domenica, Agosto 25

Il veleno della democrazia di Ursula von der Leyen Uso delle decisioni a maggioranza in politica estera e aumento dei poteri del Parlamento europeo: la grande occasione se a Roma avessimo politici veri e seri, arma a doppio taglio stupenda e micidiale

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Secondo lo storytelling (uso la parola inglese perché, come noto, Luigi Di Maio parla solo inglese, anche se lui avrebbe usato l’articolo al femminile, come per ‘la’ mail) secondo dunque lo storytelling del ‘premier’ (ama tanto chiamarsi così, e diamogli questa soddisfazione!), Giuseppe Conte, il medesimo avrebbe compiuto una abilissima e provvidenziale manovra, nel convincere gli stellini brussellesi a votare per la signora Ursula von der Leyen, perché i medesimi appaiono, così, decisivi, e si potrà quindi ‘condizionare’ la signora, almeno nella scelta del commissario italiano, e magari anche nella futura politica europea verso l’Italia.
Sarà. Contento lui…

Io avrei almeno qualche piccolo dubbio per almeno due motivi.
Ha dimostrato, il premier, che non conta poi tanto, visto che haconvintosolo gli stellini e non i leghisti. Orbene, sia chiaro, i partiti nel PE votano come gli pare, anzi, i singoli parlamentari, ma qui c’è una particolarità. Conte ha fatto, correttamente, il suo mestiere, cercando di ottenere che i partiti della sua maggioranza votassero secondo quello che a lui pareva essere l’interesse dell’Italia. Ma, appunto, ha fallito, perché, se è vero che gli stellini hanno seguito le sue indicazioni, è altrettanto vero che il suo (?) Ministro degli Interni se ne è altamente fregato, e non solo il ‘premier’ non lo ha cacciato (e che ‘premier’ è se non caccia i ministri, i ‘premier’ veri lo fanno tranquillamente!) ma quello lo ha preso anche in giro, dicendogli che non voleva votare come il PD e Berlusconi. Ma insomma, contento lui …
Il fatto è che ilpremiercrede, o almeno dice, che avendo dato questoaiutino alla von der Leyen ora può chiederle qualcosa in cambio. Tipico ragionamento da politicante italiano (e sorprende, perché lui non dovrebbe esserlo) che, per favore spiegateglielo, nella politica internazionale non funziona.
E sì che dovrebbe averlo capito, da quando di ritorno da Bruxelles disse che aveva convinto tutti a prendersi i migranti per dovere constatare dopo mezzora che non era così. E ora ci riprova. Per di più in una situazione di grandissima debolezza, dato che non può ‘garantire’ alla signora von der Leyen proprio nulla di più (e forse nemmeno) dei voti degli stellini. Cioè, non si capisce bene che cosa mai la von der Leyen si potrebbe aspettarsi da lui, tanto più che lui, il suo partito e il suo alleato, passano la gran parte del loro tempo a insultare i socialisti e i popolari che, nel bene o nel male, a Bruxelles hanno la maggioranza.

Certo, visto il discorso della signora von der Leyen, potrebbe tentare un colpo intelligente (rischioso, ma utile): proporre una donna. Non so dove la troverebbe, Giorgetti gli mangerebbe il fegato, Moavero altro, ma sarebbe una buona mossa.
Ma se Conte vuole contare qualcosa, deve farlo sul piano internazionale, con la logica dei rapporti internazionali, dove contano due cose, due sole cose: la forza e l’affidabilità. E qui, non siamo deficitari, siamo inesistenti.

Ma veniamo al discorso della signora von der Leyen, che è molto interessante. Sì è vero, un discorso molto merkelliano, ma la signora Angela Merkel, tra tutti i suoi difetti, ha e aveva un grande fortissimo pregio: un amore sviscerato per l’Europa e non -è troppo banale e da bar dirlo- per continuare la ‘supremazia’ tedesca. Che c’è, è un dato oggettivo. Il punto è come piegare quella supremazia ad una politica che tenga maggiore conto degli interessi altrui.
E infatti, spiega con chiarezza che per lei, nella sua storia personale, l’Europa come concetto e anche come luogo geografico e culturale, politico, è venuta prima della Germania. Magari non è vero, ma dirlo è fondamentale e lei lo ha detto chiaro e tondo.

