domenica, Giugno 7

In Europa c’è chi ci vorrebbe sbranare. Ribaltare il gioco si può Ci sono Stati, ‘ambienti politici’, in Europa, che non aspettano altro che l’occasione per mettere l’Italia nelle condizioni che furono della Grecia e farci terreno di conquista, sottrarci così quel poco che ci resta. La ‘concessione’ del superamento dei limiti, potrebbe essere una mossa finalizzata proprio a questo

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È difficile non polemizzare, o meglio non rilevare con disgusto, ma anche con rabbia, le geniali parole della Onorevole Giorgia Meloni, in materia di coronavirus, che, a una domanda sugli aiuti e consigli medici e organizzativi che arrivano dalla Cina, risponde, con la finezza linguistica che la distingue, che: «Questo fatto che qualcuno cerchi raccontare oggi i cinesi come un punto di riferimento e i salvatori della patria, perché ci stanno prestando le mascherine, a me non mi fregano. I cinesi ci hanno portato il virus».
Orbene, a parte il fatto che ormai pare accertato che il virus è arrivato dalla Germania e forse da un altro Paese del nord-Europa, ciò che colpisce è il livello della affermazione, il livello di coscienza sociale e culturale, e specialmente la volgarità para-razzista. Sperando che ora non si corregga e se la prenda con i ‘crucchi’ e con la ‘perfida Albione’, questo è il livello della comunicazione politica dei nostri politicanti. Poi uno si stupisce del perché molti non rispettano le indicazioni del Governo, o del perché ogni tanto, invero non più tanto da un po’, per fortuna, certa gente esprima dissenso vero i cinesi o verso gli orientali in genere e, più alla lontana, verso gli stranieri, con le solite e ben note conseguenze ‘sovraniste’.

Ma, in un sorprendente silenzio di Matteo Salvini, ciò non ha impedito ad altri brillanti politicanti italiani, di dire la loro, al solito per ‘lanciare messaggi’, diversi forse da quelli della Meloni, ma comunque utili a tenere viva l’attenzione, magari a futura memoria: insomma variamente minacciosi. Mi riferisco a Matteo Renzi, che non manca di dire, così quasi per caso, che non mancherà di raccontare all’estero quali e quanti errori siano stati commessi in Italia, per indurli ad evitarli. La raffinatezza non è diversa, è solo diverso il metodo: qui si lancia un messaggio trasversale destinato ad essere utilizzato in Italia contro il Governo, e perfino contro il povero pochette.

Ciò accade mentre continua, sia pure apparentemente in termini più soft, la polemica, io la definirei meglio l’aggressione, lombarda contro ilGoverno centraleper la costruzione dell’ospedale bis in Fiera, per il quale non trovano i respiratori, per l’ovvio motivo che ce ne vogliono in quantità e non ce ne sono, a parte che non c’è solo la Lombardia. Naturalmente il problema da un lato determina un attacco al Governo, accusato, in maniera indiretta, di non volerli dare (dio solo sa perché) e un attacco all’Europa (al solito) che se li tiene e non li vende all’Italia. Ovviamente il discorso sarebbe molto più complesso e articolato, ma questi argomenti hanno solo una funzione di polemica, per cui ci si limita a lanciare messaggi. Per fortuna, dicono Fontana & co., ora arriva Bertolaso e ci pensa lui. Vedremo, tanto più che intanto l’infezione avanza molto oltre la Lombardia e si fa sempre più pericolosa.

Mentre tutto ciò accade, e non c’è da stare allegri, pare, però, che finalmente Giuseppe Conte manifesti segnali di vita, dichiarando in una intervista a ‘Repubblica’, ciò che avrebbe dovuto dire molti giorni fa, dicendo, cioè, che fare polemiche in questi momenti è semplicemente folle. Frase che, in sé non implica nulla di particolare, salvo che forse finalmente Conte cerca di riprendere il controllo della situazione, se non altro per prendere iniziative finalmente coordinate. Almeno così si spera.

