lunedì, Novembre 18

Il sovranismo arriva a Bruxelles Mario Draghi e Jean-Claude Juncker ragionano in termini ‘sovranisti’ sulla funzione dell’euro e sull’importanza della unità derivante dal Mercato comune

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Con un discorso di pochi minuti, secco e netto, Mario Draghi, governatore della banca centrale europea, fornisce con pochissime parole una lezione, a mio parere molto chiara e da prendere con la massima attenzione. Specie se letta insieme al discorso, più articolato ma altrettanto significativo, di Jean-Claude Juncker, sullo ‘stato dell’Unione’.
Non sono mancati i commenti a quello di Draghi, dipinto come al solito, specie dai grillini, come una sorta di orco mangia bambini, il solito odiato banchiere affamatore del popolo.

Difficile entrare a fondo nella analisi del discorso, ma un punto ha colpito molti commentatori, specie quelli più ostili. Quello in cui ha definito in terminisovranistila funzione dell’euro e, indirettamente, l’importanza della unità derivante dal Mercato comune, cosa sviluppata maggiormente da Juncker.
Sovranista, dico. Proprio così, perché con poche ma chiarissime parole, coniando anche qualche neologismo Draghi ha osservato, riporto testualmente: «Today most challenges are global and can be addressed only together. It is this ‘togetherness that magnifies the ability of individual countries to retain the sovereignty over the relevant matters, sovereignty that would otherwise be lost in this global world. It is precisely in this sense that the single currency has given to all members of the euro area their monetary policy sovereignty, compared with the pre-existing monetary arrangements». In italiano «Oggi, la gran parte delle sfide sono globali e possono essere affrontate solo insieme».

Quasi a fare eco a questa prima frase, Juncker, dopo avere detto che si complimenta con il popolo greco per avere affrontato i sacrifici necessari per rientrare nel sistema europeo, euro incluso (altrove ha parlato del fatto che forse si è esagerato in austerità, ma questo non era luogo da salamelecchi, visto anche ciò che segue) ha affermato: «L’Europa ha anche riconquistato il suo status di potenza commerciale. La potenza commerciale mondiale non è altro che la prova della necessità di condividere le nostre sovranità», per poi aggiungere, rilanciando il progetto fondamentale della difesa comune, «Noi europei, avendo il mercato unico più grande del mondo, possiamo fissare le norme sui ‘big data’, sull’intelligenza artificiale e sull’automazione, tutelando al contempo i valori, i diritti e l’individualità dei nostri cittadini. Possiamo farlo se restiamo uniti».
Come si vede, quasi le stesse parole. Draghi, però, aggiunge: E’ questa ‘stareinsiemetà’ (per parafrasare il neologismo di Draghi) «che rafforza la capacità dei singoli Paesi di mantenere la sovranità sulle cose più importanti, sovranità che, altrimenti, verrebbe dispersa nel mondo globale. È esattamente in questo senso che la moneta unica ha dato ai membri dell’area euro la sovranità sulla propria politica monetaria se paragonata con gli accordi monetari preesistenti».
La frase, sintetica per necessità, esprime proprio per questo in maniera fortissima un concetto fondamentale, rifiutare il quale vuol dire chiaramente votarsi all’isolamento e alla irrilevanza.

Cioè. La tanto pretesa e desiderata e perseguita da alcuni sovranità monetaria di ciascun Paese (Salvini e Di Maio e ora il rientrato Dibba, non fanno altro che ripetere stancamente e senza comprendere la medesima solfa: ‘padroni a casa nostra’, ‘la nostra moneta’, e via dicendo banalità) non vuol dire nulla se non mettere un Paese e la sua moneta di fronte ad un mercato globale, dove agiscono monete come il dollaro, lo yen, ecc., a fronte delle quali le monete (cioè le economie) di paesetti come l’Italia, o la Francia, o (e se ne accorgeranno tra non molto) la stessa Gran Bretagna, sono delle nullità, che non hanno possibilità alcuna di competere e sono quindi destinati all’emarginazione: le monete con le rispettive economie.
Che l’euro sia stato fatto ‘male’ e che debba e possa essere riformato per funzionare meglio, non vuol dire che si debba tornare alle vecchie monete nazionali, che sarebbero stritolate in pochi mesi sul mercato, appunto, globale. Inutile e sciocco illudersi o immaginare che le cose possano andar diversamente.
Tra l’altro, lo stiamo vedendo in questi giorni con la crisi della economia cinese che si sta portando dietro mezzo mondo, figuriamoci la nostra Italia, con un sistema bancario affogato nei titoli di Stato e strozzato dai debitori insolventi.

L’unione fa la forza: non è solo una frase fatta, non è uno slogan, è una verità, una verità incontrovertibile; padroni in casa nostra, equivale a padroni di nulla, e, anzi di qualcosa che si sfalderà tra le nostre stesse mani. Senza volere usare le parole un po’ retoriche di un politico come Juncker che afferma: «la geopolitica ci insegna che è definitivamente scoccata l’ora della sovranità europea» non si può non condividere una frase come: «La sovranità europea proviene dalla sovranità nazionale degli Stati membri. Non sostituisce quella propria delle Nazioni. Condividere le nostre sovranità – dov’è necessario – rafforza ognuna delle nostre Nazioni. La convinzione chel’unione fa la forza è il significato essenziale dell’appartenenza all’Unione europea».
Interessante vedere come, specularmente, lo ripeto, Draghi, nell’affermare (quasi ‘savonamente’ se mi è permessa l’ironia) «Il PE prese la decisione fondamentale di creare il Mercato unico e in conseguenza l’euro» ha affermato, e secondo me questa è una affermazione da mettere in cornice in salotto: «Ma in alcuni Paesi non tutti i vantaggi dell’euro sono stati realizzati appieno. In parte perché ciò dipende da riforme nazionali per produrre crescita …, in parte perché l’Unione Economica e Monetaria è ancora incompleta».

Ora se a discorsi simili, da parte sia pure di uno sporco banchiere affamatore di popoli e di un ubriacone arricchito, si risponde parlando di ‘marchette’, si riproduce quel rischio a cui tante volte ho fatto riferimento in passato: quello che quei banchieri e quegli ubriaconi, si riuniscano per dire ‘beh, ma di questi che ce ne facciamo … vadano a farsi la loro liretta: noi non abbiamo più tempo da perdere’, perché questo è il problema reale … il tempo scarseggia, bisogna agire e le palle di piombo al piede rendono l’azione a dir poco difficile.
E sì, che in questo momento storico/politico, con il mondo devastato da conflitti spesso insulsi, il Medio Oriente in preda alle sue periodiche convulsioni, la Francia alle prese con una perdita di quella autorevolezza centrale che la ha sempre caratterizzata, una Germania in piena crisi di identità, un’Italia attiva, presente, consapevole, orgogliosa avrebbe moltissime carte da giocare. Certo, non in divisa e non con le figuracce da avanspettacolo sulle botti di Grillo ad Oxford!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.