martedì, Ottobre 20

Il valore di molte imprese potrebbe essere sovrastimato (falso?) Si dovrebbero sviluppare politiche di trasparenza delle imprese per un progressivo cambiamento della formula imprenditoriale tradizionale

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Il titolo di questo articolo potrebbe far sobbalzare alcuni addetti ai lavori della finanza, ma, peggio ancora, investitoriretail’ cioè i risparmiatori.

Il senso e la sua attendibilità concettuale derivano da un articolo (di 5 giorni fa) sulla sostenibilità di due professori di Harvard, R. Cohen e G. Serafeim (‘How to measure a company’s real impact’) che affermano che l’EBITDA (‘utili prima degli interessi, delle imposte, del deprezzamento e degli ammortamenti’), usato per confrontare  i risultati di diverse aziende di vari settori (linee aeree, produzione di carta e prodotti che derivano dal legname, materiale da costruzione, contenitori ed imballaggi, industria del petrolio e del gas), in chiave di valutazione per una offerta pubblica, sarebbe non veritiero perché dovrebbe diminuire di più del 25% e quindi il calcolo dei loro profitti sarebbe sovrastimato (falso?).

Per quale motivo? Non si è calcolato il danno ambientale e sociale che esse procurano ed i costi che esse generano per sé e per il sistema, per gli stakeholders e per gli shareholders.

Ed infatti gli investitori istituzionali, ora e sempre di più, basano i loro calcoli per le decisioni degli investimenti, considerando l’approccio delle imprese al cambiamento climatico, il rispetto della diversity in impresa e la tutela della salute dei consumatori. In una logica di CSR (Corporate Social Responsibility) e di valore e ruolo sociale generato.

In quest’ottica l’EBITDA della Nestlè dovrebbe essere tagliato del 5% (1.6 miliardi di dollari) e dell’Associated British Foods del 62% (1,8 miliardi di dollari).

E questo taglio dei profitti vale per imprese di alcuni settori specifici: semiconduttori, conglomerati industriali del commercio al minuto ed altri ancora.

Nel 2018 una ricerca su 1.694 imprese (condotta da IWAI-Impact-Weighted Account Initiative di Harvard Business School), che avevano l’EBITDA positivo, attesta che il 15% di esse avrebbe azzerato il profitto e il 32% avrebbe dovuto diminuirlo del 25% e più.

Per far fronte a questo possibile inganno si dovrebbero sviluppare politiche di trasparenza delle imprese utili per adeguare la loro tassazione proporzionale all’inquinamento indotto, alle politiche retributive al di sotto del salario minimo e produzione di prodotti che inducono all’obesità e a malattie varie.

Si stanno sviluppando incentivi di diminuzione della tassazione se si risolvono i problemi prima accennati.

Inoltre sono attive politiche di valutazione delle politiche ambientali e di impatto sociale delle imprese al fine di decidere se investire o meno in quelle imprese.

La trasparenza nei confronti dei consumatori passa attraverso la chiarezza e leggibilità delle etichette, la verifica delle promesse comunicative e di pubblicità. Per esempio nel mondo delle automobili, verificando la sicurezza, la convenienza, la soddisfazione dei clienti, l’efficienza del carburante e delle emissioni, le imprese che mantengono le promesse sono Tesla, Renault, Hyundai e Nissan.

Per politica di ‘Investimento Sostenibile e Responsabile’ (SRI) si intende ‘una strategia di investimento orientata al medio-lungo periodo che, nella valutazione di imprese e istituzioni, integra l’analisi finanziaria con quella ambientale, sociale e di buona governance (ESG- Environmental, Social and Governance), al fine di creare valore per l’investitore e per la società nel suo complesso’ (si veda ‘Forum per la finanza sostenibile-2014’ – ‘L’Investimento Sostenibile e Responsabile: una definizione al passo con i tempi’).

Il mercato dell’’Investimento Sostenibile e Responsabile’ italiano è dominato da pochi influenti investitori istituzionali; tuttavia la quota di fondi sostenibili retail offerti dagli asset managers italiani è cresciuta significativamente negli ultimi anni. Nel 2017, ad esempio, i fondi pensione italiani hanno dimostrato ancora una volta un impegno crescente nei confronti dell’SRI, perseguendo principalmente strategie di esclusione e Norms-Based-Screening (NBS). Per quanto riguarda gli investitori retail, c’è un interessante aumento della quota di fondi e prodotti sostenibili distribuiti dagli asset managers italiani. Le ricerche di mercato sugli investitori retail italiani, condotte da FFS e Doxa nel 2017, confermano la crescente consapevolezza dell’importanza delle problematiche ESG nelle attività finanziarie: il 92% dei risparmiatori ritiene importante (e il 45% molto importante) incentivare gli investimenti sostenibili e responsabili (si veda ‘Forum per la finanza sostenibile e Doxa-2017. ‘Il risparmiatore responsabile’, Seconda edizione).

In un recente articolo, E. Borgonovi, economista aziendale della Bocconi, affronta un tema centrale dell’economia capitalistica e del funzionamento delle imprese: ‘la motivazione dell’agire economico. Secondo Adam Smith è l’interesse egoistico, seppur inserito in un sistema di valori cari a un filosofo morale quale egli era. Le teorie economiche e di management basate sul principio della razionalità (economica), inserite nel movimento filosofico culturale del positivismo scientifico, hanno considerato la remunerazione dell’imprenditore e dei proprietari del capitale come motivazione prima e, al tempo stesso, come misura del successo delle aziende.
Sul piano contabile il profitto è misurato dalla differenza tra i valori di scambio per la cessione dei beni prodotti e il valore di tutti i fattori produttivi negoziati negli scambi, compreso il costo del lavoro. La massimizzazione assoluta del profitto, reddito in termini contabili, è diventato l’obiettivo da massimizzare/ottimizzare per i proprietari di capitale e gli imprenditori che accettano il rischio dell’attività’.

Se sono veri, come lo sono, i dati della ricerca espressi precedentemente, è necessario sviluppare un progressivo cambiamento della formula imprenditoriale tradizionale e connotare l’imprenditorialità come sociale e con la caratteristica di passare dal reddito contabile al reddito come sistema di valori.

Superando la teoria positivista neoclassica tale per cui il motore e la misura del successo di una impresa sono il profitto o la massimizzazione assoluta della remunerazione degli azionisti e dell’imprenditore e convertendosi alla teoria del bilanciamento fra shareholders e stakeholder con una massimizzazione relativa del profitto strumentale per dare corpo al ‘mantra’ virtuoso aziendale della continuità, perdurabilità, efficienza ed efficacia dell’impresa. Teoria? No teoretica che integra i valori con il valore  e dà il giusto valore alle imprese.

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.