martedì, Agosto 4

Catalogna: il voto e la frattura della società Matteo Villa, ricercatore per l’Area Europea dell’ISPI analizza la situazione politica ormai paralizzata

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Elezioni 21-D, la Catalogna torna a far parlare di se i media internazionali e spagnoli.  Le elezioni di ieri, però, non hanno portato alcun cambiamento effettivo. Infatti, i partiti indipendentisti hanno perso solo lo 0,4% dei voti, e continuano ad avere la maggioranza in Parlamento.

Mariano Rajoy, così, sembra aver fatto un buco nell’ acqua, e questi due mesi di ‘calma apparente’ che tanto voleva sfruttare per placare gli animi pro-indy, sembra, invece, che lo abbiano abbattuto del tutto. Infatti, le elezioni di ieri sono state un totale fallimento per il Partito di Governo, Partido Popular (PP) il quale non avrà neanche un seggio al Parlamento, visto che ha raggiunto solo 3 deputati.

Oltre ciò, il ‘debole’ premier spagnolo si trova ad affrontare un problema giuridico non indifferente. I leader dei partiti che sono stati più votati ieri si trovano sotto procedimenti penali, alcuni di loro in carcere, e Carles Puigdemont in ‘esilio’ (latitanza) in Belgio. Cosa farà Rajoy con loro? Come si comporterà?

È chiaro che, oggi la Catalogna e l’intero Paese iberico stanno vivendo una situazione politica paradossale che nessun Paese europeo aveva effettivamente affrontato sinora.  La situazione sembra essere paralizzata, e l’elettorato rimane spaccato in due. Sono stati registrati però due record storici: CIUDADANOS, è il vincitore ‘morale’, se così si può dire, uscente. Ha ottenuto infatti il 25,4% dei voti. Il secondo record riguarda la partecipazione alle urne. È stata registrata, infatti, un’affluenza dell’82%, un sintomo sociale interessante.

Abbiamo analizzato le elezioni di ieri insieme a Matteo Villa, ricercatore per l’Area Europea dell’ISPI.

Le elezioni di ieri hanno visto una netta vittoria di Ciudadanos, ma i separatisti continuano ad avere la maggioranza assoluta. E ora che succederà?

I separatisti hanno la maggioranza assoluta, ma si trovano in una situazione stranissima. Entrambe le parti – sia all’interno della Catalogna, sia il Governo centrale – sono molto deboli. I separatisti hanno ‘vinto’, ma sono molto divisi al loro interno. La coalizione che si era prima presentata unita, si è separata nei due partiti tradizionali. Da una parte, hanno ottenuto più voti rispetto a quelli del 2015, e quindi direi che questo è un ottimo risultato per loro, un dato che nessuno si aspettava alla vigilia delle elezioni. Dall’altra parte, però, nonostante i voti che hanno preso e con i seggi ottenuti, non arrivano alla maggioranza assoluta, e quindi hanno bisogno dell’appoggio della CUP. Quest’ultimo è il terzo partito indipendentista di sinistra, ed è quello veramente più estremo. E, quindi, si può dire che questo aspetto continuerà condizionare un possibile Governo. Inoltre, all’interno dei tre partiti, il rapporto di forza che ci aspettavamo fino a ieri è cambiato totalmente. Tutti si aspettavano che la Sinistra Repubblicana Catalana, la Esquerra Republicana – ERC, ( che non è il partito di Puigdemont) sarebbe arrivato primo. Invece, l’ERC è arrivato secondo di poco, mentre il partito di Puigdemont ha recuperato tanto negli ultimi giorni. Questo fa si che se si dovrà tentare una coalizione tra questi partiti. I partiti indipendentisti dovranno ancora tenerne conto di Puigdemont. Tutti speravano che con queste elezioni si creasse una tabula rasa e che si potesse ripartire da zero. Di fatto, però, il leader, nonostante si trovi in Belgio, e nonostante in molti lo ritengano il colpevole del fallimento indipendentista fino a oggi, rientra  sulla cresta dell’onda con le elezioni di ieri. Tutto questo è molto problematico, e probabilmente comporterà tanti scontri all’interno della coalizione. D’altra parte, il Governo centrale e il Partito Popolare, PP, sono il grande sconfitto delle D-21. Il PP, infatti, è arrivato ultimo tra i partiti in Parlamento, dove non potrà neanche formare un gruppo proprio, dal momento che sono richiesti minimo 5 deputati,  e ne ha solo 3. Questo è un segale non solo per Rajoy, ma per l’intera coalizione del Governo centrale. I risultati di ieri dimostrano che il PP non ha per niente convinto i catalani e rischia di uscire dal Governo del Paese nel momento in cui ci saranno le elezioni generali. Questo è il contesto attuale, dove in realtà nessuno ha vinto. Ciudadanos si è rafforzato, molto ma non tanto per il Governo della regione, quanto più nel suo tentativo di riproporsi come forza moderata in vista delle prossime elezioni politiche. In realtà non sappiamo bene cosa succederà, perchè si ripropone lo stesso dilemma delle elezioni del 2015, il quale portò al referendum.

