lunedì, Agosto 10

UE: in crisi l’asse franco-tedesco? Relazioni consolidate, ma con Macron protagonista. L'intervista al prof. Marco Angelo Gervasoni, docente di Storia Contemporanea presso l'Università del Molise. 

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Fondamentale punto di passaggio in corso nello scenario europeo. La Germania sembra aver sciolto le riserve: dopo il fallimento dell’ipotesi “Giamaica”, con Cdu, Csu e liberali, si va verso l’approvazione della grosse koalition. Sembra con ciò avviata la fine di una fase di stallo che perdurava fin dal voto di settembre scorso. Al contempo, in questi mesi si è potuta esprimere una forte presenza sulla scena del neoeletto presidente francese Emmanuel Macron, che ha portato a casa riscontri positivi importanti: ha iniziato nel luglio 2017, con l’annuncio di una tregua al conflitto libico derivante dall’accordo tra Al Serraj e Haftar; si è evidenziata sui media, inoltre, la presenza di Macron a contatto con la leadership dei principali i contesti “caldi”, dall’ Egitto all’ Arabia Saudita, dal Libano (ottobre-novembre 2017) alla Turchia (gennaio 2018), per sottolineare il ruolo imprescindibile della Francia nell’orientare le relazioni internazionali; netta anche l’opposizione del presidente francese alla decisione di Trump di spostare l’ambasciata statunitense a Gerusalemme; condanna sferrata al regime di Assad, definito “nemico del popolo siriano” (dicembre 2017).

E la Germania, al contempo, dov’era? Presente, ma distratta. Si è assistito proprio in quelle date all’avvio della campagna elettorale, poi al voto, poi alle negoziazioni in seguito fallite per la coalizione Giamaica. Fino a pochi giorni fa, addirittura, si era paventato il rischio che la Germania potesse tornare al voto, mentre solo il 12 gennaio si è avviata una nuova fase di mediazione, di “larghe intese” alla tedesca per la grosse koalition tra Cdu ed Spd. A seguito di quanto verificatosi nell’ultimo anno, si può affermare che l’influenza della Francia si stia sostituendo a quella della Germania? Sta venendo meno il tradizionale asse franco-tedesco? Per comprendere meglio il quadro attuale, considerando anche l’ incontro di domani all’ Eliseo tra Macron e Merkel, abbiamo intervistato il prof. Marco Angelo Gervasoni, docente di Storia Contemporanea presso l’Università del Molise. 

L’asse franco- tedesco si è spostato sulla Francia, con il ruolo di forte presenza nella relazioni internazionali che sta giocando, tra l’altro con grande rapidità, il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron?

Per quanto riguarda il protagonismo di Macron, questo c’è, non solo sul piano europeo, con diversi viaggi ufficiali. Ha accolto inoltre, Putin, Erdogan, quindi figure controverse. Si sta muovendo con una particolare attenzione al Medio Oriente e all’Africa, in linea con gli assunti tradizionali della Quinta Repubblica gaullista, dove il Primo ministro si occupa di politica interna e il Presidente della Repubblica di esteri. I predecessori di Macron lo hanno fatto un po’ meno, perché le situazioni interne erano un po’ ingarbugliate e richiedevano quindi l’intervento del Presidente. Oggi, che la situazione interna è relativamente tranquilla, Macron si occupa di politica estera, ma in una chiave nuova rispetto a De Gaulle e ai suoi successori: si presenta infatti come rappresentante non solo degli interessi francesi, ma anche di quelli geopolitici europei. Si muove quasi come un presidente dell’Europa, approfittando della relativa assenza della Merkel e tenuto conto del fatto che la Germania non potrebbe muoversi allo stesso modo. Siccome l’esercito francese è il secondo della Ue, la Francia può permetterselo a differenza della Germania, che praticamente non ha forze militari. Inoltre, la Francia, dalla rivoluzione francese in poi, ha una vocazione universalistica che la Germania non ha mai avuto. Non vedrei quindi la situazione solo dal lato della momentanea fuoriuscita della Merkel – che aveva supplito con fatica alle difficoltà di Hollande – perché è il sistema tedesco nel suo insieme che non si sente in grado di svolgere quella funzione universalistica che invece la Francia, se le cose vanno bene, può avere.

Macron protagonista, dunque, in maniera naturale e, considerato anche un certo suo carisma, all’altezza della situazione…

Macron nei viaggi all’estero segue una delle principali diplomazie al mondo, rodata, quella francese. Il suo carisma trae vantaggio dal fatto che, forse per la prima volta, non ha reali opposizioni. Tranne Libération, tutti i giornali francesi sono sostanzialmente macroniani, inoltre è stimato all’estero per la figura in sé, per aver in parte ristrutturato il sistema politico francese. Sarkozy, al confronto, era una figura molto più controversa, in patria, perché demonizzato dall’opposizione e anche da una parte dell’establishment. Macron, anche se si presenta come una presenza di rottura, è in realtà molto più legato all’establishment rispetto a Sarkozy, che non aveva fatto l’ENA. Macron proviene quindi dalla grande scuola pubblica francese. Anche a livello di immagine, Sarkozy si presentava in maniera più rozza di Macron, con gli occhiali a goccia, la frequentazione dei ristoranti, lo stile all’americana… Macron invece cita Racine, è giovane, ma di fatto sembra vecchio, è all’interno della tradizione, pur avendo creato un partito dal nulla. Le istituzioni della Quinta repubblica gli hanno consentito di vincere; forse ciò sarebbe stato possibile solo negli Stati Uniti.

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