martedì, Luglio 23

Imperatore Tewodros II: tornato a casa in Etiopia, in attesa di demitizzazione La Gran Bretagna ha restituito le lunghe trecce di Tewodros II all’Etiopia, ecco perché l’evento è così importante. Ma il mito attende di essere messo in archivio da un Paese aspira diventare il cuore pulsante dell’Africa

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La scorsa settimana il Ministero della Cultura, Turismo e Sport dell’Etiopia ha ricevuto, in una solenne cerimonia ufficiale, le spoglie dell’Imperatore Sahle Dingil Tewodros II, detenute dal National Army Meseum in Gran Bretagna. Trattasi delle lunghe trecce di Tewodros, tagliate dai soldati inglesi 150 anni fa, furiosi che l’Imperatore avesse preferito il suicidio piuttosto che la sottomissione alla Corona. Le trecce, da decenni reclamate dai vari governi etiopi, raggiungeranno i resti di Tewodros II, custoditi in un monastero ortodosso nel nord dell’Etiopia.

La restituzione delle trecce umane, considerate in Etiopia come reliquia nazionali, è stata possibile grazie ad una fruttuosa trattativa con Londra portata avanti dall’Ambasciatore etiope, Fesseha Shawel Gebre, e dal Direttore del United Kingdom National Army Museum, il Brigadire Justin Maciejewsku Dsombe.  

Cosa rendono delle semplici trecce di capelli vecchie di 150 un simbolo per l’Etiopia? La risposta è nella figura dell’Imperatore Tewodros simbolo della indomita resistenza del popolo abissino agli aggressori stranieri per difendere l’indipendenza nazionale.

L’Imperatore Tewodros II si proclamava diretto discendente del Re Salomone e della Regina di Saba, arrogandosi il diritto di nominarsi ‘re dei re’. Tewodros era il figlio di un Signore della Guerra, Nagusa Nagast, che rapidamente prese il controllo del Paese nella seconda metà dell’Ottocento, dando avvio all’Era Zamana Masafent (l’era dei Principi) che unificò e modernizzò l’Etiopia.

Profondamente legato alla religione ortodossa, Tewodros considerava la gestione del Paese come una missione divina.
Come prime azioni militari impedì la conquista dell’Etiopia da parte dei turchi, erigendo il suo Paese come bastione della Cristianità. Tewodros chiese il supporto militare alla Regina Vittoria, ricevendo un netto rifiuto in quanto la Gran Bretagna controllava l’Egitto e non aveva interesse a scontrarsi con la Turchia, per difendere una Nazione considerata indomabile e ribelle.  Nonostante il rifiuto di assistenza militare, Tewodros impedì l’invasione turca. Furioso che Londra non avesse accettato di aiutare la Cristiana Etiopia, l’Imperatore fece imprigionare il console inglese e altri stranieri occidentali.
Londra reagì immediatamente, inviando una spedizione militare contro Tewodros forte di 64.000 uomini tra truppe inglesi e indigene sotto il comando di Sir Robert Napier. L’avventura fu la più importante operazione militare mai compiuta dalla Gran Bretagna in Africa.
L’Etiopia fu invasa nel 1867. La forza di invasione raggiunse l’altopiano di Magdala, nell’aprile 1868, sconfiggendo l’esercito di Tewodros.
L’Imperatore, dopo aver visto la sua armata annientata, preferì suicidarsi piuttosto che cadere prigioniero dei britannici. I soldati che scoprirono il suo corpo informarono dell’accaduto Sir Napier. Furioso di non poter esibire per le strade di Londra Tewodros da vivo, Napier ordinò di tagliare le lunghe trecce del Re abissino per trasformarle in un trofeo testimoniante la superiorità della civiltà britannica sulle popolazioni barbare del mondo.

Le trecce di Tewodros furono certamente il trofeo simbolico per eccellenza, ma non l’unico. Le truppe britanniche depredarono il tesoro nazionale etiope custodito a Magdala. Per trasportarlo alle foci del Nilo utilizzarono  15 elefanti e 200 muli. Il tesoro, oltre a tonnellate di oro e argento sia in forma di lingotti, monete che gioielli, era composto da oltre 500 manoscritti antichi di 400 anni e inestimabili opere d’arte molte di esse di ispirazione religiosa. Anche il figlio di Tewodros, il Principe Alemayehu, fu portato in Inghilterra. All’epoca aveva sette anni.

Tewodros II è un personaggio controverso. Pur avendo riunito l’Etiopia, ed eretto il Paese a bastione della Cristianità contro Sudan, Egitto, Turchia, Somalia, e Penisola Araba, la gestione del potere ricorda, in molti aspetti, quella di Ivan il Terribile, costellata da crimini di guerra e spietata repressione delle resistenze apportate da altre etnie etiopi al processo di unificazione nazionale.

Tewodros II fu innalzato eroe nazionale e simbolo dell’Etiopia dopo la caduta del regime Derg, del comunista Mengistu Haile Mariam, negli anni Novanta. I crimini commessi durante l’unificazione del Paese furono trasformati dal nuovo regime tigrino in menzogne propagate dagli inglesi per giustificare la loro invasione militare in Etiopia. Una nuova immagine di Tewodros fu costruita grazie ad un martellante lavoro eseguito da cantanti, storici, scrittori e poeti etiopi che trasformarono un pragmatico leader militare e politico in una figura mitica che esaltasse l’Etiopia.

La sconfitta militare di Tewodros e il suo sacrificio sono state erette a simbolo della fierezza e della indipendenza dell’Etiopia contro le mire straniere provenienti dall’Occidente e dal Islam.
Tewodros rappresenta l’Etiopia, una Nazione che da secoli ha respinto i tentativi di colonizzazione portati avanti dalle orde occidentali e mussulmane, preservando l’indipendenza. Identità culturale che è entrata a far parte del patrimonio storico etiope enfatizzato dal Governo per creare un nazionalismo esasperato che ha evidenziato una forte presenza di atteggiamenti xenofobi tra la popolazione etiope.

Tewodros II, il Leone di Giuda e il Grande popolo Etiope discendente da Re Salomone e la Regina di Saba, sono mitologie necessarie per rafforzare  l’identità nazionale in un Paese composto da troppe etnie non omogenee tra loro: Tigrini, Amara, Oromo, Somali, Sud Sudanesi. Questi miti devono ora, però, subire un processo di disintossicazione ideologica per riportare il tutto nella sua giusta dimensione storica dove la mitologia lascia il posto alla realtà. Un processo necessario a livello culturale per un Paese che si sta aprendo al mondo e che aspira diventare il cuore pulsante dell’Africa.

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