sabato, Ottobre 24

Impeachment: dal Watergate al Russiagate

0
1 2


Intralcio alla giustizia, è questa l’imputazione che potrebbe mettere in stato di accusa il Presidente americano Donald Trump.
Tre fatti si sono susseguiti nell’arco di una settimana che hanno portato a dare concretezza all0ipotesi di impeachment per intralcio alla giustizia del Presidente Donald Trump. Prima il licenziamento del direttore dell’Fbi, James Comey, che, come ha confermato lo stesso Trump, dopo una smentita della Casa Bianca, è legato  all’indagine su Flynn e sui suoi rapporti con la Russia. Poi la rivelazione del ‘Washington Post‘ che il Presidente avrebbe fornito al Ministro degli Esteri russo informazioni top secret trasmesse agli Usa da un Paese alleato (forse Israele). Anche qui, dopo la smentita iniziale della Casa Bianca, Trump ha ammesso, sottolineando che è suo «assoluto diritto». E qui c’è da dire che ieri Trump è stato in qualche modo smentito niente di meno che dal Presidente russo Vladimir Putin il quale con una serie di battute ha di fatto sostenuto che nessuna rivelazione è arrivata al Cremlino. Infine, sempre ieri, il ‘New York Timesha pubblicato un memorandum di Comey che riporta i contenuti di una conversazione con Trump, il quale gli avrebbe chiesto di «lasciar cadere» l’inchiesta su Flynn.

Nella storia americana due presidenti sono stato oggetto di impeachment: Andrew Johnson (1868) e Bill Clinton (1998). L’impeachment di Richard Nixon per il caso Watergate fu approvato in Commissione, ma il Presidente si dimise prima che l’aula della Camera potesse votare.

La Costituzione americana recita che il Congresso può avviare l’impeachment per «tradimento, corruzione o altri crimini e delitti». Una formula abbastanza ampia, ma nella storia americana si è fatto ricorso alla procedura solo raramente. Secondo la Costituzione statunitense, una maggioranza semplice alla Camera potrebbe votare l’impeachment. Servirà, però, poi la conferma con un voto dei due terzi del Senato.
L’impeachment deve essere votato dalla maggioranza della Camera dei Rappresentanti, ovvero 218 su 435 membri. Al momento i repubblicani hanno 238 seggi, i democratici 193, 4 posti sono vacanti. Il che vuol dire che i democratici dovrebbero convincere 25 repubblicani a mettere sotto accusa Trump.
Il secondo passaggio è il processo in Senato, che sarebbe presieduto, dal Chief of Justice, il Presidente della Corte Suprema, John G. Roberts, jr. In ultimo il Senato dovrebbe votare se condannare o assolvere Trump. Due terzi dei senatori dovrebbero votare a favore della condanna.

Andrew Johnson, all’indomani della Guerra Civile, si scontrò con i repubblicani, che spingevano perchè gli Stati meridionali pagassero un prezzo più salato per unirsi all’Unione; alla fine lui destituì il Segretario alla Guerra, Edwins Stanton, senza il permesso del Congresso e questa fu la buccia di banana. Al processo in Senato, Johnson evitò la rimozione, anche se per un voto appena.
Bill Clinton è stato il secondo Presidente a subire l’impeachment per il caso Lewinski (il sexgate). Tra i capi d’accusa, oltre alla falsa testimonianza, anche l’ostruzione alla giustizia. E in Senato, votarono per la sua assoluzione tutti i 45 senatori democratici, più i repubblicani necessari a salvarlo.
Nè Clinton, nè Jonhson, dunque, furono rimossi, perchè se la Camera votò a maggioranza semplice per l’impeachment, la mozione non ottenne il voto favorevole dei due terzi del Senato. Sia nel caso di Nixon sia nel caso di Clinton uno dei reati contestati ai presidenti era quello di ‘intralcio alla giustizia’, lo stesso che si comincia a ipotizzare per Trump.
Nixon sull’orlo dell’accusa di impeachment e destinato probabilmente a essere defenestrato, scelse di dimettersi prima. Nel 1974, infatti, in pieno scandalo Watergate, la procedura di impeachment era ad un passo dall’essere approvata alla Camera (il procedimento non era ancora iniziato al Senato) e Nixon si dimise prima.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore