sabato, Ottobre 24

Il Sud, la violenza e i bambini field_506ffb1d3dbe2

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Police and soldiers inspect the body of a suspected Muslim militant after a raid in southern Thailand's Yala province, about 1,084 km (674 miles) south of Bangkok, February 6, 2010.storyimage

Bangkok – Esperti d’infanzia, pediatri ed educatori hanno comunicato tutta la propria apprensione circa il benessere dei bambini nelle zone del profondo Sud della Thailandia, confermando che una parte di essi hanno subìto esperienze connesse con atti di violenza e necessitano con urgenza di cure appropriate fisiche e psicologiche.

Le annotazioni degli esperti giungono nel corso di un Seminario che si è tenuto presso la sede dei Media Alternativi del Profondo Sud, durante il Pattani Festival all’interno del Campus Universitario dell’Università Principe di Songkla nella città di Pattani. Si tratta di attività di stage facenti parte della programmazione del Deep South Watch, un’Organizzazione Non Governativa  dedita ai temi della Pace. I casi sottoposti a ricerca e studio si basano su uno studio UNICEF condotto su 11.500 casi di conflitti armati registrati nelle Provincie meridionali di Pattani, Yala, Narathiwat e Songkhla fin dagli inizi del 2004. E’ stato annotato che entro la fine del mese di Febbraio 2014, 120 bambini sono stati uccisi e altri 630 circa hanno subìto gravi danni o ferimenti, mentre 5.500 bambini sono rimasti orfani a causa della violenza diffusa in quelle zone del Sud del Paese, dati avvalorati dal Centro di Coordinamento del Profondo Sud.

Lo scorso anno, un totale di cinque bambini sono stati uccisi in casi di conflitti violenti nelle estreme Provincie meridionali del Paese mentre cinque bambini sono già stati uccisi nei primi due mesi dell’anno in corso, sempre secondo lo stesso centro di Ricerca. Secondo quanto indicato dal Gruppo Supporto Cuore, un’altra ONG operativa su temi vicini all’infanzia e alla gioventù nel Sud della Nazione, i minori non sono l’oggetto principale dei coflitti armati ma sono la risultante di una violenza devastante che coglie tutti, bambini compresi: il fatto, però, che il numero dei bambini uccisi nel corso di questi conflitti armati sia in costante aumento indica la necessità di rivedere le misure a protezione della salute e della vita dei bambini stessi.

Vi sono, poi, da considerare altri aspetti connessi a questo quadro di per sé già alquanto drammatico. Alcuni esperti del Centro di Igiene Mentale 12 affermano che i bambini che sono stati sottoposti a tali vessazioni ed esperienze di  violenze traumatiche, mostrano grandi rischi di essere soggetti e succubi della violenza anche nei comportamenti che assumeranno da adulti. Nel 2008, il Ministero della Salute Pubblica ha strutturato una unità di riabilitazione nell’Ospedale Provinciale di Yala per bambini colpiti da atti di violenza, fino ad oggi però meno di 700 bambini sono stati sottoposti a trattamenti mirati. Sempre secondo gli addetti medici esperti in materia di psicologia dell’infanzia, tutto questo accade presumibilmente per il fatto che i genitori ed i parenti dei bambini delle zone colpite dalla violenza e caratterizzate da numerosi conflitti armati non sono informati su tutti i rischi che si possono esplicare in campo psicologico né tantomeno hanno presente la natura e la numerosità delle malattie psicologiche e psichiatriche che si possono manifestare nei bambini che vivono in zone e territori così funestati da violenza diffusa.

E’ stato citato il caso di una bambina di 11 anni che è stata colpita da arma da fuoco mentre era seduta al suo posto, in classe, durante una lezione tre anni fa; la bambina è stata trattata numerose volte in ambiente sanitario a causa delle crisi respiratorie manifestate, prima che gli esperti del settore realizzassero che non si trattava di patologia respiratoria o semplice stress post-traumatico ma di una serie concatenata di aspetti che sono risultati meritevoli di trattamento psicologico e psichiatrico con una certa urgenza, visto che in precedenza non si era debitamente tenuto conto degli aspetti connessi alla violenza subìta.

La bambina, infatti, immaginava ogni giorno che tutti gli altri bambini intorno a lei l’accogliessero attaccandola e la sua risposta è sempre stata quella di tossire parossisticamente. Ciò ha fatto sì che la bambina dovesse cambiare scuola tre volte. A tutto questo, bisogna anche aggiungere il fatto che i suoi genitori non avevano debitamente informato il medico di famiglia che fosse anche colpita da allucinazioni. Si tratta di un fatto da rileggere in chiave aneddotica, si tratta di un racconto fatto dal personale medico che cura casi similari nelle estreme zone del Sud del Paese e quindi ha valenza anche di carattere più generale. Inoltre, ci “racconta” anche il fatto che il medico di famiglia ha grandi difficoltà a visitare le varie famiglie ed i bambini nelle proprie competenze, proprio a causa dell’alto livello di pericolosità che caratterizza quelle Province del Sud: a fonte di tali ansie e preoccupazioni, anche aprire la porta ad una persona poco o affatto conosciuta è un atto di sconsiderato coraggio, dato che potrebbe essere un esponente paramilitare delle frange separatiste del Sud in lotta col Governo centrale da anni ed anni, ormai. Sebbene, però, per tutti i motivi appena esposti il livello di necessità di verifica delle potenziali cure da somministrare, in ambito fisico ed in ambito psicologico, sia di fatto elevatosi esponenzialmente.

Bisogna poi fare mente locale anche ad un altro aspetto che caratterizza la psiche dei bambini delle zone del Sud della Thailandia colpite dalla violenza degli scontri tra l’apparato militare del Governo centrale da una parte e le frange separatiste che vorrebbero annessione alla Malaysia, indipendenza o autodeterminazione e separazione dalla Thailandia dall’altra: la violenza che subisce il minore anche nell’immaginazione e nella progettazione di un qualsivoglia futuro si possa mai sviluppare nelle menti dei bambini dell’estremo Sud del Paese. Si associa tutto questo a condizioni di povertà relativa –e spesso anche povertà assoluta– tanto che l’unica cosa che i bambini riescono ad immaginare per superare tutto questo è quello di diventare dei lavoratori senza specializzazione pur di procurarsi con immediatezza una fonte di guadagno per vivere. 

 

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