sabato, Ottobre 24

Il Vietnam in crescita: o no? field_506ffb1d3dbe2

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vietnam investimenti

Bangkok – Un dubbio si aggira tra gli esperti d’economia in Vietnam: si tratta di una defaillance momentanea oppure è un segnale negativo importante? Gli Investimenti Diretti Esteri a favore del Vietnam sono vistosamente crollati nel primo bimestre 2014, raggiungendo verso il basso un 60 per cento in meno rispetto allo scorso anno, per un controvalore di una caduta pari a 1.54 miliardi di Dollari USA. Nonostante tutto, però, gli analisti locali continuano a ritenere che gli Investimenti Diretti Esteri verso il Vietnam torneranno a salire. In base ai dati rilasciati dall’Ufficio Generale di Statistica, sugli investimenti totali, 830 milioni di Dollari USA sono da annoverarsi per capitali registrati in relazione a 122 nuovi progetti, mentre la restante parte è associata a capitale addizionale in relazione a 41 progetti già esistenti.

Le industrie vietnamite che ancor oggi risultano più interessanti agli occhi degli investitori stranieri permangono quelle della manifattura e della trasformazione, almeno sulla base dei primi due mesi dell’anno, sommando 1.18 miliardi di Dollari USA sul capitale totale. Nella posizione immediatamente successiva, troviamo il comparto immobiliare per un controvalore in Dollari USA pari a 278.3 milioni. Tra gli investitori esteri, la Corea del Sud primeggia con un controvalore attestatosi intorno ai 469 milioni di Dollari USA, al secondo posto troviamo Singapore con 264,5 milioni. Anche Giappone e Stati Uniti hanno contribuito con 263,36 milioni e 129.2 milioni rispettivamente investendo nel Vietnam nei primi due mesi dell’anno. Secondo gli osservatori locali di materie economiche, non mancano però, anche i segni di una potenziale e subitanea ripresa da parte degli investitori stranieri in favore del Vietnam, soprattutto in base a quella certa vitalità che essi ravvedono sul fronte degli investitori, al di là del dato macroaggregato attuale. In buona sintesi, il Vietnam continua ad essere appetibile per gli Investimenti Diretti Esteri.

La scorsa settimana, rappresentanti di alto profilo di 33 differenti società hanno visitato il Vietnam nell’ambito dell’annuale Concilio degli Affari US-ASEAN USABC ed hanno ulteriormente verificato potenziali spazi d’azione per futuri investimenti. E già il fatto che quest’anno vi fossero 11 potenziali investitori in più in visita nel Paese è segnale che i margini di miglioramento nel campo degli Investimenti Diretti Esteri sono ancora migliorabili. Il tutto va inteso come un chiaro segnale che l’intera comunità statunitense nel campo del business internazionale continua a guardare il Vietnam come territorio destinatario di ulteriori progetti d’investimento e correlativamente di miglioramento nel senso della lucrosità dei progetti stessi. Tra le motivazioni addotte nello spiegare il progressivo e continuo successo del Vietnam agli occhi degli investitori stranieri, sempre secondo gli analisti del settore, vi sono i dati macro-ecnomici del Vietnam, caratterizzati dalla crescita del Paese, il tasso d’inflazione contenuto ed il tasso di cambio che permane di buon livello per gli investitori che “ragionano” sulla base del Dollaro USA.

Al momento di sottoscrivere il Trattato Trans-Pacifico di Partnership TPP, il settore statunitense degli investitori internazionali ha anche aggiunto incentivi ai propri investimenti diretti verso il Vietnam, poi il successo derivato da tali iniziative s’è rivelato ben fondato, dato che gli introiti provenienti da tali investimenti sono praticamente raddoppiati, il che ha dato seguito ad altri accordi più in dettaglio e sempre all’interno della più grande cornice del Trattato Trans-Pacifico di Partnership.

Per dare un altro esempio circa il livello della appetibilità del Vietnam agli occhi degli investitori stranieri, al di là del dato contingente, nell’ottica di medio/lungo periodo, si tenga conto del fatto che –nell’ultima ricerca condotta dalla Organizzazione del Commercio Estero Giapponese JETRO sul livello di fiducia tra gli investitori giapponesi in termini di Grandi Marchi che operano in 20 Nazioni estere differenti in Asia ed Oceania, una ricerca condotta tra Ottobre e Novembre dello scorso anno i cui dati sono stati diffusi la scorsa settimana- ben il 70 per cento degli intervistati ha affermato che continua a ritenere il Vietnam un’importante base d’investimento ed hanno già in mente di pianificare altri investimenti nel Paese. La Organizzazione del Commercio Estero Giapponese ha sottoposto a indagine 9.371 società giapponesi che appunto lavorano in venti Nazioni estere, compresi 435 Marchi che lavorano in Vietnam. I responsabili della Organizzazione del Commercio Estero Giapponese operativi a Ho Chi Minh City, durante una recente riunione, hanno affermato che la percentuale di coloro che hanno risposto all’indagine conoscitiva stanno pianificando di espandere i propri livelli di operatività e che essi sono già più alti rispetto a quelli di altre Nazioni dell’area, come Indonesia con il 66.4 per cento, la Thailandia con il 66.2 per cento, le Filippine con 58.1 per cento, la Cina col 54.2 per cento e la Malaysia con il 51.4 per cento. Infatti il novanta per cento ha risposto che ha chiara intenzione di voler investire in Vietnam. E tra tutti loro vi è assoluta convinzione che il Vietnam continuerà a crescere.

Circa il 60 per cento di chi ha risposto all’inchiesta ha affermato di ritenere che i profitti operativi del 2013 –una volta resocontati- certamente risulteranno permanere  al 60.2 per cento, ovvero più o meno allo stesso livello dell’anno precedente. Il Vietnam attualmente è quarto tra 15 Nazioni che primeggiano nella facilità di acquisizione di manodopera, ma vi sono anche altri fattori positivi aggiuntivi come la scala di mercato, la capacità di crescita e la situazione politica alquanto stabile. Bisogna poi anche considerare –come fanno i giapponesi- che il livello del PIL vietnamita pro capite è intorno ai 2.000 $ e che sale fino a 4.000$ a Ho Chi Minh City. Questo vuol dire anche una discreta capacità di acquisto, oltre che un buon livello di competenze nella produzione.

Le modalità tipiche degli investitori giapponesi si basano su una prudenza iniziale procedendo attraverso un investimento iniziale in scala ridotta prima di procedere via via ad espandersi. In Nazioni dove le risorse umane sono povere, l’espansione può essere frenata e poi tutto ciò condurrebbe ad un eccessivo innalzamento dei costi della forza lavoro. Il che non dovrebbe accadere col Vietnam che ha una popolazione di circa 90 milioni di persone. Inoltre, il Vietnam gode mediamente di meno giorni di vacanze rispetto ad altre Nazioni ed il costo lavoro permane basso. Vi sono però da risolvere alcune questioni spinose, affermano gli intervistati dell’inchiesta giapponese in rappresentanza dell’imprenditoria nipponica: le formalità amministrative, le formalità doganali, il sistema di tassazione, le leggi locali ed i salari in aumento. Questi fattori potrebbero rivelarsi sul medio e lungo periodo dei blocchi e dei pesi eccessivi allo sguardo dei potenziali investitori stranieri, i quali in poco tempo, potrebbero rivolgere le proprie attenzioni verso altre zone del Mondo più lucrative e meno costose, magari anche nella stessa Asia.

 

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