venerdì, Novembre 15

Incidente aereo presidenziale: cosa sta avvenendo in Congo? Il Presidente Tshisekedi ha lanciato una vera e propria guerra ai gruppi armati, circa 140, del Nord e Sud Kivu, il primo da abbattere è il potente FDLR. L’incidente aereo di venerdì potrebbe essere stato un tentativo di eliminare l’uomo che sta destabilizzando i piani di tanti, troppi potenti, o un serio avvertimento

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Giovedì 10 ottobre un Antonov 72 decolla dall’aeroporto di Goma, capoluogo della provincia del Nord Kivu. Destinazione Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo. Non è un areo cargo qualunque. Trattasi dell’aereo presidenziale addetto alla logistica. A bordo un autovettura blindata, 3 ufficiali della Guardia Presidenziale, l’autista del Presidente Felix Antoine Tshisekedi. Sono di ritorno dalla visita di Tshisekedi  nel Nord e Sud Kivu

Una visita molto importante nel corso della il Presidente ha informato delle imminenti offensive dell’Esercito per ripulire l’est del Paese dai vari gruppi armati che controllano vasti territori e le risorse naturali. Tra essi il famigerato gruppo terroristico ruandese delle Democratic Forces for the Liberation of Rwanda (FDLR), le Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda. 

Dopo un’ora dal decollaggio, la torre di controllo di Goma perde le tracce dell’aereo. Scomparso nel nulla. I suoi rottami verranno trovati dopo qualche ora nella foresta di Punia. Nessun sopravvissuto. Oltre all’autista e agli ufficiali della guardia presidenziale, nell’incidente muoiono i due piloti e due membri dell’equipaggio. 

Alla notizia dell’incidente aereo la prima preoccupazione del Governo è l’incolumità del Presidente. Felix Tshisekedi è al sicuro. Viene subito creata una cellula di crisi costituita da esperti di sicurezza della Guardia Presidenziale, Servizi segreti ANR (Agence Nationale des Renseignements), le forze aeree dell’Esercito e dell’Aviazione Civile. 

I soccorsi giunti sul luogo della catastrofe recuperano quello che resta dei corpi delle vittime ed iniziano le prime indagini. Il maltempo costringe a sospendere le inchieste. Il perimetro viene sorvegliato dall’Esercito affinché nessuno possa contaminarlo. Obiettivo principale: recuperare la scatola nera per comprendere le dinamiche dell’incidente. 

Presso la capitale si scatena il caos. Migliaia di manifestanti del partito di Tshisekedi, Union pour la démocratie et le progrès social (UDPS), l’Unione per la Democrazia e il Progresso Sociale, scendono in piazza nella capitale erigendo barricate tra il Boulevard Lumumba, la Settima e la Sedicesima Strada. Non credono alla prima analisi dell’aeronautica civile. Secondo gli esperti l’incidente sarebbe stato dovuto dalle pessime condizioni meteorologiche. 

Per i manifestanti si tratta di un tentativo di assassinare il Presidente. «I nemici della Repubblica e del Presidente volevano uccidere il Capo di Stato e ricreare la situazione del 6 aprile 1994 in Rwanda», urlano i manifestanti. Il 6 aprile 1994 l’aereo presidenziale del Rwanda viene abbattuto in fase di atterraggio all’aeroporto di Kigali da due missili terra aria, uccidendo il Presidente Juvenal Habyarimana e il Presidente burundese Cyprien Ntaryamira, Dopo un’ora dall’attentato inizia il genocidio che farà un milione di vittime. 

La Polizia anti-sommossa stenta a disperdere i manifestanti che iniziano a bruciare dei copertoni. Vengono lanciati i lacrimogeni ma i, dimostranti non si disperdono. Per evitare uno spargimento di sangue si sceglie il dialogo. Dopo due ore di tese trattative i manifestanti liberano le strade. Le due sedi del UDPS a Kinshasa, la prima presso la Sesta strada Limete Industriel e la seconda presso il Boulevard Sendwe, vengono protette da militanti e Polizia. Si teme che vengano attaccate. Timori, risultati in seguito infondati.

