lunedì, Gennaio 27

Il sogno di Cenerentola, coraggiosa e gentile Al Maggio di Firenze in scena la favola più bella e simbolica su musica di Sergej Prokof’ev nella versione in chiave contemporanea del coreografo Jiří BubeničeK con l’Orchestra del Teatro e il Nuovo Balletto di Toscana

0

Immagino Cenerentola come una ragazza coraggiosa, forte e gentile che crede talmente al suo sogno da realizzarlo: alla fine delle sue fatiche, del suo percorso di crescita,   incontra davvero il  principe.Con queste parole, il coreografo Jiří Bubeniček, che  firma anche regia, drammaturgia e scene, racconta la  ‘sua’ ‘Cenerentola’, che dal 15 dicembre e fino al 4 gennaio 2020 accompagnerà, insieme alla Bohème di Giacomo Puccini,  il pubblico del Maggio Musicale Fiorentino. “Sì, memore degli insegnamenti della madre ormai  scomparsa, che continua a proteggerla e ad accompagnarla spiritualmente nel suo percorso di crescita,  Cenerentola supera i cimenti e le fatiche cui viene sottoposta e perciò viene  premiata dall’incontro con il principe.  In fondo il sogno è il cuore di questa storia che ci restituisce la tenerezza  e la  nostalgia per un tempo perduto.  

Il Maggio Musicale si affida al Nuovo Balletto di Toscana, fondato da Cristina Bozzolini  edall’Orchestra del Maggio ( direttore Giuseppe La Malfa, costumi  di Nadina Cojocaru) per mettere in scena, sulla celebre partitura di  Sergei Prokof’ev, questo classico della danza  rivisto in chiave moderna, attraverso un’operazione  inconsueta: quella di far eseguire la partitura dal vivo, proprio dall’Orchestra del Maggio diretta da Giuseppe La Malfa. Una cosa è  muoversi  sulla scena  utilizzando le basi  musicali,  come solitamente avviene, altra è agire all’unisono con l’Orchestra, che è un corpo vivo e  cha sta lì, in buca, davanti agli occhi dei danzatori. Quella della Direzione artistica del Maggio è una scelta importante e coraggiosa che restituisce al balletto il prestigio e l’attenzione che meritaè la riflessione di Paolo Klun, responsabile dell’Ufficio stampa e della comunicazione del teatro lirico fiorentino.  Ma quali altre motivazioni stanno alla base di questa scelta artistica che si affida, per celebrare   le festività, ad un classico del balletto, ad una fiaba che nell’immaginario collettivo è un archetipo ( l‘attesa del  Principe Azzurro) perseguito  e contestato?  E’ ancora il coreografo e regista JiříBubeniček,   a fornirci una prima risposta: “ Per questa nuova versione ho scelto di seguire non la più popolare versione di Perrault, ma la riscrittura del racconto fatta nel 1800 dai Fratelli Grimm, sostituendo così gli elementi più classici della favola con elementi più simbolici e metaforici,  conservando però  la trama e i personaggi che tutti  conosciamo: le sorelle, la matrigna, il principe.

E  che Cenerentola vediamo sulla scena? “Una ragazza coraggiosa, forte e gentile, che persegue i  suoi sogni e, facendo tesoro degli insegnamenti materni, riesce a  superare le difficoltà e gli ostacoli della vita e che, alla fine,  coronerà il suo sogno d’ incontrare  il principe,  atteso e desiderato“.

Praghese, figlio di due artisti circensi, insieme al fratello gemello Otto, Jiří Bubeniček, nato a Lubin (Polonia) nel 1974, già coreografo e primo ballerino  del Balletto di Amburgo e del Semperoper Ballett di Dresda,  insignito di numerosi premi  internazionali,  con il fratello ha fondato la compagnia Les Ballets Bubeniček, che porta spettacoli in tutto il mondo e anche in tv, è  considerato  uno dei più carismatici artisti della scena ballettistica mondiale: vibrante, intenso, forte, versatile,  è il profilo che di lui traccia il direttore artistico del Teatro Pierangelo Conte, il quale lo ha voluto a Firenze  per queste sue riconosciute qualità  e  affidargli  la realizzazione di quella che è considerata la ‘favola più bella’. Della quale vengono portati alla luce alcuni elementi simbolici, così dice il regista e coreografo.

Anche nella composizione con cui Prokofiev  siaccostò alla favola di  Perrault, erano rintracciabili elementi simbolici non  strettamente legati all’attualità della guerra, nella quale il popolo sovietico era  impegnato  fino allo stremo per la propria ( e la nostra) sopravvivenza, ma ai  valori eterni  della lotta del bene contro il male, della bontà contro la cattiveria, nonché delle debolezze umane. Cenerentola ( «Zolushka», in russo) fu composta infatti, tra il ’41 e il ’44. Lo stesso Prokofiev, che già aveva musicato Romeo e Giulietta, altro capolavoro,  disse di considerare la favola «essenzialmente come la cornice per una rappresentazione di autentici esseri umani con le loro passioni e le loro debolezze, in modo tale che gli spettatori non possano non partecipare alle loro gioie e ai loro dolori». Ma il tema centrale rimane l’amore di Cenerentola e del Principe o meglio la nascita e il fiorire di un sogno d’amore che si realizza superando ogni ostacolo. Un lavoro di grande speranza e ottimismo, che fa da contrappunto leggero alla  ‘Guerra e Pace’ che andava componendo  nello stesso periodo, in anni di grande sofferenza per il suo Paese,  nel quale dopo lunghi soggiorni in Francia e all’estero, aveva deciso di ristabilirsi  definitivamente. Un balletto – Cenerentola –  dal forte accento fiabesco e dalla ricca musicalità che rende omaggio alla tradizione russa.  

