giovedì, Ottobre 1

Il Venezuela foraggia i grillini? Manca la canna fumante. Ma se si guarda al passato… Un Paese come il Venezuela aveva bisogno di foraggiare un nascente M5S, un semi-sconosciuto Gianroberto Casaleggio? Non si deve escludere qualcosa solo perché non appare logico

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Racconta, Indro Montanelli, di aver avuto, nella sua lunga vita di giornalista, una sola occasione di incontro con il primo presidente dell’ENI, Enrico Mattei: un lungo colloquio, «una cena a quattr’occhi, in cui parlammo di una cosa sola, sempre quella, il petrolio: ogni volta che cercavo di sviare il discorso lui ci tornava».

Raccontando di questo sua cena in una delle sue ‘Stanze’ pubblicate sul ‘Corriere della Sera’, Montanelli annota che Mattei sulla politica esercitò il suo peso nei modi leciti e illeciti: «in quanto per raggiungere i suoi fini – che erano quelli dell’ENI – egli corruppe tutti i partiti, e candidamente anche lo disse: «Per me i partiti sono come i taxi, li prendo perché mi trasportino dove voglio, e alla fine della corsa li pago».
Corruppe tutti, rimanendo egli stesso incorruttibile, come dimostra il fatto che dopo avere per almeno due decenni fatto da padrone monopolista di tutto il campo energetico, morì quasi povero: delle tante mance che aveva distribuito ai taxi e ai taxisti, nemmeno un soldo gli era rimasto appiccicato alle mani. Non amava il denaro. Amava il Potere, che di solito esclude qualunque altro amore, compreso quello del denaro».

Val la pena di ricordarla questa citazione-ricordo di Montanelli. Serve a spiegare tante cose. Ma prima di proseguire, una nota a margine: Mattei, unanimemente, è considerato una sorta di padre della patria, l’uomo che ha saputo assicurare all’Italia, priva di risorse energetiche, autonomia e indipendenza in un settore strategico. Probabilmente proprio questo l’ha condannato a morte: la sua spregiudicata politica nei confronti dei Paesi arabi e della Russia è all’origine del complotto che lo ha ucciso.

Perché questa lunga chiosa? Il petrolio (che solo dieci anni fa era infinitamente più prezioso di quanto lo sia ora) ha condizionato una quantità di scelte politiche del nostro Paese. I presidenti dell’ENI, che si chiamassero Eugenio Cefis o per dire, Paolo Scaroni, sono sempre stati molto più potenti e influenti di ministri anche di primo piano; per contro, le nomine ai vertici dell’ENI sono sempre stati preda ambita spartita dai maggiori partiti al potere.

Per scrivere la vera storia di questo paese, gli storici dovrebbero poter frugare in due archivi da sempre inaccessibili: da una parte quello dell’Arma dei Carabinieri; dall’altra, gli archivi dell’ENI. Per dare un’idea: negli anni ’60, quando dopo una furibonda campagna anti-ENI condotta da Marco Pannella su ‘Agenzia Radicale’, si lumeggiò la possibilità di un’irruzione della magistratura romana nei palazzi dell’ENI, nel giro di poche ore, una fila sterminata di camion provvide a svuotarne gli archivi e trasferirli in poche ore in luoghi sicuri e inaccessibili ‘al Nord’.

Altro esempio significativo e illuminante: qualche anno fa (era ancora vivo il presidente venezuelano Hugo Chavez), il quotidiano di Confindustria ‘Il Sole 24 Ore’ pubblica una lunga ed entusiastica intervista all’allora presidente di ENI Scaroni. Il sistema populistico-marxista instaurato da Chavez viene magnificato oltre ogni misura, e lo stesso Chavez promosso a grande statista di livello mondiale; un qualcuno che può stare alla pari con i presidenti di Stati Uniti, Russia e Cina. Uno dei prezzi da pagare per uno dei più vasti giacimenti di petrolio al largo di Maracaibo, gestiti dall’ENI.

Ancora qualche altro ‘indizio’. Brucia che non si riesca a venire a capo della vicenda di Giulio Regeni. E alzi la mano chi ha il cuore di dire ai genitori che la giustizia per quel ragazzo torturato e ucciso è sacrificata all’altare di interessi di Stato? Non solo la lucrosissima vendita di armi. Il dittatore egiziano al-Sisi, strafottente, ha assicurato che tutto verrà fatto dal Cairo per venire a capo dell’‘affaire’. Per dirlo, ha scelto il giorno in cui, alla presenza delle autorità di governo italiane e del presidente dell’ENI Claudio De Scalzi si inaugurava l’enorme giacimento di gas al largo delle coste egiziane, il giacimento di Zohr. Compatecipazione ENI; nel caso l’Italia insista con le domande scomode, la solidale Francia di Emanuel Macron aveva già fatto sapere di essere pronta a sostituire con la sua bandiera quella italiana.

Lo stesso discorso vale per la Libia, pre Gheddafi, e poi nel lungo periodo della dittatura gheddafiana. Non si spiegano altrimenti i venti e passa anni di salamelecchi, che hanno coinvolto tutti i governi, quali che fossero. Non si spiega perché quarant’anni fa il servizio segreto militare italiano si preoccupa di avvertire Gheddafi che i francesi l’hanno preso di mira, vogliono abbattere l’aereo su cui viaggia. Gheddafi torna a Tripoli incolume, chi ci va di mezzo è il povero DC-9 Italia partito da Bologna ed esploso sui cieli di Ustica…Non si tratta delle fantasie di chi scrive. Sono le affermazioni rese dal presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che su queste cose sguazzava e la sapeva molto lunga. Del resto l’Italia (ma non solo l’Italia) non ha sempre conservato ottime relazioni con qualsivoglia regime violento, autoritario e dittatoriale, si chiami Iran, Irak, Arabi Saudita, Kazakistan, Cina, ecc.?  