L’incidente aereo è stato causato dalle cattive condizioni meteorologiche? Da un’avaria? Oppure si tratta di un sabotaggio o di un attentato? Solo il ritrovamento e l’analisi della scatola nera riusciranno a svelare il mistero. Molti congolesi sono propensi a ritenere si tratti di attentato. Sui social network si scatena la valanga di supposizioni. È ancora prematuro parlare di attentato, ma le circostanze e le tempistiche dell’incidente sono sospette

Felix Tshisekedi stava rientrando da una visita ufficiale a Bukavu, capoluogo della provincia del Nord Kivu. Prima era stato a Beni, Nord Kivu, epicentro delle violenze etniche contro l’etnia Nande che durano dal 2015. Violenze che portano sulla pista del tentato genocidio. I responsabili sono i terroristi ruandesi FDLR. Gli stessi a cui Tshisekedi ha promesso lo sterminio per liberare la popolazione sotto il loro controllo e pacificare l’est del Paese.

La visita del Presidente nei due Kivu non è di cortesia, nè per presenziare a qualche importante cerimonia di inaugurazione. Il 9 ottobre, un giorno prima della sciagura area, Tshisekedi presenzia una riunione speciale organizzata dal Consiglio Nazionale di Sicurezza a cui hanno partecipati i governatori di cinque province: Ituri, Nord Kivu, Sud Kivu, Maniema e Tanganika. Si discute di un complesso piano per liberare l’est del Congo da circa 140 gruppi armati tra cui il nemico giurato dell’Amministrazione Tshisekedi, le FDLR, soci in affari del ex Presidente Joseph Kabila. 

Si tratta di un piano senza precedenti. Sostituzione dei reparti e dei generali dell’Esercito (FARDC) sospetti di convivenza con gruppi armati e FDLR nei massacri di civili e traffico illegale di oro, diamanti e coltan. Rafforzamento delle unità di Polizia con dotazione di armi pesanti e migliori sistemi di comunicazione. Programma di disarmo, smobilizzazione e reinserimento nel tessuto sociale delle varie milizie congolesi. Offensiva militare contro i terroristi delle FDLR. Pieni poteri ai magistrati. Collaborazione con le popolazioni locali e i gruppi di auto difesa denominati Mai Mai. Una vera e propria guerra

Tshisekedi è determinato a ripulire l’est del Congo e a portare la necessaria pace per rilanciare l’economia. Obiettivi mai voluti dal suo precedessore  Joseph Kabila, che sulla insicurezza e sui massacri di centinaia di migliaia di civili aveva costruito la sua politica per mantenere il potere e trarre profitto dal commercio illegale di minerali preziosi. «Sono pronto a morire se fallirò nel compito di ripulire le province est. La nostra guerra sarà senza pietà, in quanto è nostro dovere ripristinare la pace definita necessaria per la stabilità del Paese», aveva dichiarato il Capo di Stato lunedì 7 ottobre. 

Il piano di rilancio dell’est non si fonda unicamente sulle azioni militari. Tshisekedi, in un comizio  svoltosi presso la piazza dell’Indipendenza a Bukavu, ha promesso di portare elettricità e acqua potabile in tutti i territori dell’est; di rivitalizzare le infrastrutture scolastiche e sanitarie; di giustiziare i corrotti che si annidano nella Polizia, magistratura e amministrazione pubblica; rilanciare le piccole industrie, il commercio e l’agricoltura. Altresì, sul fronte estero, ha promesso di attivare una collaborazione commerciale con i Paesi vicini, Uganda e Rwanda al fine di realizzare una integrazione sociale ed economica, unica garanzia per la pace e stabilità regionali. 

Un mese fa il Governo di Kinshasa ha firmato un contratto per la costruzione di una centrale idroelettrica sul fiume Ruzizi per fornire elettricità alla popolazione. A Bukavu, Goma, Beni, Butembo saranno lanciate grandi opere per la realizzazione di nuovi acquedotti per fornire acqua potabile. Secondo uno studio della Università di Pedagogia Nazionale, solo il 26% della popolazione delle province est ha accesso ad acqua potabile. 

Durante un comizio presso il Rond Point Nyamwisi a Beni, Tshisekedi ha annunciato che l’Esercito si sta preparando ad una grande offensiva contro il gruppo terroristico islamico ugandese ADF (Allied Democratic Forces) sospettato di legami con Daesh. «Ritornerò a Beni solo quando tutto il Nord Kivu sarà liberato e l’ultimo dei terroristi sterminato», ha giurato il Presidente. 