Oltre alla musica di Prokof’ev  che  ha permesso  a Jiří di sviluppare efficacemente la sua idea drammatica, è stata anche la scelta della Compagnia – diretta da Cristina Bozzolini –  ad indurre indotto il coreografo ad accettare la proposta del Maggio per questa nuova produzione.  Il Nuovo Balletto di Toscana  è una compagine di natura artistica spiccatamente contemporanea, alla quale la storia di Cenerentola  sembra potersi adattare perfettamente. La stessa Bozzolini, ricorda la lunga storia che  il Balletto ha alle spalle: prima ballerina negli anni giovanili  del corpo di ballo del Maggio Musicale Fiorentino, danzatrice con i massimi interpreti della scena mondiale, fonda negli Anni ’70 il Centro Studi Danza di Firenze, divenuto poi Balletto di Toscana, a lei si deve anche il rilancio del Balletto di Roma ( di cui dal 2002 al  2008 ha assunto la Direzione Artistica) e l’avvio di una intensa ed estesa attività didattica e di sviluppo culturale della danza italiana.

Lavorare con questa compagnia mi ha fatto sentire come in famiglia” aggiunge  il coreografo – “e questa sensazione di armonia è molto importante per fare un buon un lavoro. I danzatori mi hanno seguito riuscendo a portare sul palcoscenico una storia senza tempo seppur saldamente legata alla contemporaneità, che affronta temi universalmente validi come la speranza di poter cambiare il corso della propria vita. La preparazione di Cenerentola è stata ed è un’avventura straordinaria, sia dal punto di vista umano che artistico, per la qualità del corpo di ballo,  davvero la danza italiana  non ha niente da invidiare alle altre scuole”..

Eppure la danza, tranne  casi isolati,  attraversa ancora “momenti difficili” come li definisce Cristina Bozzolini, qui ancora si crede che all’estero vi sia il meglio. Ma la cultura- anche nel campo della danza, è all’altezza di quanto  èoggi richiesto. Roberto Doveri e Veronica Galdo  sono rispettivamente il Principe e Cenerentola. A loro chiedo:

Perché la danza  qui in Italia  è ancora considerata la Cenerentola fra le arti  musicali? “ Me lo sono chiesto anch’io” – risponde Roberto  ” e una risposta non ce l’ho, posso però azzardare l’idea che l’ educazione alla musica  sia ancora estranea o insufficientemente presente nelle scuole. Poi se ne parla poco, è un aspetto quello della danza un po’ trascurato, le scuole avrebbero bisogno di maggiore sostegno e promozione….i giovani ben disposti ci sarebbero, anzi ci sono così come i  bravi insegnanti”. 

E tu come sei arrivato  a scegliere  una disciplina così difficile ed impegnativa?   Seguendo mio fratello che  frequenta  i corsi di latin dance. Poi, nella stessa scuola c’erano anche corsi di danza classica e moderna  e ne sono stato attratto….E ora eccolo qui, nei panni di un Principe moderno cui sono richieste grandi doti. E Veronica invece come ha cominciato?   Iscrivendomi direttamente ai  corsi di danza classica,   passione che ho coltivato fin da piccola. Ed è quella passione che costringe loro due come gli altri del corpo di ballo  del Nuovo Balletto di Toscana a dedicare ore ed ore della giornata allo studio agli esercizi alle prove  di questa attesa produzione che, dopo Firenze, toccherà altri importanti teatri.   Si sono già ‘prenotati’ infatti i teatri del Giglio di Lucca, il Ponchielli di Cremona, il Rinnovati di Siena, l’Alighieri di Ravenna, il Comunale di Bolzano, il Comunale di Vicenza, il Comunale di Sassari, il Lirico di Cagliari, il Salieri di Legnago. E’ per questo motivo, per adattarsi ai diversi futuri palcoscenici che lo spettacolo è improntato all’essenzialità con elementi simbolici che richiamano ambientazioni e atmosfere. Un amico mi fa notare che in un periodo crudo e imbarbarito come quello  che stiamo attraversando, il ritorno alla fiaba, alla poesia, alla purezza dei sentimenti, al  sogno è quanto di meglio vi possa essere, non per gusto d’evasione dalla realtà, bensì per coltivare  nuove speranze. In fondo, lei Cenerentola, il suo sogno d’amore – dopo  tante avversità ed ostacoli –  lo raggiunge. Del resto, aggiungo, non è un caso che una cara e coraggiosa collega di Milano, Elisabetta Guida, da  qualche tempo stia sostenendo la tesi, attraverso  il suo sito che :”  Il Principe azzurro esiste/ e si trova seguendo quello che piace. “Un sito che non è solo al femminile ma raccoglie testimonianze e suggerimenti  di un pubblico differenziato. Quelli, appunto,  che vogliono coronare -come Cenerentola – i loro sogni.

Da segnalare infine,  che commerciale, il Maggio  installa uno stand espositivo  per promuovere gli spettacoli e per vendere i biglietti. Questa biglietteria temporanea è  rappresentata da una vera e propria scenografia di uno spettacolo: un piccolo teatrino con tanto di sipario rosso, visto in “Tutti mi chiamano’, titolo messo in scena  in collaborazione con “Venti Lucenti” disegnato da Daniele Leone e realizzato dai laboratori del Maggio.   Anche alla Stazione di S.M.Novellatroviamo un piccolo avamposto del Maggio Musicale Fiorentino.   

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore