lunedì, Dicembre 16

Incendi: i satelliti possono prevenirli

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Anche quest’estate l’Italia brucia i suoi boschi e con essi un patrimonio arboreo e una riserva di ossigeno, ambedue elementi indispensabili per la nostra sopravvivenza. E ogni volta si ripete l’annus horribilis per le vegetazioni nazionali, con circa 10.000 focolai che riducono in cenere la pazienza di generazioni e generazioni di contadini, ma anche la vita di capi di bestiame e spesso pure di persone che restano intrappolate o presenti per dare soccorso.

Sappiamo che ci sono molte cause che generano le fiamme, ultimi o forse inesistenti i fenomeni dell’autocombustione mentre l’errore umano, dovuto a incompetenza o dolo, è sempre la causa primaria dei disastri. La maggior parte degli incendi che hanno interessato i territori delle regioni italiane sono abitualmente la conseguenza di atti criminali a opera di associazioni dedite in modo specifico a tale attività. E l’azione senza legge risulta essere prevalentemente rivolta verso aree di vincolo di pregio ambientale e a forte potenziale turistico. Facile comprenderne le ragioni e le opportunità che derivano dalla distruzione e dall’impiego seguente, anche se la legge ne dovrebbe ipedire la speculazione.

Le cronache del momento lasciano sbigottiti: Chiaramonte Gulfi nel ragusano, Castel Fusano, Castiglione delle Pescaia a Grosseto e poi Ercolano e Taormina hanno visto recentemente impegnati gli anfibi Canadair CL415 e gli elicotteri Erickson S64F, AB 206 Jet Ranger e CH47 che non sono che un esempio delle macchine schierate per far guerra a un nemico antico e sempre assai pericoloso.

Nonostante l’efficacia dei mezzi il fenomeno si drammatizza per i tempi d’intervento originati dalle difficoltà che i soccorritori incontrano nel raggiungere il luogo dell’evento, che crea i maggiori problemi per una rapida ed indenne opera di soccorso.

Alcune regioni sono state più sensibili a prevenire i disastri. Altre, come la Sicilia stanno vivendo numerose polemiche, compreso il fuoco amico di assessori che accusano di ritardo nella preparazione del servizio antincendio gli stessi solidali di partito. Probabilmente polemiche sterili o dettate da una lotta all’ultimo sangue per manenere il potere in un ambiente assai problematico, senza che l’autorità centrale faccia nulla per ostacolare disattenzioni o inadempienze.

Quanto ci pare necessario sottolineare in queste note è la necessità di un’azione di sorveglianza che limiti i disastri: l’osservazione da torrette e impianti fissi ha fatto ormai il suo tempo per numerose limitazioni legate all’alimentazione degli impianti, alla manutenzione e alla protezione da atti di sabotaggio. Più efficaci i veicoli robotici e i sistemi di avvistamento satellitari. Con dispositivi UAV, ovvero gli aerei senza piloti a cui saranno affidate le guerre del futuro, vi sono molte attese, però è impossibile pensare di poter effettuare un monitoraggio continuo di vaste aree, senza una flotta assai estesa per garantire la continuità delle missioni, per cui il sistema mostra ancora grossi limiti operativi. Ma un’altra penalizzazione è rappresentata dalle avverse condizioni meteorologiche o la presenza di fumo e calore legati all’incendio che impediscono il volo e quindi vanificano la possibilità di effettuare il monitoraggio preventivo.

Più efficace appare il telerilevamento, ovvero le tecniche e i metodi che permettono l’analisi di fenomeni ambientali, attraverso misure radiometriche registrate a distanza da sensori montati su postazioni fisse a terra, su aeromobili e su piattaforme spaziali. Uno strumento integrato di indagine dunque, ma anche una scienza interdisciplinare che si articola in fasi concatenate che partono dall’acquisizione delle immagini, il loro processamento e l’interpretazione dei dati trasmessi a terra. Si tratta, chiariamolo, di fasi molto complese che prevedono la presenza di personale specializzato, in grado di saper interfacciare il proprio lavoro con quello dei colleghi e intervenire in modo sinegico e funzionale. Niente di straordinario, anzi sarebbe un modo per generare occupazione di pregio, anche esportabile, necessaria a salvaguardare un territorio fragile e pieno di insidie qual è l’Italia.

Superfluo dire che uno strumento satellitare del genere esiste, è un prodotto di generazione italiana e già può essere utilizzato in numerosi campi di studio, quali la pianificazione territoriale, il rischio idrogeologico, il pericolo sismico, ma anche il censimento delle discariche abusive. Attività poco gradite alla malavita e ai loro protettori.

Le costellazioni attualmente in servizio sono in grado di effettuare rivisitazioni a tempi ravvicinati, in ogni condizione climatica e di luminosità, quindi anche di notte, integrandosi con i dati ottici da UAV e da avvistamenti fissi, attraverso un sistema di avvistamento e relativa rilevazione della risposta spettrale della vegetazione. Un uso più esteso di queste opportunità potrebbe salvare dalla distruzione migliaia di ettari del patrimonio boschivo del nostro Paese, riducendo il danno economico e ambientale.

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