martedì, Maggio 21

Ilva e Diciotti: la sceneggiata dei Pilato Di Maio-Salvini Il 'povero' Giggino deve abbozzare e mandare avanti l’assegnazione della gara; Matteo-Metternich tenta di farsi imporre ‘di farli scendere’

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Ilva e Diciotti. Nel chiudere, ieri, l’articolo sui fatti della nave Diciotti, peraltro ancora lontani dall’essere risolti, dicevo che mi aspettavo una reazione di Luigi Di Maio, non nel senso di critica a Matteo Salvini, ma nel senso di riassunzione, spintonando, del proscenio. I due sono così. E non mi sbagliavo. Già stanotte emergevano le perplessità del giovane e sfavillante Robespierre del Vesuvio, circa un certo possibile eccesso di potere, ma a giudizio dell’Avvocatura dello Stato, del quale Di Maio prende solo atto (soddisfatto: avete visto?); così come prende atto del pochissimo di regolare, sempre secondo l’Avvocatura, e, non ci crederete, sempre secondo avvocatura «Non si è fatto fino in fondo l’interesse dello stato e dei cittadini. Questo perché non aver concesso i rilanci, secondo l’avvocatura, configura un eccesso di potere che rende illegittima la gara». E, infine, afferma il giovane Robespierre, senza groppi in gola come l’originale avendo appena condannato a morte Danton -«C’est le sang de Danton qui t’étouffe !», ringrazio un amico che mi ha ricordato la frase famosa-, «Si è commesso il delitto perfetto», e dunque il parere dell’avvocatura resterà segreto, in nome della trasparenza. È come la nebbia di Totò, se c’è non si vede, ovvio no?
Un momento, per piacere, non vorrei che al Lettore venissero gli stessi giramenti di testa che ho avuto io leggendo queste cose. «C’è pochissimo di regolare»! scrivono così all’Avvocatura? poco ci credo per parafrasare, ma non è meglio dire cosa c’è di irregolare? «Rende illegittima la gara»? e allora si annulla, no? c’è anche l’eccesso di potere per non avere concesso i rilanci, e che è il poker?

A beneficio del Lettore ignaro: l’Avvocatura dello Stato non è altro che il collegio degli avvocati che hanno come unico cliente lo Stato; sono avvocati, dunque, e come ogni avvocato che si rispetti difendono le ragioni del cliente anche se hanno torto marcio e lo sanno, è il loro mestiere. Non danno pareri, difendono, sostengono le ragioni del cliente anche sotto tortura; al massimo dicono al cliente (lo Stato) ‘lascia perdere che perdiamo la causa’. Se io, non sono pagato dallo Stato cui vendo una mia casa, per fargli causa, vado da un avvocato che agisca contro l’acquirente, e quello si trova di fronte un avvocato dello Stato. Ma se lo Stato, come anche chiunque di noi, vuole sapere se una cosa si può fare o no, mica va dall’avvocato, piuttosto si cerca uno che gli dia (un po’ di latinorum non guasta, poi qualcuno lo tradurrà, a Roby) un parere pro veritate, oppure va al Consiglio di Stato, sta lì apposta, si chiama Consiglio proprio perché … consiglia, no?; oppure si rivolge, che so, a un professore di diritto, laureato in giurisprudenza, oppure a un ex giudice Costituzionale (un ‘giudice emerito’ si dice sempre, che non significa nulla), ecc.
E invece no. Il giovane Di Maio va dall’avvocato, che, giustamente parla come Cicerone pro domo sua (calma Giggino, poi te lo traducono) da buon avvocato, è il suo mestiere. Se un avvocato -dello Stato o non- dice sì ha ragione l’avversario lo licenziano in tronco, come ovvio. Ma uno che dà un parere pro veritate, può anche dire allo Statolascia perdere, hai tortoe per di più quel parere è pubblico … è pro veritate, cioè serve alla verità. Anzi, deve essere pubblico, perché serve a spiegare perché lo Stato non ha agito, altrimenti ci sarebbe la responsabilità del funzionario, o Ministro. Sorvolo sul fatto che, a dire di Di Maio, quel parere è pieno di forse, si potrebbe, da un certo punto di vista. Ma che parere è! Se io do un parere dico così o cosà, non così-cosà, no?

