venerdì, Febbraio 26

In Tigray il conflitto diventa mediatico e si tira in ballo Soros Etiopia e Eritrea in campo a guerreggiare a parole: Getachew Reda per il TPLF e il Presidente eritreo Isajas Afwerki per Abiy Ahmed, il quale, secondo rumors, starebbe per essere abbandonato anche da George Soros

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Mentre in Tigray una controffensiva militare del Tigray People’s Liberation Front (TPLF) sta mettendo in seria difficoltà le truppe del Governo federale dell’Etiopia, quelle eritree e le milizie fasciste Amhara, due importanti protagonisti dello scontro, rilasciano dichiarazioni che alimentano il conflitto sul fronte mediatico. Si tratta di Getachew Reda, portavoce del TPLF, e del Presidente eritreo Isaias Afwerki.

Getachew Reda, secondo quanto riportato dal giornalista Martin Plaut, specializzato su Corno d’Africa e Sudafrica, ha affermato che la guerra in Tigray è condotta principalmente dai generali dell’Esercito eritreo. Il capo di Stato Maggiore etiope, il generale Birhanu Jula e il comandante delle operazioni nel Tigray, il Generale Belay Seyoum, prenderebbero ordini dal dittatore eritreo. «Noti e importanti generali eritrei come per esempio Sumon Equbu (soprannominato Riesi Mirak) e Hadush Efreim stanno conducendo le operazioni di guerra in Tigray dando ordini ai comandanti dell’Esercito etiope, secondo quanto rivelano le comunicazioni radio da noi intercettate», afferma Getachew.
Il portavoce del TPLF ha
smentito i rumors di una possibile dichiarazione di indipendenza del Tigray, affermando che il suo partito «crede fermamente nella continuità e nella unità dell’Etiopia come Nazione». Getachew, però, non nasconde che a causa di questa brutale aggressione militare, il popolo del Tigray avrà ora difficoltà a considerare l’Etiopia come la propria Nazione, ma occorre superare i rancori per preservare l’unità del Paese. Una dichiarazioneevidentemente rivolta alla fazione interna al TPLF, che sta puntando all’indipendenza.

Una fazione che sta godendo di un discreto supporto popolare tanto da costringere Getachew a frasi concilianti: «È comunque indiscusso che solo il popolo del Tigray ha il diritto di decidere se continuare a far parte dell’Etiopia o meno. Ora dobbiamo concentrarsi nello sforzo di resistente, sconfiggere gli invasori e riportare la regione alla normalità». Getachew afferma che la resistenza armata è obbligata per difendere la dignità, i diritti democratici e umani del Tigray. Per questo l’intera popolazione sta pagando un enorme sacrificio per difendere la propria dignità e migliaia di giovani del Tigray si stanno unendo alla lotta armata.

Getachew conclude soffermandosi sui soldati etiopi federali e su quelli eritrei. «Non abbiamo sentimenti negativi verso i soldati eritrei e i soldati federali etiopi, poiché sono stati ingannati dai loro governi e costretti a prendere parte a questa guerra. Abiy e Afwerki non hanno detto ai loro soldati la verità prima di inviarli al fronte. Per prima cosa non gli hanno detto di dover affrontare un esercito ben addestrato e ben armato come quello del TPLF. Li vediamo morire a migliaia in ogni combattimento e questo ci provoca molto dolore. Quando vengono catturati i soldati eritrei e federali sono trattati con dignità, senza fare loro alcun male, poiché la maggior parte di loro sono stati fuorviati e ingannati. Non hanno la più pallida idea dei reali obiettivi dei loro leader».

