mercoledì, Settembre 30

In Venezuela arriva il decreto per i ‘lavori forzati’

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Il governo venezuelano ha emanato un decreto che costringerebbe i dipendenti del settore pubblico e privato a lavorare nei campi per risolvere la crisi alimentare, umanitaria ed economica, che attanaglia il Paese da tanto tempo. Il decreto concretamente obbliga i cittadini ai lavori nei campi, al fine di rilanciare il settore agricolo e alimentare. Questo, il disperato tentativo del governo che punta prima di tutto punta a raggiungere livelli strategici di autosufficienza. Ciò comporterà il trasferimento forzato dei lavoratori, dai loro posti di lavoro originari, al settore agricolo per un periodo di circa 60 giorni, ma il decreto è ancora vago sui tempi e i modi.

È certo che, mentre i lavoratori saranno impegnati nella produzione alimentare, questi saranno sospesi dai loro regolari posti di lavoro. Saranno autorizzati a riprendere il proprio lavoro al completamento del servizio.
Il decreto è stato oggetto di critiche. Il presidente della Confindustria di Caracas, Francisco Martinez, ha respinto la misura, definendola «una palese violazione della libertà dei lavoratori», mentre il direttore di Amnesty International, Erika Guevara Rosas, in un comunicato ha dichiarato: «cercare di affrontare le gravi carenze di cibo nel Venezuela, con l’obbligo di lavorare nei campi, è come cercare di curare una gamba rotta con un cerotto».
Nel frattempo, arriva l’ok per avviare il referendum revocatorio contro il Presidente Maduro: l’opposizione ha superato la soglia delle 200.000 firme valide, pari all’1% dell’elettorato, per richiedere la consultazione.

(Video tratto dal canale Youtube: CNNMoney)

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