domenica, Dicembre 15

Il temporale annunciato di Giorgetti Palazzo Chigi dovrà patire un durissimo assedio in autunno, e intanto congelamento dei fondi per le periferie, IVA, flat tax, reddito di cittadinanza

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Giancarlo Giorgetti, lombardo purosangue di Cazzago Brabbia, comune di un migliaio di abitanti nel varesotto, è un esponente della Lega Nord con una discreta esperienza politica: è stato segretario nazionale della Lega Lombarda dal 2002 al 2012, capogruppo per la Lega alla Camera dei Deputati nella diciassettesima e diciottesima legislatura. Dal 1 giugno del 2018 ricopre la carica di Sottosegretario della presidenza del Consiglio dei ministri. Quello che la scheda non dice è che Giorgetti è uno degli uomini chiave della Lega affrancatasi da Umberto Bossi e plasmata da Matteo Salvini. Quest’ultimo è personaggio dalla parlantina facile, battuta ad effetto, abile comunicatore. Sa cos la sua ‘gente’ vuole sentirsi dire, e glielo dice. Giorgetti è un’altra pasta di leghista: non gli interessa il bel gesto; parla poco, preferibilmente sottovoce; è uomo del ‘fare’, nel senso che è più attento ai meccanismi del potere, che gestisce con discrezione e ‘contratta’ con innato pragmatismo. Dalla postazione chiave della presidenza del Consiglio, passano tutti i dossier di Governo e sotto-Governo, con le nomine e la distribuzione delle prebende. Gli si addice perfettamente la frase chiave e cult di ‘Pulp Fiction‘, il capolavoro di Quentin Tarantino: «Sono il signorWolf, risolvo problemi».

Giorgetti-Wolf parla poco, ma quando lo fa, lascia il segno. Alla vigilia di Ferragosto parla con ‘Libero‘, ed è una chiacchierata interessante, molti frequentatori dei ‘palazzi’ del potere romano e non solo l’hanno compulsata con nervosismo e preoccupazione. Giorgetti, a differenza di molti esponenti e colleghi di Governo, impegnati in queste ore a spalmare ottimismo e indicare obiettivi risolvi problemi, lancia un allarme:  «A fine agosto i fondi speculativi ci aggrediranno, può accadere quello che è successo a Silvio Berlusconi sette anni fa». In una ventina di parole evocato lo spettro di un complotto internazionale ai danni del Governo di Giuseppe Conte (e Luigi Di Maio e Salvini); indicati i mandanti, e le ragioni di un paventato insuccesso del Governo giallo-verde.

Per Giorgetti palazzo Chigi dovrà patire un durissimo assedio in autunno:  «L’Europa e le èlite temono questo GovernoSono preoccupato il giusto, ma l’attacco io me lo aspetto: i mercati sono popolati da affamati fondi speculativi che scelgono le loro prede e agiscono. Abbiamo visto cos’è accaduto a fine agosto nel ’92 e sette anni fa con Berlusconi. Il Governo populista non è tollerato. La Ue teme che, se funziona in Italia, altri Paesi possano imitarci».
Sente aria di temporale, Giorgetti: «L’Italia è un grande Paese e ha le risorse per reggere, anche grazie al suo grande risparmio privato. Quello che mi preoccupa è che, nel silenzio generale, gran parte del risparmio italiano è stato portato all’estero e quindi la gestione dei nostri titoli non è domestica».
Poi la replica a quanti vaticinano un prossimo collasso dell’alleanza Lega-Movimento 5 Stelle:  «Ci converrebbe tornare al voto subito, incassare il consenso e annientare PD e Forza Italia, ma noi lavoriamo nell’interesse del Paese, non delle nostre botteghe, per questo credo che l’orizzonte non sarà di breve termine», dice il Sottosegretario, «L’accordo è saldo e ne abbiamo dato prova: M5S ci è venuto dietro sull’immigrazione e noi abbiamo tenuto duro sul decreto dignità. È una situazione incredibilmente nuova. Basti pensare che all’inizio tutti erano convinti che la debolezza del Governo sarebbe stata la politica estera, che invece si è rivelata il nostro punto di forza».

Non c’è solo il possibile nubifragio autunnale evocato da Giorgetti. Ci sono anche le ‘bombe d’acqua’ estive. L’ultima è un emendamento al ‘milleproroghe’, approvato giorni fa dal Senato. Con questo ‘milleproroghe’ palazzo Madama ha approvato il congelamento di 1,6 miliardi destinati dai governi Renzi-Gentiloni alla riqualificazione delle periferie. Un voto che ha provocato una vera e propria insurrezione dei Comuni; la CGIL calcola un blocco fino al 2020 delle convenzioni sottoscritte tra sindaci e Governo per il finanziamento dei progetti relativi al bando periferie che interessano 96 città. Per inciso: l’emendamento è stato votato anche dai senatori del PD, che poi si sono ‘giustificati’ dicendo di aver commesso un errore: l’ora tarda in cui si è discusso il provvedimento, e la scrittura involuta non lasciava capire la gravità della decisione che il Senato stava prendendo. Insomma, pèso el tacon del buso.
Ad ogni modo, la Sicilia perde 218 milioni; seguono la Toscana con 148, e il Veneto, con una perdita di 132 milioni. Proprio il Veneto, governato dal leghista Luca Zaia, organizza un appuntamento dei sindaci per il 14 agosto con la presenza dei sindaci di Belluno, Treviso, Verona, Padova, Rovigo, Venezia.

A questo non piccolo pasticcio, va aggiunta la rinnovata volontà di attuare flat tax, non modificare ma ‘ritoccare l’IVA (cosa potrà mai essere un ritocco senza modifica, lo sapremo), il reddito di cittadinanza, e altre promesse elettorali. C’è il ‘nododella presidenza RAI (e dei corposi pacchetti di nomine relative a reti e telegiornali), e altre simili quisquilie, come 250 altri enti e centri di potere reale che attendono di essere risolte

Mettete in fila tutti questi dossier, ed ecco che si giustificano i timori di Giorgetti. Ma lui (e Di Maio e Salvini) hanno un paio di formidabili alleati: una Forza Italia che si decompone; un PD precipitato in una crisi che sembra  ormai cronicizzarsi. Al punto che Matteo Renzi, pur reduce da ben sette sconfitte elettorali, e responsabile dello sfacelo del suo partito, coltiva seriamente l’idea di tornare alla guida del partito. Tu chiamalo, se vuoi, delirio da impotenza.

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