Il Presidente eritreo Isayas Afwerki ha scelto di rompere il silenzio sul conflitto in Tigray tramite una intervista di due ore trasmessa in diretta su ERI-TV e Radio Dimtis Hafash e ripresa sul sito del Ministero dell’Informazione dell’Eritrea.
Afwerki
-nella sintesi dell’intervento riportata dal blog di Martin Plaut- afferma che il Primo Ministro etiope Abiy Ahmed ha una ottima politica di riforme ma deve rallentare la sua attuazione in quanto una realizzazione troppo frettolosa delle riforme potrebbe mettere a rischio l’Etiopia.
Il dittatore eritreo
condanna senza mezzi termini la Costituzione federale del 1994, affermando che il federalismo non può funzionare, e che il Paese gemello necessita di un governo centrale forte e unitario. Il dittatore, colpito da sanzioni internazionali per crimini contro l’umanità, ricorda che i dubbi sul federalismo li aveva espressi al Primo Ministro Meles Zenawi, nel lontano 1994, senza essere stato ascoltato. Abiy, ora, mostrerebbe maggior attenzione ai suoi consigli circa la necessità di un governo centrale forte.

Afwerki ha ringraziato il Primo Ministro Abiy per aver inaugurato una nuova era di pace e di ottimismo tra i due Paesi con la pace firmata nel luglio 2018, affermando che fino ad ora l’Eritrea non ha ancora ripreso possesso dei territori di confine spettanti in base all’accordo di pace. Una affermazione che mira a negare le accuse del TPLF, il quale sostiene che le truppe eritree hanno di fatto annesso vari territori a nord del Tigray, incorporandoli nell’Eritrea contro la volontà popolare.

Afwerki offre una sua ‘visionedel conflitto, affermando che è stato innescato dalla ‘Janda’ del TPLF. Janda è una parola tigrina per indicare in modo dispregiativo una giunta militare. Il TPLF avrebbe utilizzato la disputa politica con il premier etiope e quella sui territori di confine con l’Eritrea per preparare in segreto una guerra. Afwerki afferma di aver contattato la dirigenza del TPLF (in una data da lui non precisata) per sconsigliare di avviare una guerra insensata che poteva mettere a rischio la stabilità regionale.

Afwerki sostiene che non immaginava che il TPLF decidesse comunque di iniziare la guerra, attaccando le truppe federali di stanza nel Tigray all’inizio di novembre. Secondo il dittatore eritreo, il TPLF aveva come obiettivo marciare su Addis Ababa per destituire il premier Abiy, riprendendo il potere perso tra il dicembre 2019 e il gennaio 2020. Successivamente il piano era quello di invadere l’Eritrea, per sottometterla nuovamente al giogo etiope.

Secondo il dittatore eritreo il piano del TPLF è stato un errore storico, in quanto radicato nella sua politica di polarizzazione etnica, sancita nella Costituzione del 1994, che il TPLF aveva imposto all’Etiopia. La Costituzione etiope sancisce il diritto all’autodeterminazione delle regioni unite in un sistema federale garante della diversità etniche del Paese.
I giornalisti delle emittenti tv e radio eritree che hanno realizzato il servizio, hanno evitato accuratamente di porre domande sul coinvolgimento eritreo nel conflitto. Elemento, tra gli altri, che dimostrerebbe come l’intervista sia stata organizzata in base agli standard di censura e propaganda previsti dalla feroce dittatura militare di Afwerki. L’obiettivo di questo intervento sembrerebbe quello di offrire l’immagine di un Capo di Stato super partes che spiega le origini del conflitto e offre buoni consigli allo Stato federale etiope.

Il leader eritreo ha affrontato anche la delicata controversia di confine tra Sudan ed Etiopia, avvertendo che qualsiasi confronto militare metterà a repentaglio il benessere e gli interessi di entrambi i popoli e Paesi. Isaias ha elaborato la sua personale genesi della controversia, dipingendo le realtà attuali sul terreno, i futuri vantaggi reciproci per le popolazioni di Etiopia, Sudan ed Egitto e sottolineando la necessità e l’urgenza di trovare soluzioni tecniche che tengano conto di tutti questi elementi. Nelle sue parole emerge il diritto etiope alla mega diga GERD, e velate accuse rivolte al Sudan e all’Egitto accusati di esagerare gli impatti negativi nei rispettivi Paesi derivanti dallo sfruttamento etiope delle acque del Nilo. Nessun accenno, nemmeno di smentita, alle notizie provenienti da più fonti, compresi vari media sudanesi, di un pericoloso raggruppamento delle truppe eritree in assetto di guerra al confine con il Sudan.

