domenica, Marzo 24

Il terrorismo islamico si abbatte nuovamente sul Sud delle Filippine Attentato all’ingresso di una chiesa nell’Isola di Jolo: la risposta terroristica al referendum per l’autonomia del Bangsamoro

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Nella giornata di ieri, domenica 27 gennaio, due bombe sono esplose all’ingresso di una chiesa sull’Isola di Jolo. Il bilancio più preciso (vi sono stati conteggi sovrapposti e incerti) ha poi condotto a 20 morti, dei quali 15 civili e 5 militari. Altre 81 persone sono rimaste variamente ferite, tra le quali 14 soldati, due poliziotti e 65 civili. L’attentato avviene a meno di una settimana dal referendum che riguarda proprio questa parte delle Filippine in merito all’attribuzione di autonomia regionale e territoriale, visto che la Provincia è di estrazione maggioritaria musulmana e da tempo è funestata da scontri tra le forze del governo centrale e frange separatiste locali che poi hanno fatto richiamo ad organizzazioni terroristiche dal respiro più transnazionale fino allo Stato Islamico. Le due esplosioni sono state attentamente studiate, non solo per la tempistica (il voto referendario ed il fatto che sia accaduto di domenica quando le chiese cristiane sono più affollate) ma anche per la tecnica terroristica: una prima bomba sulla porta ed una seconda quando si è creato il panico e le forze militari hanno cercato di rispondere all’attacco. La chiesa scena dell’attacco, ovvero la Cattedrale di Nostra Signora del Monte Carmelo, era stata già oggetto di attentati in precedenza.

Più di 2.8 milioni di residenti nella Regione Autonoma del Mindanao Musulmano saranno chiamati tra poco a votazioni conclusive finalizzate alla creazione di una legge ed alla espansione della Regione denominata Bangsamoro. Una legge che preveda maggiori stanziamenti e finanziamenti e un pieno controllo delle proprie risorse. Un ulteriore turno di votazioni è infatti previsto il prossimo 6 febbraio. Alcuni politici locali si oppongono a queste votazioni rifiutando di cedere il controllo delle loro aree a una nuova entità politica che controllerà l’intera regione.

E’ la fine di almeno due decenni di colloqui finalizzati a concludere e terminare l’insorgenza locale che ha condotto alla morte di migliaia di persone e che di fatto ha rappresentato il maggior blocco allo sviluppo della seconda isola per estensione delle Filippine, ricca di minerali per un controvalore stimato in 300 bilioni di dollari USA. Gli esperti in materia economica e finanziaria ritengono che – se questa legge venisse siglata e ufficializzata – ne trarrebbero vantaggio tutte le parti in essere, soprattutto se ne avvantaggerebbe il settore dei potenziali investimenti, poiché l’area diventerebbe fortemente attrattiva per i principali attori nel campo degli investimenti sia appartenenti all’area asiatica sia in quella più estesamente intesa a livello globale. Gli stessi esperti in materia ritengono che la regione potrebbe essere la sede destinataria di due milioni di Pesos filippini in forma di investimento già nell’arco del solo anno corrente a seguito della conquista della piena autonomia.

Il Presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, ha sempre sostenuto la campagna finalizzata alla istituzione della nuova regione affermando che ciò potrà sostenerlo nella sua opera volta alla pacificazione di quella fetta rilevante del territorio nazionale e questo gli consentirebbe anche di poter caldeggiare con maggior forza una serie di investimenti e finanziamenti sia privati sia pubblici destinati allo sviluppo dell’area, dopo il voto favorevole alla riforma costituzionale che aprirebbe la via alla più piena autonomia politica, amministrativa ed economica della regione. «L’ approvazione da parte vostra di questa legge non servirà solo come espressione del vostro desiderio di concludere più di mezzo secolo di duri combattimenti nella regione» – ha affermato Duterte – «ma servirà anche come testamento della vostra determinazione a portare vera e sincera pace e sviluppo nel Mindanao Musulmano».

Tutti sanno naturalmente che vi saranno grandi sfide da affrontare in specie nel settore degli investimenti anche se il plebiscito arrida alla proposta della piena autonomia della regione. Per gli esperti, infatti, vi è da considerare – tra numerose altre cose – la durezza della condizione di povertà della zona e la forte carenza di infrastrutture. Il primo aspetto implica che – stante una condizione di povertà relativa o assoluta che essa sia – la capacità di acquisto bassa è un problema nel caso in cui si intenda avviare una fase di sostegno alla crescita della economia reale della regione e il secondo motivo – tra i più evidenti – quello delle infrastrutture fatiscenti o nulle è un fattore che metterebbe in ginocchio qualsiasi investitore decida di giungere nell’area e investire il proprio denaro in una qualche attività produttiva. Infine, vi è da considerare anche un altro fattore, ovvero, il costo dell’energia che localmente permane alto e che quindi porrebbe un freno non indifferente sia ai potenziali investitori sia a chi voglia sostenere le attività produttive locali. Tanto per dare un elemento di ragguaglio, la regione ha il più alto tasso di povertà delle Filippine, con più della metà della popolazione considerata povera in base ad una ricerca di fonte governativa svolta nel 2015.

Nonostante i problemi dell’area non siano di piccola entità, la regione autonoma musulmana ha mostrato diversi elementi che inducono ad uno spirito speranzoso ed ottimista per il futuro. La sua economia, ad esempio, è cresciuta con un tasso record del 7.3 per cento nel 2017, diventando la prima regione in termini di velocità di crescita delle Filippine ed ha battuto il tasso di crescita nazionale che si è attestato al 6,7 per cento.

I depositi minerali sono stimati per un controvalore di più di 300 bilioni di Dollari USA cioè circa il 40 per cento delle riserve minerarie di tutta la Nazione secondo stime prodotte da fonte governativa. Nonostante tutto ciò, l’economia delle Filippine permane ancor oggi di tipo agricolo e il settore minerario contribuisce solo per l’1 per cento all’output complessivo del Paese. «Se io fossi un investitore guarderei fuori da questa regione» – ha affermato Teresita Deles, ex consigliera per i colloqui di pace – «Ha grande potenziale economico e il suo sviluppo potrebbe davvero sostenere la crescita della nostra Economia da qui verso il futuro».

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