giovedì, Dicembre 12

Il sistema sanitario neozelandese

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Sydney – Il sistema sanitario nazionale è da sempre uno dei punti cardine dell’offerta di servizi di ogni Paese, una voce importante nel suo bilancio e il simbolo dell’attenzione dello Stato per un valore fondamentale come la salute. Il sistema sanitario neozelandese è cambiato molto nel corso degli anni, passando dalla gestione essenzialmente pubblica di gran parte del secolo scorso ad un sistema misto di sanità pubblica e assicurazioni private, un cambiamento avvenuto negli ultimi 30 anni.

La Nuova Zelanda è un Paese che eccelle in molte delle classifiche internazionali, motivo per il quale il dibattito circa le riforme del sistema sanitario nazionale è sempre stato tenuto in grande considerazione. Il suo Indice di Sviluppo Umano (HDI) la pone all’8° posto, con un punteggio di 0,913 (per fare un paragone, l’Italia è al 24° posto su 188, con un punteggio di 0,873), preceduta da Canada, Stati Uniti, Irlanda, Germania, Olanda, Danimarca, Svizzera, Australia e Norvegia.

Altri dati, in particolare, sono utili per contestualizzare il dibattito sulla sanità e per tracciare un’istantanea della nazione nel suo insieme: aspettativa di vita alla nascita di 81,13 anni; 12,5 anni in media di istruzione per cittadino; il 66,2% della popolazione totale ha un’occupazione; il commercio internazionale vale per il 58,97% del PIL e le emissioni di CO2 pro capite sono di 7,22 tonnellate all’anno, per una popolazione totale di soli 4,51 milioni di abitanti, all’incirca quanto l’area metropolitana di Sydney o di Roma. Il Paese figura meno bene nell’Indice di Diseguaglianza di Genere (Gender Inequality IndexGII), collocandosi al 34° posto con un punteggio di 0,441 (l’Italia è all’8°, con 0,067), ma vanta una posizione di assoluto rilievo della classifica della qualità della vita dell’OCSE. Secondo l’OECD Better Life Index 2016, la Nuova Zelanda ha infatti l’8° qualità di vita più alta al mondo (l’Italia è al 23° posto), preceduta solamente da Stati Uniti, Canada, Danimarca, Svizzera, Norvegia, Svezia e Australia.

Con queste premesse, dunque, è lecito attendersi un sistema sanitario di rilievo. Quest’ultimo può essere schematicamente rappresentato con 4 componenti, la prima delle quali è rappresentata dalla Accident Compensation Corporation (ACC), la copertura sanitaria universale della Nuova Zelanda. Si tratta di un sistema sanitario che copre tutti indistintamente –anche i turisti, come d’altro canto avviene in Italia– ma senza avere la copertura totale di quest’ultima. La ACC si occupa infatti di tutte quelle condizioni definite ‘accidentali’, mentre, per condizioni più gravi, si fa riferimento al secondo componente del SSN neozelandese, ovvero la sua rete di medici di famiglia e di ospedali pubblici. I primi richiedono una forma di co-pagamento, analogamente ai farmaci da loro prescritti, mentre all’interno dei secondi si possono visitare ed operare gratuitamente solo i cittadini neozelandesi o i residenti permanenti, tuttavia sono presenti lunghe liste d’attesa per chi non si trova in condizioni d’emergenza. Proprio per evitare quest’ultima condizione, sono state introdotte altre forme di assistenza sanitaria, gestite da assicurazioni private, le quali sono frequentemente così importanti da gestire le loro stesse cliniche. Il quarto ed ultimo pilastro del sistema sanitario neozelandese è quello dei servizi d’emergenza, finanziati sia con fondi pubblici che con fondi privati, i quali sono responsabili per la suddivisione dei pazienti in base a quanto appena riportato.

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