sabato, Luglio 4

In atto una sterzata autoritaria con connotati razzisti Fatti (il brutale cambio ai vertici del gruppo editoriale di ‘Repubblica’ e la nuova Confindustria, l’inconsistenza di un Presidente del Consiglio che non sa più che pesci prendere e i ventilati disegni che lo vorrebbero licenziato) e fatterelli (così detti giornalisti che marchiano i meridionali come ‘moralmente inferiori’) tutto si tiene nella direzione di un rinato autoritarismo

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Tre fatti, in questa Italia chiusa per coronavirus Covid-19, che mi appaiono perfettamente coerenti mi confermano l’allarme che mi sento nelle vene: è in atto una sterzata autoritaria, con connotati razzisti. Spero di sbagliare, ma …
Mettiamo in fila i fatti.

Una certa Annalisa Chirico (credo quella della ‘giustizia giusta’ e che vuole i pubblici ministeri eletti e la scelta dei processi da fare) afferma, nella trasmissione di Massimo Giletti, che un popolo più povero e ‘debole’, quello meridionale, è ‘anche moralmente inferiore’: testuale «un popolo debole economicamente, rischia di essere moralmente inferiore», prego vedervi il video. No comment sull’intervento pudico di Giletti, reduce dalla quotidiana intervista a Salvini.

Pochette-Conte, avvocato del popolo ecc., dopo una conferenza stampa praticamente incomprensibile, sciatta con salti da un argomento all’altro difficili da seguire, emette il suo dipiciemme (lui dice così) di 70 pagine, avete letto bene, settanta pagine perchiarirecosa si fa e cosa no dal 4 Maggio, anzi, no, da domani, anzi, dal 18 Maggio, anzi, dal 1 Giugno. Chiaro.

Gli eredi della famiglia Agnelli, quelli, secondo qualche malevolo, dello spionaggio in fabbrica, quelli della svendita della FIAT, ecc., con una operazione brutale, nella quale nemmeno si sono degnati di fare un comunicato stampa, non dico una conferenza stampa, nemmeno una telefonata agli interessati, si sono impadroniti del gruppo editoriale di Repubblica’, eccetera, e hanno cacciato direttori efirmevarie senza nemmeno avvertirli, ma specialmente, senza annunciare o fare annunciare unalineadi quei giornali. L’unica cosa che abbiamo appreso, a parte il pigolio patetico di Scalfari, è che la Costituzione italiana è sì antifascista, ma principalmente anticomunista. Lo scrive un certo Linus, nuovo Direttore (i bene informati sanno sicuramente perché si fa chiamare Linus, io no e mi sembra inutile saperlo, a me piacciono le persone normali che hanno un nome e un cognome, normali) nuovo direttore, dico, di ‘Huffingtonpost’, fino ad oggi un ‘luogo’ di informazione attendibile … abbastanza tempestivo. Vedremo, ma l’inizio è molto ‘ferraresco’, direi, ma globalmente il gruppo sembra chiaramente virare decisamente, forse in coincidenza con l’arrivo delmarchionicoCarlo Bonomi a Confindustria.

Non vorrei apparire un complottista, proprio nei giorni in cui è morto (ignorato dai più, ma che dispiacere, davvero) il più simpatico e intelligente complottista, per di più onesto, che io conosca, Giulietto Chiesa. Chiesa sono certo che avrebbe trovato modo di commentare, specialmente il modo brutale e indifferente a qualunque regola di buona educazione, ma anche di rispetto per i Lettori. Per carità, cambiare un direttore di giornale si può e lo si è fatto mille volte, ma qui si cambia profondamente la natura, la cultura di una serie di giornali … Giusto per dare un suggerimento a qualche avvocato che ne abbia voglia: se a chi compra il giornale è facile semplicemente non comprarlo, assai meno facile è per chi è abbonato, che si trova nella allegra e ben nota condizione del ‘cornuto e mazziato’.

Ma certo che la cosa non è casuale. A parte la provenienza di questo o quel direttore, sta in fatto che il segnale è chiarissimo. Lo dice, in termini sinteticamente brillanti, ma proprio per questo agghiaccianti, tal Maurizio Crippa, giornalista de ‘Il Foglio’, appunto di Ferrara, che scrive a proposito del nuovo direttore di ‘Repubblica’, che è portatore di: «un approccio garantista ai temi della giustizia, ma senza traccia del Dna di sinistra e dei suoi birignao». Lo ripeto, agghiacciante.