In un discorso tutto teso a ribadire due concetti, che pone sempre insieme: il rispetto delle regole (anzi, la ‘rule of law’ in una regione del mondo che nasce dal diritto romano, è lei che lo dice) e l’attenzione alle esigenze dei più deboli, magari anche più esigenti solo perché (è di nuovo lei a dirlo) la geografia li ha messi in una posizione particolare, ma non è giusto (badate bene, la signora von der Leyen non lo dice esplicitamente, ma lo lascia capire chiaramente) che abbiano danni solo per quello.

Cari Conte, Di Maio e Salvini, per favore leggete quelle frasi: sono in inglese, ma ve le traducono volentieri anche a Roma. Leggete bene: regole e ‘attenzione’. In questo ordine, perché è l’attenzione quella, che ben gestita e non abusata, aiuta a cambiare le regole.
E qui appaiono (abilmente detto altrove, ma la signora von der Leyen non è nata esattamente ieri!) la proposta e l’offerta: l’offerta di lavorare per una modifica delle regole di Dublino, superandole (attenti signori ‘premier’ e suoi amici!) non solo modificandole. Superandole: significa facendo politica, come si suol dire, cioè arrivando a cambiare le carte sulla base di un negoziato intelligente e leale, dove le porte non si sbattono, anzi le porte non ci sono.

E la proposta è una chicca, ma attenti signori ‘premier’ e compagnucci vari, una chicca che, come ahimè tutte le chicche, è anche capace di generare mal di pancia immensi e definitivi: l’uso delle decisioni a maggioranza in politica estera (specialmente, in politica estera) e, detto anche qui altrove, un aumento (una bestemmia per la Corte Costituzionale tedesca e, purtroppo, anche per certi politicanti nostrani) dei poteri del Parlamento europeo, cioè, un aumento della democrazia, della democrazia europea.

Eccolo il veleno, ma anche la grande occasione se avessimo a Roma dei politici, perché se si decide di decidere a maggioranza, la cosa può essere ottima per l’Italia, che potrebbe cercare di mettere in minoranza i ‘brutti olandesi’ ad esempio, ma, caro signor ‘premier’, anche l’Italia. Un’arma a doppio taglio stupenda (perdonatemi io credo che l’Europa sia una cosa seria e vitale, e quindi per me è bello che sia così) e micidiale, perché se i nostri governanti continuano a fare i fenomeni e a passare il proprio tempo a sputare veleno, non solo sull’Europa ma sugli altri Stati membri, di andare in maggioranza ce lo possiamo scordare. E non credo, con tutto il rispetto, che il religiosissimo Lorenzo Fontana sia la persona meglio adatta a fare questa politica. E allora, vantare il proprio successo, mentre dietro la porta ha quel pesce non è proprio l’ideale.

Quanto al rafforzamento del Parlamento europeo, sorvoliamo. Ce li vedete voi Salvini e Di Maio a perseguire una strada simile? Un Salvini che non sa cosa è il Parlamento, e manco ‘accetta’ di andarci (pare, infatti, che in queste ore abbia nuovamente cambiato idea rispetto al riferire su Moscopoli, a dimostrazione di quanto dicevo ieri), e un Di Maio che si propone di … abolirlo.

Tanto più che una delle frasi chiave del discorso della signora von der Leyen (vede come si fa signor ‘premier’? si dicono le cose qua e là, un po’ a sorpresa, per poi permettere a chi lo vuole, di metterle insieme e cavarne un costrutto unitario) dice chiaro, chiarissimo, senza equivoci, che l’economia europea richiede bilanci seri e in equilibrio. Provi caro signor ‘premier’ a spiegarlo a Di Maio e Salvini … ma se ci prova, si tenga a distanza, quelli mordono!

Una cosa non mi è piaciuta del suo discorso. La conclusione, quando dice «Es lebe Europa» e lo ripete due volte in inglese e in francese … e l’italiano?
È da lì, signor ‘premier’, è da lì che si deve cominciare!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.