mercoledì, Novembre 25

In guerra contro l'ISIS causa il colonialismo occidentale

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Da qualche giorno circola insistente la notizia secondo cui USA e Russia starebbero studiando una risoluzione ONU desinata a intervenire contro l’ISIS e ciò che rappresenta sul piano economico.
È, infatti, ben noto  da molto tempo che parte notevole dei finanziamenti all’ISIS deriva dal contrabbando di petrolio, di reperti archeologici e, più in generale per i vari gruppi ‘terroristi’ operanti in giro per il mondo, di materie prime rare, preziosi, avorio, ecc.
Se l’idea prendesse consistenza, vi sarebbero due fatti nuovi e importanti: una cooperazione tra Russia e USA e una strategia comprensibile e suscettibile di maggior successo rispetto ai successi ottenuti con i bombardamenti. Anche se, forse, insufficiente.

Questa, come ho detto tante volte, è una guerra, una guerra a tutti gli effetti.
Solo pochi distratti o male informati commentatori ancora si affannano, non è ben chiaro a quale scopo, a cercare di dimostrare che questa contro l’ISIS non è una guerra in senso stretto. Forse si afferma ciò soltanto per evitare di entrare in conflitto con i vari Parlamenti o per avere mani libere nello svolgimento delle azioni, spesso devastanti, condotte senza regole o, infine, per poter trattare i ‘nemici’ da terroristi, evitando di doverli considerare per quello che sono, ovvero dei nemici, che hanno chiaro un disegno politico e strategico, molto più chiaro -benché forse folle-, di quello di coloro che si oppongono o fingono di farlo.
Al Baghdadi e i suoi sgozzatori sono la parte visibile di una realtà molto più complessa, complessivamente a noi (‘Occidente’) strategicamente ostile. E questo va detto e sottolineato con forza: molti  ricordano che la lotta è tra sunniti e sciiti, ma certamente, a conti fatti, gli uni (sunniti) e gli altri (sciiti) è anche con l’Occidente che ce l’hanno, del quale vogliono liberarsi.

Questa guerra, infatti, è in gran parte il frutto avvelenato dei clamorosierroridi violenza e di arroganza che il cosiddettomondo occidentale‘  -vale a dire principalmente Gran Bretagna, Francia e poi gli USA, con una partecipazione relativamente marginale di Germania, Belgio, Olanda e Italia-   ha commesso contro le popolazioni del Medio Oriente e del Centro Africa.

Emblematica della mentalità di questi Paesi occidentali verso i territori coloniali e le loro popolazioni è la storia della indipendenza del Togo   -ex colonia francese (1956)-, a seguito di due referendum, il primo dei quali fu respinto dalla Assemblea Generale delle Nazioni Unite perché proponeva al popolo togolese la scelta tra restare colonia o diventare territorio d’oltre mare francese … cioè colonia! Il territorio, inoltre era stato separato arbitrariamente da un altro territorio definito Togo britannico e anche da un altro ancora definito Cameroon britannico e Cameroun francese! Quale fosse l’identità culturale e nazionale di questi territori nessuno se lo domandò: si fece solo una spartizione nell’interesse delle potenze.

Il colonialismo, insomma, nella prima metà del 900, ha costruito o meglio inventato, Stati inesistenti storicamente, ma specialmente inesistenti nella coscienza delle popolazioni locali. L’effetto è stato devastante e le conseguenze si vedono oggi, con il risorgere di legami cosiddettitribali‘ (spesso detti così con il disprezzo dell’ignoranza) o addirittura familiari, in quanto unico rifugio certo e comprensibile da una realtà estranea. Questo è un tema centrale su cui la ‘cultura occidentale’ non ha mai voluto approfondire. Eppure, basta leggere la Carta africana sui diritti dell’uomo per vedere con quanta attenzione si valutino e si privilegino e si valorizzino le differenze culturali tra gruppi popolari, etnie, spesso contigui, ma culturalmente lontani, gruppi che, se costretti a vivere insieme o costretti a essere divisi da una frontiera arbitraria possono creare conflitto.
Che ciò sia servito egregiamente a garantire e preservare il potere delle potenze coloniali, è evidente: l’intervento in Mali è l’evidente affermazione di una pretesa francese di controllo di uno Stato pure ormai indipendente, e il caso libico è molto simile: se in Mali si affermano al potere gruppi invisi alla Francia, sarà pure loro diritto di decidere da sé? Ma oggi, in realtà, i Paesi coloniali sono incapaci di controllare quelle situazioni e quindi il caos aumenta.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.