Sta in fatto che alla fine, con una conferenza stampa un po’ surreale, le misure si annunciano, con una lunga e retorica premessa di Conte, rivolta alle mamme ai papà e ai nonni. Sorvolo sulla ‘fissazione’ tipicamente renziangigginesca di dare un nome alle leggi, questa si chiama ‘Cura-Italia’, chi sa che diamine significa. Poi Conte se ne va, ‘per mantenere le distanze’ (altra cosa, perdonatemi, un po’ ridicola, anzi ridicola) e lascia la scrivania a Roberto Gualtieri, che però ha fretta, e lascia il posto alla Nunzia Catalfo, che, per parte sua, sulle altre cose nulla sa: insomma una conferenza stampa unilaterale, ma del resto i giornalisti erano quattro gatti.
Ma insomma, le misure mi pare siano significative e equilibrate.

Sorvolo sulle critiche subito emerse per quanto attiene al finanziamento alla sanità, l’obiezione, mi permetto di dire, mi sembra un po’ emotiva, tre miliardi e mezzo mi paiono sufficienti ora: poi si dovrà metter mano a ben altro, ad un potenziamento e incremento della sanità pubblica e a un ridisegno sostanziale delle follie derivanti dalla regionalizzazione à la carte che ha prodotto solo danni e pasticci, Bertolaso a parte.
Ciò posto però, la gran parte delle misure serve a difendere i posti di lavoro e i lavoratori. Bene, in assoluto, ma presto per dire se questo servirà o meno. A me pare, molto superficialmente e sommessamente detto, che da ora in poi si tratterà di difendere il lavoro e non i posti di lavoro o meglio i licenziati o non assunti specie stagionali; insomma si deve cogliere l’occasione, vista l’entità dell’impegno, per creare lavoro stabile. Se tutto, infatti, si fermasse qui, il grave rischio potrebbe essere che, alla fine, tutto potrebbe ridursi ad una pioggia di soldi, non indirizzati agli investimenti.
Ma purtroppo, come sempre, i nodi ora vengono tutti al pettine, e il problema della evasione fiscale è, in Italia, secondo me, un fatto di una gravità estrema, anche perché priva lo Stato delle risorse necessarie per agire, costringendolo ad indebitarsi oltre misura. A mio parere questo è il momento per agire. Il inistro Gualtieri ha giustamente parlato di diminuzione delle tasse, proprio per i danni subiti, ma per ridurle, bisogna che le paghino tutti, altrimenti saremo alle solite chiacchiere.

Ma poi il vero fronte sul quale occorre agire e agire in maniera coordinata, è quello internazionale, e specificamente quello europeo. Come accennavo ieri, la gaffe della signora Christine Lagarde è, a mio parere, ben lungi dall’essere una gaffe. Quella affermazione sprezzante, infatti, era stata (lo hanno detto proprio loro e in particolare la Lagarde) concordata con la rappresentanza tedesca della BCE. E poi, quando era al FMI la Lagarde è sempre stata critica verso l’Italia e anche verso Mario Draghi quando veniva dipinto come difensore dell’Italia.

Che ciò sia tutt’altro che di buon auspicio per l’Italia è evidente. Infatti, è da molto tempo che a livello europeo la situazione disastrosa del bilancio italiano (e dei governanti italiani, diciamocelo chiaramente) è guardata con interessata preoccupazione, specie a causa dell’indebitamento. Da tempo ci sono Paesi, tra cui la stessa Germania, sempre meno ‘amica’ dell’Italia da quando Angela Merkel è in ritirata, che non intendono più accettare che l’Italia continui ad indebitarsi senza fare nulla di serio per ridurre il debito, e, anzi, irridendo alle ‘regole’ europee, come specialmente è accaduto, in maniera anche smaccata, col precedente Governo. E non si tratta di rigore o austerità: si tratta di compensare le uscite con le entrate, come accade in ogni impresa o Stato che si rispetti.

