mercoledì, Agosto 21

Il Sole: è necessario condividere i suoi segreti per evitare che ci faccia male Una conoscenza scientifica non lottizzata possa essere superiore a qualsiasi altro tentativo

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Sulla pagina Fabebook di un gruppo di appassionati dello spazio – per la precisione, ‘Spazio Penultima Frontiera – abbiamo trovato una notizia riportata da Rossana Miani, uno degli amministratori, che ha stuzzicato la nostra curiosità. Si tratta di questo: una potente tempesta solare avrebbe provocato la detonazione di dozzine di mine marine degli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam, secondo un’analisi di documenti militari declassificati da poco. Il fatto risalirebbe all’operazione ‘Pocket Money’, in cui la US Navy aveva posato una serie di mine in mare a sud della costa del martoriato territorio nord-asiatico e il 4 agosto 1972 – qualche settimana dopo la semina di quegli ordigni letali – i membri dell’equipaggio degli aerei U.S. Task Force 77 avrebbero osservato una serie di esplosioni non comandate. L’evento geofisico sarebbe poi stato validato da una ricerca di Delores Knipp dell’Università del Colorado e Brian Fraser del National Center for Atmospheric Research, pubblicata da Space Weather.

Lasciamo il resto dei dettagli alla lettura del testo segnalato dalla Miani, che con Stefano Mossa e altri qualificati collaboratori rende merito a tante informazioni che altrimenti andrebbero perse negli spazi infiniti della rete.

Perché segnaliamo questo particolare in un momento in cui l’Italia è devastata da crolli, da frane, inondazioni e tutto quanto lascerebbe la fantasia all’esasperazione di un’Ira di Dio? In questi giorni abbiamo sentito spesso la considerazione che invece di investimenti strategici per il nostro Paese, sarebbe stato più semplice spendere soldi in ‘altre cose’ piuttosto che alla ‘inutilità di andare nello spazio’?

Ci sono tante risposte al riguardo e sicuramente ogni opinione merita il rispetto e la tolleranza. Non così l’ignoranza. Infatti, non sono in molti a sapere quanto un ausilio sistematico delle tecnologie spaziali possa essere di supporto alla vita dell’uomo della Terra e al suo benessere. Qualcuno si domanderà come si faceva prima. Prima della messa in orbita di ‘Early Bird, un oggetto di 34 chilogrammi, rivestito di celle solari per un transponder, su cui passavano appena 240 canali telefonici oppure un canale televisivo. Oggi fanno ridere queste prestazioni ma nel 1965 permisero di triplicare da un giorno all’altro la capacità di trasmissione telefonica tra l’Europa e il Nord America e consentì la trasmissione transatlantica di segnali televisivi in tempo reale. Già.come si faceva prima? Non si parlava, semplicemente. I nostri emigranti erano sull’altra sponda dell’Atlantico e per conversare con le loro famiglie erano costretti alla corrispondenza epistolare. Le banche non facevano rapidamente le loro attività e la stessa sicurezza o ogni tipo di informazione medica, per fare gli esempi più evidenti, viaggiava su lumicini molto più flebili di quelli attuali. Noi siamo convinti che le telecomunicazioni da satellite hanno migliorato il mondo, così come la radionavigazione, così come l’osservazione e la meteorologia. Niente però è avvenuto per caso.

Non sarebbe stato possibile nessun risultato se non ci fosse stato prima lo ‘Sputnik’ sovietico, il 4 ottobre 1957 a cui rispose il 31 gennaio 1958 l’’Explorer 1’ americano che verificò l’esistenza delle fasce di Van Allen, le particelle all’interno della magnetosfera terrestre trattenute dal campo magnetico terrestre che rappresentano un mattone per la nostra vita. La storia è lunga e ci fermiamo al 12 dicembre 1964 quando il ‘San Marco’, la prima sonda italiana effettuò la misurazione della densità atmosferica tra i 180 e i 350 km di altitudine eseguendo poi esperimenti sulla ionosfera terrestre per conoscere il tessuto attraverso cui ormai migliaia di razzi avrebbero raggiunto le vette più alte della conoscenza.

E a che è servito andare sulla Luna? Su questo siamo convinti che dal punto di vista scientifico i risultati sono stati poco interessanti, ma di fatto la missione ‘Apollo’ ha portato un vento incontenibile di tecnologia e ha dimostrato pacificamente la ‘superiorità’ di una civiltà rispetto ad un’altra. Per dire e ribadire queste argomentazioni bisogna avere una preparazione, senza la quale si può costruire un elegante archivio di informazioni e divulgarlo con poca fatica. Quando qualcuno, da quegli alti scanni che sono stati scelti dal popolo sovrano, si alza per dire che questa o quella disciplina non serve a niente, dovrebbe avere la consapevolezza di esporre in quale altro settore sarebbe interessato a investire il pubblico denaro, se c’è già la capacità progettuale e manifatturiera per realizzare quanto proposto e far capire che benefici tale pratica può dare e che ‘non danno’ farebbe la ‘non messa a punto’ del programma cancellato. E allora poi il trasporto di gas in Italia, i treni ad alta velocità, la formazione scolastica sempre più sfilacciata troverebbero una coerenza di continuare a portare il Paese più isolato e dipendente energeticamente dall’estero e soprattutto, più ignorante, ovvero più disponibile ad essere amministrato dalla tirannide.

E torniamo al punto con cui abbiamo aperto. Il Sole, quella stella meravigliosa che ci illumina e ci riscalda, è una macchina micidiale che può creare molti danni alla vita e alla civiltà che abbiamo costruito. Lo abbiamo visto, lo abbiamo scritto molte volte su queste pagine e anche in qualche lavoro scientifico, ma soprattutto, abbiamo cercato di studiarlo. Le sue fasi energetiche iniziano ad essere prevedibili e sicuramente non ostacolabili. Ma la conoscenza può permettere di correre a qualche riparo, ovvero la protezione delle centrali elettriche, la limitazione di voli di alta quota e tanto altro che gli scienziati oggi hanno sempre più chiaro.

Quello che manca è la condivisione delle conoscenze e l’autorevolezza di una scienza comune che può rendersi credibile solo con la cooperazione delle ricerche e dei risultatiNoi non sappiamo se è possibile che una tempesta magnetica abbia scatenato l’inferno a Hai Phong o se è stato qualche comandante bizzarro che ha voluto testare la capacità dei suoi arsenali lontano dai luoghi in cui è avvenuta la produzione. Riteniamo però che una conoscenza scientifica non lottizzata possa essere superiore a qualsiasi tentativo di sviluppare macchine in grado di distruggere piuttosto che proteggere noi, piccoli individui di un meraviglioso pianeta che chiamiamo Terra.

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