Il pacchetto per il Nord Kivu è altrettanto promettente. Rilancio e modernizzazione dell’agricoltura. Costruzione di tre assi stradali Kasindi-Beni-Butembo, Beni-Kisangani e Mbau-Kamango. Fondi per avviare l’industria pesante e l’agroindustria. 

Felix Tshisekedi non ha fatto alle popolazioni dell’est false promesse da esperto politicante. Ha loro spiegato un piano politico che rompe le logiche delle dittature del passato, da Mobutu Sese Seko a Joseph Kabila. Il Congo deve ritornare un Paese normale, democratico, pacificato, stabilizzato e orientato verso il futuro, .«Se non sarò capace di garantire un futuro ai miei concittadini allora il mio mandato presidenziale sarà stato inutile e vi autorizzo a lapidarmi»,  ha affermato Tshisekedi. 

La sua politica sta incoraggiando la popolazione e tutte le autorità amministrative che fino ad ora avevano subito in silenzio temendo per le loro vite.
«Da anni constatiamo che gli ufficiali dell’Esercito sono collusi con le bande armate e si sono tramutati in signori della guerra. La popolazione è stanca del loro sistema dispotico, dei loro massacri, della loro corruzione, dei loro abusi, delle loro violazioni dei diritti umani. Chiediamo a Sua Eccellenza il Presidente di lottare al fianco della popolazione per la Rinascita del Congo. Di punire questi ufficiali e di sostituirli con ufficiali degni di servire la Repubblica», queste inaudite e franche parole sono state pronunciate da quattro deputati provinciali del Sud Kivu durante la riunione con il Presidente. Solo un anno fa aver pronunciato simili accuse equivaleva ad un suicidio. Le autorità di Kinshasa avrebbero preso nota e inviato i sicari…

È una strana coincidenza il fatto che l’incidente all’aereo addetto alla logistica presidenziale avvenga proprio al rientro di Tshisekedi dalla sua visita alle provincie dell’est. È prematuro trarre conclusioni, prima che le necessarie perizie tecniche si siano concluse, ma c’è di che preoccuparsi, secondo gli osservatori locali. 

Tshisekedi è giunto alla Presidenza grazie ad un accordo segreto con Joseph Kabila. Il vero vincitore delle elezioni del dicembre 2018 era Martin Fayulu. Felix doveva essere un Presidente di facciata. Doveva curare gli interessi della famiglia Kabila fino alle prossime elezioni del 2023, quando il rais Joseph si sarebbe ripresentato.
Al contrario Tshisekedi ha intrapreso una radicale riforma politica, morale, economica, militare e un nuovo corso in politica estera teso alla integrazione regionale. Per portare avanti questa ‘rivoluzione’ sta sfruttando il sistema costituzionale che offre grandi poteri al Presidente. Poteri che usa per controbilanciare la maggioranza assoluta degli uomini di Kabila presso l’Assemblea Nazionale. Sta ripulendo l’Amministrazione e i vertici di Esercito e Polizia dai generali collusi e fedeli alla famiglia Kabila. Un gioco molto pericoloso

Tshisekedi ha un background politico e culturale occidentale, basato sul rispetto della democrazia e dei diritti umani. Pare realmente intenzionato a riportare la pace e lo sviluppo economico nelle provincie est, dove si concentra quasi la metà delle risorse naturali del Paese. Per raggiungere l’obiettivo deve risolvere il problema dei terroristi FDLR. Gli altri gruppi armati sono numerosi, certo, ma deboli militarmente. Disarmarli o sconfiggerli non dovrebbe essere difficile. 