L’Italia, ormai da molto tempo, viene sempre più vista come un possibile terreno di conquista del poco di buono che ancora vi è rimasto, e laconcessionedel superamento dei limiti, potrebbe essere una mossa finalizzata proprio a mettere l’Italia in grande difficoltà, fino a costringerla a ricorrere addirittura al cosiddetto meccanismo salva-Stati, o a spingerla fuori dall’Europa.

So bene che questa’ultima è una mia idea assai poco condivisa, ma io ho netta l’impressione che vi sono Stati in Europa, o, se preferite, ‘ambienti politici’, in particolare i Paesi dell’Est europeo ormai vere sanguisughe dell’Europa, e quelli del Nord (in particolare Olanda, Danimarca e Svezia oltre alla parte più di destra della Germania), che non aspettano altro che l’occasione almeno per mettere l’Italia nelle condizioni della Grecia, e sottrarci così quel poco che ci resta. Se solo si pensi a quanto costerà la grave caduta della Borsa di Milano, il brivido è d’obbligo.

Certamente, in questo senso, una seria manovra di recupero di serietà, in particolare per quanto riguarda l’evasione fiscale, sarebbe per noi un elemento di forza.
Sempre che, nel Governo e nelle forze politiche, si faccia strada l’idea che solo un grande rafforzamento dell’Europa, come istituzione e anche strumento di centralizzazione economica, può rappresentare una chance per l’Italia, in un momento in cui proprio la parte più forte dell’Europa mostra tendenze nazionalistiche pericolose.
E per di più, tutta l’Europa si avvia a marce forzate verso una severa recessione, aggravata dall’irrilevanza politica internazionale.
E dunque, secondo me, è stata molto significativa lamossadella Germania e di altri Stati europei che oggi chiudono le frontiere.
Cosa solo simbolica, perché non è certo una frontiera quella che ferma il virus, tanto più che in quei Paesi ‘chiusi’ ormai il virus è entrato da almeno quindici giorni e quindi, come bene abbiamo imparato noi, ormai l’infezione è in atto. Per stupidi che siano i governanti europei, e di stupidi ce ne sono e li abbiamo visti all’opera, questo lo sanno benissimo.
E dunque, questa scelta potrebbe essere l’inizio di un rimescolamento di carte europeo, che indirizzi verso un qualcosa che non contempli il nostro Paese, e forse non solo.

Mi ha colpito la reazione irritata di Emmanuel Macron (che quanto ad inferiorità al compito, fa a gara con i peggiori dei nostri politicanti) verso la Germania: sta cominciando a capire che, andata via Merkel, la Germania non ha alcuna intenzione di mantenere ilrapporto privilegiatocon la stessa Francia, una Francia indebolita dalla situazione politica interna pasticciata e incoerente e per di più coinvolta con il generale Khalifa Haftar, mentre la Germania è pappa e ciccia con Erdogan.

Può darsi che ciò sia solo un eccesso di timori da parte mia, ma un fatto è certo, e sarebbe ora che il nostro imbelle Governo se ne rendesse conto e agisse in conseguenza, noi abbiamo bisogno assoluto dell’Europa, abbiamo bisogno assoluto di una centralizzazione dell’economia (e non solo di una banca centrale), abbiamo assoluto bisogno di una politica estera coordinata. È il momento di agire d’accordo con quel che resta degli europeisti stranieri. Ma mostrare serietà e impegno è indispensabile e non più procrastinabile. Ma anche, oso dire, questo potrebbe essere il grande momento per l’Italia. Sì, proprio così, nel momento di nostra maggiore difficoltà, potremmo agire, posto che ne siamo capaci, per gestire le divisioni per superare gli egoismi, e fare capire a tutti quanto poco lontano si va da soli, Germania in testa.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.