Secondo alcuni osservatori locali, sul fronte mediatico del conflitto nel Tigray si dovrebbe includere l’intervento -che L’Indro‘ ha ripreso ieri- di Mehari Tgaddele Maru, del Migration Policy Center dell’Istituto universitario europeo Robert Shuman Center for Advanced Studies, suProject Syndicate, nel quale, rilanciando l’intervista del Presidente del Rwanda Paul Kagame per invocare l’intervento del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Maru spiega le ragione in forza delle quali l’ONU dovrebbe intervenire. ‘Project Syndicate‘ è dichiaratamente sostenuto tra gli altri anche da Open Society Foundations di George Soros,
Facendo notare che lo stesso ‘
Project Syndicate‘, all’inizio di febbraio ospitava l’intervento del Primo Ministro Abiy Ahmed, nel quale il premier spiegava le sue ragioni alla base della scelta di attaccare il Governo locale del Tigray -intervento ripreso da ‘L’Indrosi adduce che in gioco nel conflitto del Tigray sia pesantemente attivo anche Soros. Rumors, ipotesi, nulla di più al momento, legati al fatto che George Soros ha investito sull’Amministrazione Abiy. Nel 2019, una nota di Open Society Foundations annunciava che «The Open Society Foundations sta investendo 10 milioni di dollari nel Cepheus Capital Growth Fund incentrato sul sostegno allo sviluppo del business in Etiopia, come parte del suo impegno più ampio a sostenere lo sviluppo democratico ed economico dell’Etiopia. Il Soros Economic Development Fund, il braccio di Impact Investing di Open Society, si unirà a diversi importanti fondi di sviluppo regionali e nazionali come partner limitati in un fondo di investimento da 100 milioni di dollari lanciato da Cepheus Growth Capital Partners. L’investimento del Soros Economic Development Fund è principalmente finalizzato alla creazione di posti di lavoro di qualità, in particolare per i giovani e le donne in Etiopia, anche nelle regioni meno sviluppate, a sostegno degli sforzi del governo per ridurre il tasso di povertà del paese. Cepheus è stata fondata nel 2016 dai soci amministratori di origine etiope Berhane Demisse e Kassahun Kebede. Il fondo fornirà capitale straniero tanto necessario alle imprese private in Etiopia».
Soros potrebbe essere ora tentato di abbandonare il Primo Ministro Abiy Ahmed Ali e passare dalla parte del TPLF. “Per fare affari concreti e importanti sono migliori dei lupi sperimentati o un lupo solitario travestito da agnello che sta dimostrando di non essere all’altezza della situazione essendosi impantanato nel Vietnam etiope?”, ci domanda ironicamente una nostra fonte.
L’intervento di
Maru, sarebbe la dimostrazione che Soros appare tentato da questa possibilità di cambiare il cavallo in corsa, secondo questi rumors. Se Abiy, come implicherebbe l’intervento ONU avanzato da Kagame e spiegato nelle sue ragioni di fondo da Maru, accettasse un cessate il fuoco e sedesse al tavolo dei negoziati di pace, dimostrerebbe agli altri gruppi etnici di essere in difficoltà, aprendo le porte a pressanti rivendicazioni di maggior autonomia o, peggio ancora, a rivendicazioni indipendentistiche, che potrebbero accendere altri focolai di guerra e avviare il processo di balcanizzazione del Paese. Difronte ad un ripensamento del premier, la direzione nazionalistica di estrema destra Amhara potrebbe decidere di obbligarlo a continuare il conflitto nella speranza di vincerlo o di destituirlo con un golpe militare qualora volesse ‘cedere’ dinnanzi al nemico storico, il TPLF. 

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