Ma Robespierre dice: è il delitto perfetto. Dunque c’è un delitto, lo dice lui! E chi lo ha commesso, come, quando, perché? Attento Di Maio, l’affermazione è molto grave, perché accusa di un delitto implicitamente chi, fino ad oggi, ha istruito la pratica, l’ha gestita, overo funzionari e … politici. L’ex Ministro Carlo Calenda (uno dei solerti rifondatori del PD) strilla ‘facci vedere il parere’, va bene, ma intanto lo quereli (Di Maio) per diffamazione. Il delitto è stato commesso e solo Calenda e i suoi possono averlo commesso. Si difenda, Calenda, oppure, per favore, taccia anche lei. Tanto più che il delitto è perfetto, lo dice Robespierre, molto seccato per non avere nessuno da ghigliottinare … invero Robespierre si poneva molto meno problemi di lui. Delitto perfetto, infatti, è quello in cui si conosce perfettamente il colpevole, ma non gli si può fare nulla e nemmeno si può fare nulla per eliminare i danni, sono già fatti: ve lo ricordate ‘Testimone d’accusa’ di Billy Wilder, con Tyrone Power e Marlene Dietrich, gambe incluse? Quello è il delitto perfetto. Chiara la furbata? Il delitto è fatto, so chi l’ha fatto, ma non posso fargli nulla. E il povero Giggino deveabbozzaree mandare avanti l’assegnazione della gara. Chiaro no?

E intanto Salvini rimugina arrabbiatissimo: che si può fare per tenere alta l’attenzione anche su quel fronte? Insistere sulla sua linea e aggiungere che lui di Roberto Fico e di Sergio Mattarella se ne frega: «in Italia entra chi porta rispetto», e perchè i 177 meno 29 della Diciotti (sembra una formula matematica ormai!) hanno mancato di rispetto? Che hanno fatto: hanno sputato in terra, rubato il rosario di Salvini, dette cattive parole in senegalese? Sono irregolari; e come si fa a dirlo se manco sa chi sono. Nota bene, non può averli identificati e registrati, perché se no se li deve comunque tenere. Sono uomini non esseri umani, la soluzione perfetta.

Qui, va detto, Matteo-Metternich è stato meno abile di Di Maio, e quindi può solo continuare a minacciare anche il rientro in Libia, ma sta perdendo ogni giorno il suo appeal!
Però anche lui furbetto lo è. Fateci caso, nel fiume di parole e di insulti, butta lì distrattamente più o meno: «se Mattarella o altri mi impongono di farli scendereio non sono d’accordo», come dire, cederò alla richiesta che non condivido o addirittura «li fanno scendere altri, io sono contrario», abile il ragazzo! Io però, solo un suggerimento, una speranza, vorrei dare: prima della sceneggiata, che qualche Magistrato constati i possibili illeciti in corso, sia pure a futura memoria. Secondo alcuni, anzi, il tutto serve a ‘rafforzare’ la posizione italiana nelle trattative con Bruxelles per … la solita elasticità: col cappello in mano, mascherato da pistola. Si dice: se non vi prendete i migranti non paghiamo i contributi all’UE. A parte che sarebbe un illecito cui seguirebbe l’inevitabile sanzione, siamo sicuri che 100 disgraziati valgano 20.000.000,00 di euri?

Si prepara, dunque, un altro colpo di teatro, il coraggioso Ministro, ma buono -un Sylvester Stallonee in, guarda caso, ‘Dredd. La legge sono io’- che cede alla richiesta umanitaria perché ‘noi italiani siamo buoni e generosi, sto preparando il latte col miele per la colazione della mia bambina’ … povera bambina!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.