domenica, Aprile 5

Il sogno australiano Un romanzo per raccontare le migliaia d’Italiani in Australia: intervista all’autore Marco Zangari

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A causa del protrarsi degli effetti negativi della crisi economica internazionale – e complice una certa propensione al viaggio – sono sempre di più gli Italiani che decidono di tentare una nuova vita in Australia. L’ultimo rapporto dell’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), riferito al 2012, rivela che sono 133.123 gli Italiani stabilmente residenti in Australia, nonostante sia facile presumere che tale cifra andrebbe rivista al rialzo nello scenario attuale.

Situazione diversa, poi, è quella degli Italiani che vanno in Australia per fare solo un’esperienza di vita, senza la reale intenzione, o possibilità, di rimanere più a lungo. E’ questo il caso di molti giovani fra i 18 ed i 31 anni che, muniti di visto Working Holiday Visa (WHV), rimangono 12 mesi, oppure – nel caso abbiano completato 88 giorni di lavoro legalmente riconosciuto, prevalentemente nel settore agricolo – possono rimanere fino a due anni. Questo particolare fenomeno migratorio è talmente cresciuto che, negli ultimi due anni, ha sorpassato per entità quello immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale.

Ciò, non può, tuttavia, essere spiegato unicamente con la congiuntura economica negativa del Bel Paese, peraltro oramai conclusa. L’Australia è infatti l’unica grande nazione ad aver evitato le tenaglie della recessione globale, grazie agli importanti scambi commerciali con i colossi asiatici (principalmente Cina, Giappone, India e Indonesia) e alla reattività dei governi federali. E’, inoltre, tra i Paesi con i più alti indicatori socio-economici in assoluto. Può vantare la più alta qualità di vita al mondo, secondo l’ultimo rapporto dell’OCSE, mentre risulta avere il secondo Indice di Sviluppo Umano (HDI) più alto, stando all’ultima classifica dello Human Development Index dell’ONU.

Una combinazione di fattori che ha permesso, negli ultimi anni, una crescente presenza degli Italiani in Australia, soprattutto di giovani pieni di speranze ma non sempre con la giusta dose di consapevolezza. E’ in questo scenario che è stato pubblicato il libro ‘Latinoaustraliana’ (Nativi Digitali Edizioni, 2015), un romanzo di Marco Zangari che lui stesso ha descritto come «un libro che offre uno sguardo disincantato e divertito a quella che migliaia di ragazzi vedono oggi come la nuova Eldorado, uno degli ultimi posti dove esiste ancora la possibilità di rifarsi una vita». Con Zangari, psicologo clinico e scrittore attualmente impegnato come operatore socio-culturale a Sydney, abbiamo discusso del tema degli Italiani in Australia.

 

Marco Zangari, cominciamo con una domanda semplice e diretta: perché l’Australia?

L’Australia è sempre stata un sogno, fin da bambino –e non ne conosco esattamente il motivo. Una volta laureato, mi sono detto: ora o mai più. Ho fatto un visto di vacanza-lavoro (working holiday) e sono partito.

Ci parli del suo nuovo libro, ‘Latinoaustraliana’.

Il libro nasce proprio dallo scontro tra quel sogno da bambino e la realtà che mi aspettava al di là dell’oceano. È anche, come suggerisce il titolo, un incontro tra due culture, così simili all’apparenza e così diverse in profondità. In ‘Latinoaustraliana’ ho voluto raccogliere le mie esperienze da ‘backpacker’, cioè viaggiatore con budget ristretto –i lavori che ho fatto, i luoghi che ho visitato, le persone che ho avuto la fortuna (e talvolta la sfortuna) di conoscere. Non è però un libro autobiografico; non ero tanto interessato alla mia storia in sé, quanto a raccontare la vita di questi ragazzi, protagonisti di una nuova ondata migratoria, diversissima da quelle del passato, ma non per questo meno importante. In questa cornice ho poi inserito altre riflessioni non solo legate all’Australia, come quelle sul passaggio da un’adolescenza prolungata –dovuta ai cambiamenti del mercato del lavoro italiano che conosciamo tutti- ad un’età adulta che sembra ormai un miraggio al pari di un posto fisso. ‘Latinoaustraliana’ non ha nessuna pretesa da trattato sociologico: si tratta pur sempre di un romanzo. Ho volutamente utilizzato un ritmo veloce, uno stile leggero e divertente ed un linguaggio diretto, a volte anche forte. Immagino che il mio protagonista, Mattia Pascà, sarebbe potuto andare d’accordo col giovane Holden Caulfield di J. D. Salinger –per dare un’idea che spero non risulti troppo blasfema. Dentro c’è un po’ tutto: diario di viaggio, storia d’amore, romanzo di formazione. Ci sono momenti lirici e passaggi folli. Di sicuro non lascia indifferenti. Quante volte abbiamo sentito dire: ‘ora mollo tutto e me ne vado in Australia’? Beh, con questo libro ho voluto mostrare cosa può succedere se si decide di farlo realmente. E costa decisamente meno di un biglietto aereo.

Il tempismo del libro è innegabile, sono sempre di più i giovani che si stanno trasferendo in Australia. Ritiene che sia ancora la terra giusta in cui fare un’esperienza di vita?

Non sono affatto sorpreso dai numeri alti circa l’emigrazione di giovani italiani verso l’Australia. Sono dichiaratamente di parte quando affermo che l’Australia era e resta un Paese incredibilmente affascinante per gli Europei, e il fatto di saperne relativamente poco, anche in tempi in cui si sa ormai (quasi) tutto di tutti, non fa che aumentarne il fascino. Ho viaggiato parecchio prima di trasferirmi qui, e mi sento di poter dire che nessun posto ti cambia in maniera così profonda e duratura. Ha qualcosa a che fare con la distanza –non solo geografica- da tutto ciò che conosciamo, ma riguarda anche molto altro. È un po’ come il deserto: ti mette a nudo, ti disorienta, per poi finire per farti vedere degli aspetti di te che nemmeno conoscevi. Naturalmente la molla che spinge tantissimi ragazzi a tentare oggi questa avventura è di ordine più concreto. L’Australia ha saputo restare in piedi anche in piena crisi economica mondiale, e al momento i suoi abitanti godono di uno dei livelli più alti di qualità della vita. Sono elementi che attirerebbero probabilmente già in situazioni normali; in momenti di emergenza economica ed occupazionale, come quelli che stiamo vivendo in Italia, arrivano a far percepire l’Australia come l’ultima –e l’unica- Eldorado ormai rimasta al mondo.

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