Sembra che Rajoy abbia, innanzitutto, un problema giuridico. Come lo risolverà?

È difficile da dire. Si tratta di una situazione del tutto nuova. Non è mai successo che i leader politici soggetti a provvedimenti penali – ad esempio su Puigdmeont, anche se non incombono più su di lui mandati di cattura europei, rimangono comunque dei procedimenti legali-, fossero poi eletti. Quindi, non sappiamo bene se la maggioranza verrà formata veramente dai partiti pro-indipendenza. Inoltre, non sappiamo ancora se riusciremo veramente ad arrivare ad una maggioranza, dal momento che questi leader non si sa ancora se torneranno, quando, se si presenteranno in Parlamento e in che modo. È importante, a tal proposito, analizzare il ruolo della Magistratura spagnola. Quest’ultima è assai differente da quella italiana. La magistratura spagnola, e quindi il Tribunale Supremo, si trova sotto lo stretto controllo politico del Governo. La Corte Costituzionale spagnola è a nomina politica per 10 persone su 12, mentre in Italia si cerca di rendere la Corte Costituzionale molto più indipendente. Però, la magistratura in teoria fa il suo corso, ripeto in teoria. E quindi, è difficile condizionarla una volta che i procedimenti sono stati avviati. Anche questa, secondo me, rimarrà una situazione incerta, e lo diventerà sempre di più, anche se non credo arriverà ad essere esplosiva. Ci saranno tante fragilità, sarà difficile creare un Governo catalano, sarà difficile capire quali politiche appoggiano i singoli partiti, ma la questione dell’indipendenza piano piano arriva in secondo piano

Perchè arriverebbe in secondo piano?

Perchè  tutte le forze politiche sono costrette a farsi un pò battagli tra di loro. Quindi è difficile che il processo di indipendenza che ha portato il referendum si riproponga. Resterà sicuramente un’instabilità.

Ieri è stata una giornata nera per la destra, specie per il PP, Partito al Governo. I dati delle elezioni di ieri lasciano forse. Immaginare che per la destra e PP non continueranno a governare il Paese. E’ corretto, secondo lei?

Bisogna anche vedere quando si andrà alle elezioni. In questo momento il PP è in netto calo, non solo in Catalogna, questo era scontato, ma la percezione sembra diffusa in tutta la Spagna. Il Partito Popolare non riesce a sciogliersi, ha veramente tante anime interne, e tra queste è prevalsa la ‘linea dura’. È comprensibile, ma d’altra parte è costantemente sotto attacco. Per il PP questo risultato è sicuramente un duro colpo, si sperava che in qualche modo l’idea del referendum si sabotasse in questi due mesi, e invece le elezioni hanno riproposto lo stesso scenario.

La destra, quindi, non’è unita?

Destra e centro destra, malgrado Ciudadanos si proponga come un partito centrista, ha comunque molte anime interne e alcuni di loro sono comunque degli eredi del PP. Quindi, non è detto che non si riproponga un pò lo stesso scenario in cui scende una destra, e riemerge un centro, o centro-destra.

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