Questi sono i contesti. Storie, vicende, che fanno impallidire i pur fantasiosi scenari descritti nei loro romanzi da John Le Carré o Tom Clancy. La realtà, quasi sempre, si rivela più ‘interessante’ delle fantasie.

Sembra un tempo sideralmente lontano, quello di appena dieci anni fa; però ripercorrerne anche a volo d’uccello le varie tappe aiuta. Il 2010 si è lasciato alle spalle il terrificante terremoto dell’Aquila, una devastazione che causa la morte di oltre trecento persone1500 feriti. La pessima gestione di quel terremoto, nei mesi successivi, contribuisce a creare quel clima di sfiducia e di rabbia che poi troverà ‘sfogo’ in modo imprevedibile. Anche perché, al solito, tante sono le promesse e le assicurazioni destinate a restare lettera morta.

Un altro ‘sintomo’ lo si può cogliere il 13 dicembre 2009: dopo un comizio in piazza Duomo a Milano, Silvio Berlusconi, all’epoca Presidente del Consiglio e incontrastato dominus non solo di Forza Italia, ma della coalizione di centro destra battezzata Partito delle Libertà, e viene gravemente colpito al volto con una riproduzione in miniatura del duomo, lanciata da distanza ravvicinata. Massimo Tartaglia, ‘l’attentatore’ verrà ritenuto incapace di intendere e di volere, e perciò assolto, ma l’episodio è rivelatore di un clima’.

Le elezioni regionali del 2010 sembrano confermare la solidità del governo Berlusconi. Ma gli scricchiolii non mancano: sotto forma di un durissimo scontro politico interno al PdL fra il vertice del partito ed il Presidente della Camera Gianfranco Fini (il famoso: ‘Che fai, mi cacci?’); il 30 luglio 2010, si consuma una clamorosa scissione: 33 deputati e 10 senatori politicamente vicini a Fini costituiscono nuovi gruppi parlamentari denominati ‘Futuro e libertà. Per l’Italia’. Anche se Fini passa all’opposizione, il tentativo, nel dicembre 2010, di sfiduciare il governo, non ha successo. Berlusconi conserva una maggioranza in Parlamento, anche se fortemente ridimensionata a soli tre voti in più. Ma ecco che il 21 dicembre 2010 Berlusconi viene indagato dalla procura di Milano, in seguito allo scandalo denominato ‘Rubygate’: accuse di sfruttamento della prostituzione minorile con l’ipotesi di aver fatto sesso dietro retribuzione con la ballerina di night club minorenne, Karima ElMahroug, e di presunta concussione per aver indotto i funzionari della Questura di Milano ad affidare indebitamente la ragazza, scappata da una comunità per minori, alla consigliera regionale lombarda Nicole Minetti. La stampa nazionale ed estera danno molta enfasi all’avvenimento.

Il 2010 non fa presagire nulla di quello che accadrà. Però, con il senno di poi, i segnalidi qualcosa che si muove e si agita nell’opinione pubblica italiana si possono cogliere. Alle elezioni amministrative 2011 infatti, si registra un vistoso consenso nella maggioranza e una vittoria sostanziale delle liste di centro-sinistra. Durante l’estate 2011 la ‘Crisi del debito sovrano europeoraggiunge elevati livelli di criticità in Italia, e il governo Berlusconi rivela tutti i suoi limiti. Di lì a poco, la crisi, le dimissioni e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affida a Mario Monti l’incarico di formare un governo tecnico.

In quest’arco di tempo si inseriscono anche i fatti emersi in queste ore? Affermarlo è un azzardo; ma escluderlo è ancor più azzardato.

Si arriva dunque ai finanziamenti del Venezuela al Movimento 5 Stelle? Certo, così come viene descritta la cosa, le ‘lacune’, i buchi sono tanti; meglio essere prudenti, e applicare la sana regola insegnata da uno dei dirigenti del Mossad: la regola del ‘cui prodest’ in questo tipo di situazioni, raramente porta alla verità e all’accertamento dei fatti; anzi, spesso fa fare degli errori. Un Paese come il Venezuela aveva bisogno di foraggiare un nascente M5S, un semi-sconosciuto Gianroberto Casaleggio? Fermo restando che al momento non c’è alcunacanna fumante’ (e difficilmente ci sarà mai), non si deve escludere qualcosa solo perché non appare logicoNel suo spasmodico tentativo di uscire dall’isolamento internazionale in cui si trovava, perché qualcuno a Caracas non può aver pensato di giocare anche questa carta? Chi lo può escludere davvero? Chi ha tempo e voglia, grazie alla moderna tecnologia, può fare facilmente una ricerca navigando su internet e rinfrescarsi la memoria: un signore, Mario Foligni, leader di un minuscolo Nuovo Partito Popolare; una vicenda riassunta con una sigla: ‘Dossier MI-FO-BIALI’. Un vorticoso giro di denaro e provviste di petrolio con la Libia di Gheddafi

Uno come Gheddafi che foraggia Foligni? Incredibile. E allora andatevi a leggere gli atti delle inchieste. Ecco dunque che il confine tra vero, falso, verosimile, inverosimile si fa tenue, evanescente, sfuggente. Magari il settimanale spagnolo ‘ABC’ è caduto in un bel trappolone… Magari.  

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