sabato, Ottobre 24

In Bahrain la repressione continua

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Un rapporto ‘The Guardian‘ afferma: «Nel Bahrain, la Polizia ha trattenuto una nota attivista politica, Zainab al-Khawaja, e il suo bambino di un anno, il giorno del quinto anniversario di una violenta repressione dei manifestanti in cui sono intervenuti soldati sauditi ed emiratini. Il fermo di Zainab al-Khawaja, la figlia di un illustre attivista che sta scontando l’ergastolo per le proteste del 2011». Nella relazione si legge ancora: «Gli sviluppi evidenziano le preoccupazioni dei governanti sunniti del Bahrain per i disordini che continuano a tenere in pugno il Paese a maggioranza sciita. La scorsa settimana, la Lega Araba ha dichiarato che Hezbollah è un’organizzazione terroristica sullo sfondo di un contrasto crescente tra Arabia Saudita e Iran».  L’affermazione sintetizza il racconto che le monarchie del Golfo hanno provveduto a tessere per giustificare meglio e motivare razionalmente la loro campagna contro i manifestanti pro-democrazia e gli attivisti per i diritti.

Simbolo di resistenza nel Bahrain, la famiglia al-Khawaja ha sofferto più di tutti, capro espiatorio di un sistema che è intenzionato a schiacciare chiunque e qualunque richiesta di riforme in nome dell’egemonia geopolitica. «Il settarismo, nel Bahrain come in tanti altri Paesi del Golfo Persico, è stato utilizzato come un’arma di destabilizzazione di massa e auto-segregazione», avverte l’analista Pascali. «La famigerata divisione tra sunniti e sciiti che, secondo le monarchie del Golfo Persico, continua ad affliggere la regione, è stata utilizzata per de-legittimare le richieste di riforme da parte del popolo e il desiderio di istituzioni democratiche».

Se è vero che il settarismo nel Bahrain è diffuso, lo è perché alimentato della famiglia reale al-Khalifa e non dalle strade del Bahrain. La popolazione non chiede la fondazione di uno Stato sciita, ma di uno Stato democratico, nel quale a tutti siano concessi gli stessi diritti e obblighi davanti alla legge. Il regime degli al-Khalifa ha lavorato instancabilmente per mettere a tacere i musulmani sciiti del Bahrain, che sono il vero bersaglio della collera settaria del regime. Vittimizzata e ostracizzata per la sua fede, la maggioranza sciita del Bahrain vive in una condizione di repressione e oppressione da decine di anni. In quanto musulmani sciiti e critici del regime, i membri della famiglia al-Khawaja sono stati perseguitati per la loro presa di posizione per decenni. Ufficiali muniti di videocamere hanno fatto un’incursione in casa dei suoceri di Khawaja prima di raggiungere il suo appartamento nella capitale Manama, per poi portare lei e suo figlio Abdulhadi alla stazione di polizia locale, secondo il racconto della sorella della donna, Maryam, anche lei attivista, che vive in esilio in Danimarca. La madre, Khadija al-Musawi, e il marito di Khawaja hanno confermato questa versione. Le autorità del Bahrain non hanno rilasciato subito commenti sull’arresto. Ma pare che Khawaja rischi tre anni di detenzione per una serie di accuse, molte delle quali includono l’aver strappato immagini del re del Bahrain Hamad bin Isa al-Khalifa. Sua sorella ha in seguito riferito che gli ufficiali avevano un mandato e che probabilmente Khawaja sarebbe stata scortata in carcere a scontare la condanna.

 

Traduzione di Stefania Dell’Anna

 

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