giovedì, Ottobre 17

‘Il Sudan è chiuso per lavori di ristrutturazione’, parola dei sudanesi Lo sciopero iniziato ieri sta raccogliendo molto successo; la giunta militare è sempre più decisa a non cedere e si starebbe preparando allo scontro finale. La guerra civile è dentro l’angolo

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Ieri lo sciopero generale di due giorni, indetto da Alliance for Freedom and Change (ALC) -le Forze per la Libertà e il Cambiamento-, ha registrato una forte partecipazione in tutto il Paese.
Allo sciopero si sono uniti anche i piccoli commercianti. Beffardamente lo slogan dello sciopero è: ‘Il Sudan è chiuso per lavori di ristrutturazione’. La capitale è stata paralizzata. La maggior parte dei dipendenti dei settori pubblico e privato, dei dipendenti della principali banche, e il personale docente e di supporto delle Università ha aderito allo sciopero.

Due le adesioni che fanno preoccupare la giunta militare: quella dei dipendenti della Banca Centrale (dove sono custoditi i milioni di dollari appena arrivati da Arabia Saudita ed Emirati Arabi) e i lavoratori della industria militare. L’adesione dei controllori di volo e personale dell’aeroporto internazionale di Khartoum sarebbe stata impedita dai militari, grazie a minacce e pesanti intimidazioni, secondo informazioni ricevute dalle nostre fonti.

Nello Stato del East Nile tutto il corpo insegnante dell’educazione primaria, secondaria e universitaria sono scesi in sciopero. Negli Stati del Nile River, Red Sea, Kassala, Darfur, El Gedaref, Sennar, Nord e Sud Kordofan si è registrato un alto tasso di partecipazione. Molti i dipendenti dell’amministrazione pubblica e delle aziende statali o semi statali, nonostante la minaccia della giunta militare di licenziare chiunque avesse partecipato.

L’iniziale successo dello sciopero generale è stato reso possibile dalla meticolosa preparazione da parte della Sudanese Proffessionals Association (SPA), pur consapevole che lo sciopero avrebbe sancito la rottura dell’alleanza politica con il National Umma Party (NUP), guidato dal leader storico El Sadig El Mahdi. La SPA ha considerato necessario lo sciopero generale come forma di pressione verso il Transitional Military Council, affinché effettui il passaggio di poteri ai civili senza indugi o rivendicazioni.

La rottura dell’alleanza con il NUP è stata sancita da El Mahdi che, in un comunicato ufficiale, ha preso le distanze dall’iniziativa della SPA, considerando lo sciopero generale un’arma non adeguata in questa difficile fase che rischia di cancellare ogni speranza di ripresa dei negoziati e avviare il Paese allo scontro finale.
El Mahdi ha, inoltre, chiarito che il NUP rifiuta ogni escalation del conflitto con il TMC. «Prima di dichiarare lo sciopero generale si doveva tentare di riaprire i negoziati. Questa prova di forza non è stata discussa con tutte le forze politiche che compongono la piattaforma Forces for Freedom and Change ma imposta dalla SPA e Partito Comunista».

Lo sciopero generale, oltre a creare la rottura con El Mahdi sembra aver rafforzato la volontà della giunta militare di mantenere il potere a tutti i costi.
Il vice Presidente del TMC, Mohamed Hamdan Daglo (Hemetti), in uno comunicato stampa, ha rifiutato di passare i poteri alle Forces for Freedom and Change e ha difeso le milizie arabe genocidarie del Rapid Support Forces (RSF), accusando l’opposizione di volerle distruggere. «L’obiettivo dell’opposizione non è quello di creare le condizioni idonee  per un periodo di transizione verso la democrazia, ma di prendere tout court il potere», si legge nel comunicato di Hemetti.  «La politica della SPA è quella di cambiare ogni cosa in Sudan. Una politica molto pericolosa per il Paese. Vogliono anche controllare in pieno le forze armate decidendo chi siano gli alti ufficiali al suo comando e quali reparti o unità speciali disciogliere. Vogliono che i ribelli che hanno lottato contro il Paese creando morte e distruzioni siano integrati nell’esercito senza condizioni. Il Transitional Military Council rimane fermo sulla sua linea politica. Abbiamo il compito di evitare il caos nel Sudan durante il periodo di transizione e di assicurare le elezioni libere e democratiche quando sarà opportuno. Per adempiere a questo mandato il TMC deve controllare il Consiglio Sovrano e detenere i poteri esecutivi. Al Consiglio Sovrano possono partecipare anche i civili, ma la presidenza deve essere data al TMC. Il Parlamento sarà lasciato in mano ai civili con una limitata presenza dei militari»,  conclude il comunicato di Hemetti. La proposta era stata già fatta durante lo scorso fine settimana, ricevendo il supporto di El Mahdi. Il TMC ha sottolineato che non è contrario alla ripresa dei negoziati con l’opposizione, a condizione che essa accetti la road map indicata dai generali.

Lo sciopero generale e le dichiarazione della giunta militare aprono uno scenario di scontro finale. L’intransigenza dimostrata da Hemetti lascia poche manovre di scelta. L’opposizione o accetta il dickat dei militari o si deve preparare ad un conflitto totale, che probabilmente farà sprofondare il Sudan nella guerra civile. Secondo nostre fonti, a Khartoum la giunta militare si sta già preparando militarmente.

Lunedì sera si sono svolte delle riunioni segrete tra Hemetti, le milizie arabe RSF, il comandante della Polizia, Adel Mhanmed Ahmed Bashayr, il comandante della Polizia di Khartoum, Khalid bin Walid, i Generali Shams al-Din al-Kabbashi e Yasir Abdel Rahman Hassan al-Atta. Durante la riunione si sarebbe deciso di difendere ad oltranza la posizione del TMC sulla gestione del periodo di transizione e di difendere le milizie arabe RSF. Si sarebbe, inoltre, deciso di procedere ad una rapida soluzione della crisi per evitare il peggio. Alla riunione sarebbero stati presenti anche esponenti delle forze radicali islamiche.

Un segnale positivo ci giunge dallo Stato di El Gezira. Il Governatore Ad Interim, Generale Maggiore Ahmed Sabir ha formato un meccanismo congiunto con i rappresentanti della SPA e della protesta popolare che assedia da un mese il Governatorato nella capitale Wad Madani. Il meccanismo congiunto ha il compito di migliorare le relazioni tra le autorità militari e rivoluzionari di El Gezira, e di garantire che le domande della popolazione siano esaudite, compresa quella del passaggio di poteri ai civili.
L’apertura al dialogo del Generale Sabir apre uno spiraglio di speranza, evidenziando che non tutti gli alti ufficiali dell’Esercito concordano con la linea dura di Hemetti e di Salah Gosh, che agisce dietro le quinte, pur non trovandosi in Sudan, e che, secondo alcuni osservatori di ‘cose’ americane, sarebbe designato dagli USA a prendere in mano il Paese. Purtroppo si reputa l’incoraggiante apertura politica di Sabir come un episodio isolato. La giunta militare, dinnanzi all’escalation della pressione popolare, sembra orientarsi verso lo scontro finale.

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