domenica, Agosto 18

Immigrazione e terrorismo: l’emblematico caso del Kenya

0

Il legame tra ‘estremismo violento’ e immigrazione sarebbe un’area «largamente inesplorata», secondo Ottilia Anna Mauganidze, ricercatore per l’Institute for Security Studies (ISS). Per il think tank africano, molta della retorica utilizzata dai partiti nazionalisti in Europa e altrove sarebbe basata su «stereotipi e pregiudizi. Risposte effettive necessitano l’abbandono di queste generalizzazioni e il concentrarsi sui fatti che spiegano queste dinamiche».

L’articolo cita il Dottor Simon Nyambura, direttore dell’Intergovernmental Agency on Development’s Center of Excellence for Preventing and Countering Violent Extremism, quando scrive addirittura che «in Africa Orientale non c’è ancora nessuna prova empirica che conferma alcun collegamento diretto tra migrazione e estremismo violento». Di opinione diversa è, probabilmente, il Governo kenyota, che ha dovuto costruire chilometri di muro e filo spinato al confine con la Somalia.

Nairobi ha dovuto così reagire alla insanabile porosità e volatilità della frontiera con un Paese, in buona parte, in mano a gruppi terroristici e altri criminali. Il muro è stato costruito con l’intenzione di mettere al sicuro militari e civili kenyoti da incursioni e attacchi da parte, soprattutto, del gruppo jihadista al-Shabaab, in lotta con il flebile Governo di Mogadiscio.

Meno di una settimana fa un’esplosione causata da una mina anticarro a Kiunga, al confine tra le due Nazioni, ha causato la morte di 8 persone, tra cui 4 bambini. L’incidente è stato solo l’ultimo di una serie di attacchi da parte del gruppo terroristico islamico al-Shabaab, che mostrano il risentimento dei jihadisti verso una nazione impegnata nella missione di pace interanzionale in Somalia.

Dal 2011, Al-Shabaab ha effettuato più di 100 attacchi terroristici in Kenya, costringendo il Governo del Paese ad agire con fermezza, anche – come accusano alcune associazioni di difesa dei diritti umani – con metodi poco ortodossi, come le esecuzioni extragiudiziali. Uhuru Kenyatta, il Presidente in corsa per nuove elezioni ad Agosto ha affermato che «rafforzerà l’Unità di Polizia antiterrorismo acquistando più veicoli specializzati per contrastare la minaccia alla sicurezza» rappresentata dai gruppi terroristici somali.

Stando alle parole di Simiyu Wrunga, un analista kenyiota, il problema del terrorismo si è diffuso in tutta l’Africa Orientale: «dobbiamo appurare che i terroristi stanno cambiando tattica e il frequente uso di esplosivo improvvisato dovrebbe farci preoccupare». La Polizia del Paese indica come il flusso di militanti di al-Shabaab sia diretto verso la costa e la parte settentrionale e orientale del Kenya.

In tutta l’Africa sono state 33.000 le morti causate dal terrorismo negli ultimi cinque anni. Tra i vari fattori che rendono il Continente così adatto alla profilerazione di gruppi estremisti e terroristi, c’è anche lo scarso controllo dei confini nazionali e la presenza di enormi aree in cui l’autorità dello Stato stenta ad affermarsi che incentivano, insieme alle migrazioni pacifiche, il flusso di gruppi ben più bellicosi del classico profugo in fuga dalla fame o dalla guerra.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore