giovedì, Novembre 14

ILVA nelle mani di politicanti di accatto Questa gente non sa che fare. Non ha un’idea di futuro, non ha un progetto, una prospettiva. Ma parla, parla, parla, sbraita dicendo tutto e il contrario di tutto. Attori da avanspettacolo, privi di copione

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Dunque, a caldo, l’unica cosa che appare chiara è che l’ILVA ora è un problema nazionale, un allarme rosso, per usare le parole di Giuseppe Conte nella conferenza stampa di ieri sera. Il Governo ha messo sul tavolo lo scudo penale -probabilmente nella forma anticipata in mattinata dal Ministro per il Sud, Peppe Provenzano, ovvero «una norma generale» per cui «chi inquina paga ma chi deve attuare un piano ambientale non può rispondere per colpe altrui o del passato»- ma ArcelorMittal ha rifiutato, ha dichiarato che il piano industriale non può essere portato avanti perché la produzione non remunera gli investimenti, per tanto riconsegna allo Stato gli impianti e annessi, al limite potrebbe restare ma con 5mila esuberi, che ovviamente il Governo ha rifiutato.
Ora ci saranno due giorni di fuoco e poi il verdetto, per 10.777 dipendenti, di cui 8.277 a Taranto, il resto a Genova, Novi Ligure, Milano, Racconigi, Paderno Dugnano, Legnano, Marghera.
La prima reazione di quelle che in un Paese normale si chiamano ‘forze politiche’ è a dir poco deprimente.

Diventa sempre più difficile, faticoso, quasi disperante, scrivere, commentare, suggerire, magari anche strillare, come talvolta mi accade. Sì, sempre più difficile e disperante. Lo dico oggi, in una delle giornate sicuramente più buie di questo 2019.
Tra improntitudine, superficialità, ignoranza, la più crassa che si può, e indifferenza, indifferenza assoluta, radicale, drammatica verso le persone che sono sballottate di qua e di là da questi quattro politicanti di accatto, da questi buffoncelli impettiti, discinti, scalmanati, urlanti: vuoti. E c’è da stupirsi che quelle persone ignorate, quando cinicamente blandite, si trasformino in massa urlante odio?

Sarà perché sono ormai vecchio, ma quello che mi fa impazzire anche di rabbia è la evidente plateale incompetenza e l’ipocrisia. Questa gente non sa, letteralmente, non sa che fare, mai, non solo oggi per l’ILVA, ma per tutto; non ha un’idea di futuro, non ha un progetto, una prospettiva, una speranza, non sa come fare. Ma parla, parla, parla, sbraita, sbraita dicendo tutto e il contrario di tutto, tirando sempre sé stessi in mezzo a dimostrare la propria inutilità, convinti di mostrare la propria bravura; attori da avanspettacolo, privi di copione.
In una parola (lo so sto diventando ripetitivo) ipocriti, ma non perché abbiano un disegno o magari ne nascondano uno, ma perché non hanno alcuna idea di verità, di rettezza, di direzione … galleggiano e si pavoneggiano; ma poi, come diremmo a Napoli sono come ‘’o gallo n’copp’a munnezza!’, peraltro prodotta da loro. È questa l’economia circolare, no?

Non voglio discutere temi rilevanti oggi, sono troppo sfiduciato. E poi, proprio oggi che gli animalisti si scatenano contro Mastella e il suo divieto ai cani con intestino attivo, ‘inClemente’ lo chiamano, poverino! Questi sono i temi seri, altro che ILVA, TAV, tasse, produzione, PIL, razzismo, anisemitismo, violenza, mafia!

Ma che pena e che disgusto, vedere quel tizio tutto pieno di brufoli ostentati, urlare da mane a sera contro sé stesso. È proprio il paradigma, l’emblema, la bandiera di questo Paese. Si dibatte per farsi vedere, per gridare di esistere, non si rende nemmeno conto di essere inutile, superfluo, consumato: il passato di sé stesso.
Certo, parlo di Matteo Renzi, che vota una politica e poi ci spara contro, e poi contro le cose su cui ha sparato contro, e poi contro le cose contro cui ha sparato contro, tronfio, sudato, volgare. Non per dire che altri siano meglio, figuriamoci: Matteo Salvini, ancora più sporco e sudaticcio e bavoso con quel crocefisso sempre in bocca, che straparla, minaccia, maledice e fa l’unica cosa di ‘successo’, diffonde odio, rancore, rabbia irrazionale e violenta, la stessa che poi pratica quella mamma immacolata di cui parlavo ieri che maledice un bambino di dieci anni ‘negro di merda’; meriterebbe, lei, di essere allontanata dal suo di bambino, privata della patria potestà e mandata a sbattersi e urlare con il suo mito Salvini, a colloquio con Ruini, che vuole ‘dialogare’ … ma prima da chi si confesseranno entrambi?

Ma che dire degli stellini?, inesistenti, che ripetono frasi fatte, rituali come giaculatorie delle quali sembra che non capiscano il senso (guardate il filmato della ‘onorevola’ Macina, stellina doc) e che giocano cinicamente, ipocritamente, sulla vita di ventimila famiglie di operai e di centomila famiglie di abitanti di Taranto, per giocarsi l’elezione, perché strizzando l’occhio a chi è contro l’ILVA hanno qualche voto, sperano. Ma anche a favore dell’ILVA, anche lì c’è qualche voto. E chi lo sa, barcamenarsi è la loro professione.

Ma mica solo loro. Vedete i talk show politici. Per esempio, Giovanni Floris, ormai ridotto ad un imbonitore che aizza gli ‘ospiti’ per scatenare l’urlio generale e poi cambia di colpo argomento, cinicamente, perché lo scontro, lascazzata’ gli fa pubblico, un tema reale e concreto no, per di più il tutto ritmato da applausi insulsi! Dirò, credetemi non sono matto, lo capisco perfino, che cosa mai di altro potrebbe fare? Parlare seriamente di politica con chi? con Giggino o con qualche Matteo di turno? per non parlare dei vari accoliti? E allora meglio lo scazzo e la supercazzola elevata a parametro: chi la spara più grossa, chi urla di più, chi si sbraccia meglio, chi ha i capelli più strani, la giacca più stazzonata … Dico quasi una bestemmia, lo so, ma rivaluto perfino Bruno Vespa, almeno qualche volta con quella insopportabile aria curiale, ruiniana doc, fa domande e attende risposte, poi allude ai retroscena, scrive il solito libro e tutto finisce lì. Ma almeno le urla sono di meno … poi va in onda a tarda sera e quindi uno guarda qualche minuto e poi chiude, dopo avere chiuso Floris e altri, ma lasciamo perdere. Però, fateci caso: Luciana Littizzetto, Maurizio Crozza, non sanno più che dire, chi imitare. Prima almeno c’era Toninelli, ora … Patuanelli, Giorgetti, Fioramonti da Pretoria, Marattin … e che imiti? Perfino quello del Mississipi è sparito, inghiottito dal nulla che ha creato.

E dunque il bel Conte va in Parlamento a spiegare i pasticci che ha fatto con le consulenze e quant’altro. Silvio Berlusconi al caso, usciva dalla sala del Consiglio per andare a fare pipì, Maria Elena Boschi a incipriarsi il naso (le donne non fanno mai pipì), ecc., del resto la pipì poteva scappare anche a lui; ma lui no, lui va in Canada a fare pipì. Ma insomma, siamo proprio tutti fessi? Ma poi, scusate, diciamo la verità, beninteso molto superficialmente perché io non ho idea di che cosa effettivamente sia successo, ma insomma così, a naso: faceva l’avvocato (è vero avrebbe dovuto fare il professore, ma non è più di moda, chi lo fa mai?) ed era abbastanzaammanigliato’, si sa. Del resto, scusatemi, ma c’è qualcuno in Italia o al mondo che possa credere che uno che venga chiamato a una qualunque carica politica lo sia perché è bravo, famoso, di prestigio, magari addirittura capace? Suvvia, se hai una nomina è perché la hai cercata, hai gli amici giusti al momento giusto. Comunque faceva l’avvocato e, guarda caso, gli è capitata una consulenzina da 15.000 euro (così pare, mah) per una ditta di Milano, che cerca l’avvocato a Firenze bah, e lui che fa, la dà, no? Ammanigliato era, in odore di politica pure, suvvia queste cose possono sempre fare comodo. Ma va benissimo, non c’è in realtà nulla di male, era ammanigliato ma non poteva sapere che sarebbe stato nominatopremier’, come piace a lui di chiamarsi. Diciamo la verità, non c’è poi troppo di male; poi, poverino, si è trovata la patata fra le mani e che doveva fare? suicidarsi? dimettersi? E va bene, diamo per scontato che è così, e lui che ti fa, se ne parte per il Canada e così finge di levarsi di mezzo. Bene, nulla di male, ripeto, ma … perché non dirlo così, chiaramente, lealmente? E invece no, gli arzigogoli … ero in Canada non sapevo (e che è il portiere di Palazzo Chigi?) non ho visto … e noi siamo qui.

Quello che mi fa un po’ pena in questo marasma da incubo è di nuovo Nicola Zingaretti, sempre meno ridanciano, col doppio mento sempre più doppio, visibilmente provato, che continua a dire adesso basta’, ma nessuno gli dà retta.
L’ho detto dal primo momento e lo ripeto: se si dice basta, deve essere basta. Continuare a dire che dirà ‘basta’ alla lunga non funziona. Dire che Renzi fa operazioni di basso livello è semplicemente ovvio, ma non serve a nulla se non se ne trae qualche conseguenza … che pensa? che Renzi si spaventi e alzi il livello, e come poi?
Quella dell’ILVA, con gli isterismi stellini e Lezzini (così pare, visto che, si dice, che la signora Lezzi, reduce dal successo del TAP, ora voglia diventare Presidente della Regione per chiudere l’ILVA … una cosa la deve pur bloccare, se no che fa?), per Zingaretti potrebbe essere una grande occasione. Per carità non accettando la ridicola offerta di consulenza di Calenda (siamo ormai al limite, oltre il limite dell’improntitudine), ma mettendocisi davvero lui personalmente, con l’aiuto di qualcuno che ne capisca davvero e che lo aiuti. A Napoli si dice, entra di spighetto e mettiti di chiatto: cioè, pretenda di partecipare alle prossime riunioni con l’ILVA, ne ha diritto, è il segretario del PD non fa nulla se Franceschini si arrabbia, e si dia da fare, decida, prenda iniziative, mettendo a tacere quegli altri incompetenti. Quello è un problema serio, non si può lasciare nelle mani degli incompetenti; dimostri, ‘Zinga’, di esistere e di averne abbastanza, senza continuare a perdere tempo nel chiacchiericcio sulla tassa sulla plastica o sulle auto inquinanti.

Ma ci vorrebbe coraggio, voglia di fare politica, desiderio di occuparsi dei problemi veri, voglia di farlo seriamente, desiderio di non portare l’Italia nell’angolo dei reietti, come vogliono i due mattei e Giggino per i loro biechi interessi di oggi, … ma, appunto, ci vorrebbe coraggio e idee chiare, studio, tanto studio, cioè lavoro.
Mah. Ne riparliamo il prossimo secolo, sperando che il ‘premier’ abbia consumato le sue pochette.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.