A parte che se uno mi spiega cosa sono i ‘birignao’ della sinistra lo ringrazio, è l’accento sul garantismo, accostato alla sinistra che mi preoccupa. ‘Garantismoin questo Paese da tangentopoli in poi (sarà un caso che Linus -perché si chiama Linus, che c’entra?- tra le sue ‘opere’ vanta un libro su tangentopoli?) vuol dire il contrario del suo significato giuridico-costituzionale.
Garantire significa assicurare, far sì che le regole siano sempre applicate da tutti nei confronti di tutti: la garanzia è e può solo essere offerta da uno Stato (o dalla Comunità internazionale) ai soggetti, nell’interesse certo dei soggetti, ma anche della collettività. Non principalmente, ma anche della collettività. Non è un caso che al cittadino leso in un suo diritto, spetta il risarcimento, senz’altro, ma non di decidere o anche solo contribuire a decidere sulla pena: la pena (e i mezzi per arrivarci) spetta allo Stato e solo allo Stato.

Nella mentalità di coloro che si sono trovati immischiati non solo in tangentopoli, ma nella miriade di porcate -oltretutto non solo di truffe allo Stato, ma anche di volgarità triviali e schifose per il modo nemmeno per la sostanza- alle quali abbiamo dovuto assistere negli ultimi ormai quaranta e più anni, ‘garantismoha significato e significa solo azzeccagarbuglismo e favoritismo. Suvvia non facciamo finta che non sia così: se i giornali dell’erede di Agnelli finiranno per fare questo … restituitemi il prezzo dell’abbonamento!

Forse non è così? Forse. Però l’altra sera dall’ineffabile Giletti, l’intervistatore principe di Matteo Salvini, ne abbiamo viste delle belle.
Scusate, mi scusi Giletti, non c’è nulla di male ad intervistare Salvini, anzi, è cosa buona e giusta, specie se fatta in modo, come si dice, ‘ficcante’ e competente, ma ciò che disturba -disturba me sia chiaro è una mia opinione- è che si sia creata una sorta di corrispondenza di amorosi sensi tra i due. Mi sorprende che Giletti non lo capisca, cioè non intuisca che questa modalità rende poco credibile la sua intervista, anche se magari è uno scoop epocale.
Ma, tornando a bomba, come dicevo all’inizio, l’altra sera da Giletti, una certa signora Chirico, capo visibile di una associazione che si chiama ‘giustizia giusta’ eccetera, parlando delle meravigliose considerazioni di Vittorio Feltri sui meridionali (dopo il ‘casino’ che hanno fatto in Lombardia e a Bergamo in particolare? Ci vuole una faccia di bronzo notevole!) e approvandole, osservava pensosamente e profondamente che un popolo povero e quindi più debole ‘è anche moralmente inferiore’. Bene, perfetto. Immaginate in mano a costei la giustizia giusta?
Ma, appunto come dicevo, tutto si lega.

È in atto una sterzata autoritaria, con connotati razzisti non da niente, mi sa. Con connotati razzisti? Me le sono sognate io le polemiche anti-meridione della superiore sanità lombarda, degli scienziati lombardi, dei ‘ci facciamo sempre conoscere’ meridionali, dei ‘come mai a Napoli così pochi contagi’ e via razzisteggiando? E certamente la situazione di immobilità nella quale simo costretti la favorisce.
Confindustria si prepara, al di là delle parole mielose sulla necessità di pagare le tasse, a fare saltare gli accordi nazionali e fare accordi impresa per impresa: il sogno di Sergio Marchionne, ma prima ancora di Gianni Agnelli. Si prepara, cioè, a indurire i rapporti con i lavoratori, per spostare il peso decisionale sulle aziende, approfittando della -ed ecco l’altro elemento- debolezza, per non dire inesistenza, del Governo.

Chi ha sentito l’altra sera Conte-pochette balbettare confusamente cose strane, ha avuto netta l’impressione di uno che non sa che fare, che cerca di scaricare ogni responsabilità sugli altri e che cerca solo il potere per sé e per i suoi amici, che si guarda allo specchio delle mie brame in forma moderna. Per di più, credo, è terrorizzato dal fatto che, conclusa la fase acuta del virus, e impostata in qualche modo la distruttiva ‘soluzione europea’ da lui auspicata (ne ho parlato ieri) finalmente gli si dia la spallata attesa da molti e lo si metta da parte.
Con, si sente dire, una operazione spericolata, che potrebbe vedere una santa alleanza, tra Matteo Renzi (e quando mai no) Leu e Pier Luigi Bersani, per sopravanzare gli stellini e piombare sugli eredi di Silvio Berlusconi. Mi pare fantasia, anche se ne ho intravisto un accenno da qualche parte. Ma certo l’imprenditoria italiana vuole una sterzata autoritaria. Ha subito perdite e per recuperare ha solo due strade da percorrere: costringere i lavoratori a lavorare di più e a guadagnare di meno e svendere le proprie aziende. E non è detto che le due cose siano in alternativa.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.