprio vantaggio. Il riferimento sembra essere all’ex-Presidente (2005-2013), Mahmoud Ahmadinejad, arrestato per aver incitato i rivoltosi con discorso contro Rohani e contro il Governo.

Domani si svolgerà, nel villaggio di Panmunjom, lo storico incontro tra i rappresentanti di Corea del Nord e Corea del Sud: all’incontro parteciperanno i Ministri Ri Son-gwon, per Pyongyang, e Cho Myoung-gyon, per Seul. Oltre a discutere dell’eventuale partecipazione della Corea del Nord alle prossime Olimpiadi Invernali di Pyeong-Chang, le delegazioni punteranno a trovare dei terreni comuni che permettano di giungere ad una più stabile distensione tra i due Stati. L’entusiasmo dimostrato da Seul per questa nuova possibilità, ha suscitato un certo fastidio a Washington.

Mentre la sua residenza privata di New York, tra Trump Tower, brucia per quello che sembra essere un guasto tecnico, il Presidente USA, Donald Trump, si trova Camp David dove ha riunito il suo partito in vista delle elezioni di medio termine. A tenere banco, oggi, sono le dichiarazioni di Trump sul caso del libro ‘Fire and Fury (Fuoco e Furia), del giornalista Michael Wolff. Nel libro, il Presidente viene descritto come una persona dalle scarse facoltà mentali: per tutta risposta, Trump ha attaccato a tutto tondo giornalisti ed avversari politici, definendosi un genio e sostenendo che qualsiasi cosa lui abbia fatto fino ad ora era giusta al 100%. Interessante è anche il clamoroso passo indietro di Steve Bannon, l’ex-consigliere politico di Trump che, dopo numerosi fallimenti, è stato isolato e messo da parte. Nel libro di Wolff, Bannon avrebbe definito Trump come anti-patriotico e sovversivo (in riferimento ai suoi rapporti poco chiari con il Cremlino): oggi è arrivata la smentita. Bennon sostiene di non aver mai detto né pensato quelle cose: la reazione di Trump è stata piuttosto fredda.

In Iraq, è partita un’operazione militare su larga scala volta a ripulire la provincia settentrionale di Diyala dai miliziani islamisti che, anche dopo la caduta delle roccaforti di Daesh, sono restati nell’area. Accanto alle truppe regolari di Baghdad, sono schierate le milizia sciite legate all’Iran.

In Siria, ad Idblib (nord-ovest del Paese), un attentato esplosivo ha provocato la morte di più di venticinque persone (secondo alcune fonti, circa trentacinque). Secondo fonti investigative, l’attentato sarebbe di matrice islamista.

Nelle stesse ore, in Yemen, il Congresso Generale del Popolo (CGP), il partito dell’ex-Presidente Ali Abdullah Saleh (ucciso dai ribelli Houti lo scorso dicembre dopo che questi aveva rotto la loro precedente alleanza), ha eletto la sua nuova guida: si tratta dell’ex-Ministro dell’Agrigoltura, Sadeq Amin Abou Rass.

L’Arabia Saudita, invece, continua la sua marcia modernizzatrice: venerdì prossimo, per la prima volta, le donne saudite potranno andare allo stadio e vedere un incontro di calcio. Si tratta di una legge fortemente voluta dal nuovo erede al trono di Riad, il Principe Mohammad bin Salman al-Saud, impegnato nell’intento di traghettare il Proprio Paese nel futuro.

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