Per quale motivo Tshisekedi vuole annientare le FDLR? Felix è consapevole che questo gruppo armato rappresenta il vero ostacolo alla pace e allo sviluppo economico non solo dell’est del Congo ma della regione dei Grandi Laghi. Le FDLR rappresentano la metastasi delcancro ruandese’ che i francesi esportarono nell’allora Zaire nel 1994, subito dopo il Genocidio. Sono diventate una potenza ed esercitano un vero contro-potere, arricchendosi grazie alla rapina delle risorse naturali congolesi.
Il suo intento si scontra contro interessi occulti sia della famiglia Kabila che del ìClan dei Mobutisti’, una lobby di eminenze grigie che di fatto ha governato il Paese dopo l’assassinio di Desire Laurent Kabila (16 gennaio 2001), forse orchestrato proprio da loro. Appartengono al sistema di potere di Mobutu Sese Seko. Le FDLR sono state utilizzate come forze di contrapposizione a Rwanda, Uganda e alle ribellioni tutsi congolesi all’est. Sono diventate soci in affari non solo del rais Kabila ma di molti generali e colonnelli della FARDC. 

Tshisekedi è consapevole che la possibilità di rendere normale il Congo si gioca nelle province est, e che la soluzione può essere solo militare. Con queste forze non è possibile alcuna negoziazione. Le imminenti campagne militari si inseriscono in una complicata e pericolosa situazione di instabilità, dove vi sono fin troppi attori scesi in campo per difendere i propri interessi. 

L’etnia Nande a Beni, Bunia, Butembo e Lubero è a rischio di genocidio. La violenza regna sovrana nei due Kivu. I soldati ruandesi hanno sconfinato nel Congo e offrono supporto all’Esercito congolese per annientare le FDLR in virtù del recente tratto di collaborazione militare firmato tra i due Paesi, per lunghi anni nemici giurati.
Il Sud Kivu, è stato trasformato in un teatro di guerra tra i ribelli burundesi FNL, RED Tabara e FOREBU che si scontrano contro le FLDR e le milizie burundesi Imbonerakure. 

Al di la della frontiera, gli attacchi delle FDLR al Rwanda si stanno intensificando, mentre il regime razziale di Pierre Nkurunziza rimane saldo al potere, grazie al supporto delle FDRL, e rappresenta una minaccia alla pace regionale. La storica alleanza Hima Tutsi si sta sgretolando. Il Presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni ha aperto una stagione di ostilità, avviando una insidiosa guerra fredda contro il Rwanda, non solo per il controllo delle risorse naturali congolesi, anche per vecchi rancori, gelosie e conti da regolare tra tutsi. L’etnia tutsi Banyamulenge, tradita ed abbandonata nel passato dal Presidente Paul Kagame, ora sta combattendo i soldati ruandesi nel Sud Kivu

Di fatto le province est della Repubblica Democratica del Congo rappresentano un preambolo ad una guerra regionale incontrollabile che coinvolgerebbe Uganda, Rwanda, Congo, Tanzania, e metterebbe a rischio la Comunità Economica dell’Africa Orientale (East African Community). 

La determinazione di Tshisekedi sta andando in senso contrario allo status quo creato dalla damiglia Kabila e dal Clan dei Mobutisti che, secondo gli accordi presi, Tshisekedi si doveva limitare a mantenere. Nkurunziza identifica, a ragione, nel nuovo Capo di Stato congolese una minaccia diretta alla sopravvivenza del suo sanguinario regime. Anche la Russia non vede Tshisekedi di buon occhio. I trafficanti inviati da Mosca sguazzano nel torbido tra Burundi, Sud Kivu e Nord Kivu, arraffando facilmente oro, diamanti, coltan e vendendo una montagna di armi. Se vi sarà la pace e la stabilità i loro business termineranno. La Francia fa buon viso a cattivo gioco. Tshisekedi sta andando contro il loro protetto, Nkurunziza. Questo non era stato previsto alla Cellula Africana dell’Eliseo. Una sorpresa di certo non gradita. 

Tshisekedi ha fin troppi nemici, tutti potenti e con validi motivi per volere la sua morte. L’incidente aereo di venerdì potrebbe essere stato un tentativo di eliminarlo o un serio avvertimento. Cosa sarebbe successo se invece dell’aereo addetto alla logistica fosse stato abbattuto l’aereo presidenziale con a bordo Tshisekedi? 

Il Congo sta vivendo una fase storica drammatica che determinerà il suo futuro.  Non vi sono che due scenari possibili all’orizzonte. Il completo caos e balcanizzazione del Paese o la sua rinascita fondata sulla pace, sviluppo economico e integrazione regionale. Per realizzare il secondo scenario tutti sono consapevoli che molto sangue dovrà essere versato, anche quello degli innocenti. 

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