domenica, Agosto 25

Il sogno ottomano del Sultano field_506ffb1d3dbe2

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C’è un’immagine che dice tutto: mani e piedi legati, seminudi, ammassati gli uni sugli altri. Gli scatti, apparsi su Twitter, ritraggono diverse decine di soldati messi alla gogna nella scuola di polizia di Ankara dopo il fallimento del colpo di Stato. E ci sono i numeri: quasi diecimila arresti da quella notte, compresi imam, giudici, poliziotti, militari, insegnanti e dipendenti pubblici. Già suicidi un governatore e un vicecommissario. Ma non è niente rispetto a quello che potrà avvenire (pena di morte compresa) dopo che il tentato golpe si è trasformato in un putsch, come tante altre volte in Turchia.
Mutuando il gesto della rabbia dai Fratelli musulmani davanti a una folla delirante, Recep Tayyip Erdogan ha ringhiato senza mezzi termini: «Adesso la pagheranno cara». Una minaccia grave detta da un sultano che ha già islamizzato il Paese, annullato l’opposizione, massacrato i curdi e soprattutto raso al suolo la libera stampa. Un oligarca con il sogno di un nuovo impero ottomano che cercherà di trasformare una già limitatissima democrazia in una ferrea dittatura.
La struttura c’è: pian piano, Erdogan, si è costruito un dominio assoluto con i suoi pretoriani, usando l’arma della repressione per qualsiasi forma di dissenso. Messi in galera giornalisti del quotidiano indipendente ‘Cumhuriyet‘, posto ‘Zeman‘, il giornale più diffuso, in amministrazione controllata per ‘propaganda terroristica’, processato vignettisti, chiuse quattordici televisioni, chi può permettersi ora di contestarlo? Incurante dei gridi di allarme di tutte le associazioni per i diritti umani, adesso ha anche la ‘scusa’ di combattere i nemici interni per volare verso un controllo assoluto. L’occasione per una vendetta totale. In piazza Taskim, primo luogo della rivolta, è comparso intanto uno striscione: ‘Vi impiccheremo tutti‘.

Erdogan, non dimentichiamo, è quel personaggino che a luglio dell’anno scorso, col pretesto di combattere l’Isis, colpì sia gli attivisti politici che erano contro di lui sia la popolazione curda. Che fece uccidere oltre cento civili, tra cui vecchi e bambini, dalle sue forze speciali. Che sottopose ad assedio e coprifuoco molte città. Che lasciò che militari e poliziotti torturassero, uccidessero, arrestassero anche semplici dissidenti. Molti sindaci incarcerati con accuse fantascientifiche, accusati di essere terroristi. Erdogan è il personaggino che ha usato pugno di ferro per reprimere le esperienze di autogoverno nel Bakur e sulle montagne del Kurdistan iracheno. E ora s’illude di entrare in Europa.

Dalla folle notte di Ankara (e di Istanbul) resta solo un dato confortante: il rifiuto dei militari di sparare sulla folla. Ma anche l‘ambiguità delle Forze Armate, divise sempre più in fazioni, e anche la presa di posizione morbida, pressocchè inesistente, dei leader occidentali sempre più imbarazzati. Forse perché la Turchia è al centro del mondo difficile e tutti hanno sempre avuto paura di questo Paese che ha lo spartiacque in quel Bosforo che divide l’Occidente dall’Islam. Ma il progetto del nuovo sultano è ormai evidente. E c’è da avere paura, come ai tempi di ‘mamma li turchi‘. Soprattutto perché gli stessi turchi tifano per il neo-ottomanesimo. Non casualmente è tornato il ‘turban’, il velo.  Segno che la sharia è già arrivata.

 

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