lunedì, Dicembre 16

Il sistema bancario cipriota e il bail-in

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Cipro è il primo paese europeo ad aver adottato bail-in seguendo lo schema economico disegnato dall’Eurogruppo in seguito a una grave crisi bancaria e fiscale. Qual è ora la situazione del paese?

Cos’è realmente accaduto al sistema bancario e all’economia di Cipro? Abbiamo posto delle domande al dottor Andreas Demetriou, cipriota, professore di scienze politiche ed economiche, e attualmente docente di economia all’Accademia Militare di Atene. Gli abbiamo chiesto di darci la propria opinione su ciò che è successo e sulle prospettive future.

 

Come vede la situazione economica di Cipro dopo l’imposizione, da parte dell’Eurogruppo, di un bail-in sui conti bancari superiori ai 100 000 euro e di un programma di austerità molto rigido? Sembra esserci una ripresa del sistema bancario e si hanno prospettive di recupero dell’economia per il 2015 e il 2016?

Prima di tutto, vorrei sottolineare che il sistema bancario cipriota era uno dei maggiori fattori di sviluppo dell’isola. I versamenti stranieri nelle banche commerciali di Cipro rappresentavano circa il 40% dei fondi complessivi. Il ritmo di sviluppo di quei depositi era anch’esso molto alto, e contribuiva in gran parte a mantenere l’espansione annua totale sul 13,3%. Ovviamente, questa rapida crescita annuale ha aumentato il richiamo delle banche cipriote verso gli investitori stranieri. Il sistema bancario dell’isola ha fondamenta solide, e i problemi interni erano in gran parte legati a fattori esterni di speculazione, come è stato anche nel caso di altri paesi del sud d’Europa. Gli sviluppi attuali sono positivi, e la Banca Centrale ritiene che creino buone basi perché Cipro esca dalla crisi, fatto che si riflette anche nella promozione dell’isola da parte delle agenzie di analisi e valutazione economica internazionali. In base alle dichiarazioni del direttore della Banca Centrale, Cipro ha introdotto tutta la legislazione e le norme per un controllo effettivo di tutte le attività bancarie, nel rispetto delle direttive europee e delle pratiche e degli standard internazionali. Non è quindi possibile accusare ingiustamente il paese per trasferimenti illegali di fondi e riciclaggio di denaro.

In tanti si sono sorpresi dell’assunzione della direzione della Banca di Cipro, la maggiore dell’isola, da parte dell’ex presidente della Deutsche Bank. Com’è successo? È questo un segno del passaggio del sistema bancario cipriota in mano agli stranieri?

Il nuovo grande azionista della Banca di Cipro, Wilbur Ross, ha scelto un forte nome internazionale per dirigere l’entità, pezzo centrale del sistema bancario dell’isola, e ha chiamato Josef Ackermann, ex presidente di una delle banche più potenti del mondo, la Deutsche Bank. Ovviamente, il sistema bancario cipriota è ora sotto una forte influenza straniera, fatto non irrilevante per quanto riguarda le ragioni profonde che si celano dietro la crisi economica del paese. Molti analisti ritengono che questo sviluppo del sistema bancario dell’isola getti le basi perché si eserciti ancor più pressione per quanto riguarda i problemi nazionali.

Cosa pensa delle prospettive generali dell’economia cipriota? L’ultimo rapporto della troika esprime un certo ottimismo. Crede veramente che Cipro possa uscire dalla recessione attuale e raggiungere un seppur minimo sviluppo nel 2015 e 2016?                      

Le prospettive generali dell’economia cipriota sono di uno sviluppo calmo, e sono basate sul recupero delle banche, che si spera porti anche a prestiti più economici, a un finanziamento più facile dell’economia e a una ripresa passo a passo.

Come vede l’economia di Cipro in relazione ai progetti per iniziare presto, entro il 2022 al più tardi, a esportare gas naturale?

 Le stime del governo cipriota per il biennio 2015-2016 sono ottimistiche, a patto che si rispetti in modo rigoroso l’applicazione delle norme di bilancio.

La quinta valutazione della troika sul programma di adattamento economico di Cipro, nel luglio del 2014, ha stimato per quest’anno una recessione del 4,2%. Il Fondo Monetario Internazionale e la Commissione Europea prevedono rispettivamente una caduta del 3,2% e del 2,8% nel prodotto interno lordo del paese. Per finire, sembra che, in base alle stime della Banca Centrale di Cipro, la diminuzione del prodotto nazionale per il 2014 sarà del 2,6%.

Le stime dell’FMI e della Commissione per quanto riguarda il deficit pubblico sono anch’esse ottimistiche, e parlano rispettivamente di un 4,4% e di un 3%.

Di conseguenza, ci sono buone speranze di ripresa per i prossimi due anni. La crescita è stimata rispettivamente sullo 0,8% e lo 2,1%. Si prevede che l’inflazione resti bassa; è negativa per l’anno in corso, -0,1%, e sarà rispettivamente dello e dell’1,3% per il 2015 e il 2016.

Per concludere, la crisi cipriota non può essere analizzata e spiegata solo sulla base dell’economia e del sistema bancario nazionali. In questa crisi esiste un parametro politico puro, collegato alle pressioni esterne e agli scenari riguardanti la soluzione dei problemi del paese e le risorse energetiche della zona economica esclusiva di Cipro. La Turchia non nasconde di usare la minoranza turca cipriota nell’isola, che include appena il 18% della popolazione, come pretesto per richiedere per se stessa una grande fetta delle risorse energetiche dell’isola. A questo scopo, e in violazione delle leggi internazionali, ha mandato nella zona economica esclusiva di Cipro il battello “Barbaros”, accompagnato da navi da guerra, per poter ricattare l’isola. La Turchia sta anche portando avanti la propria occupazione della parte nord del paese dove, dal 1983, ha dichiarato uno “stato indipendente” riconosciuto solo da Ankara.

 

Traduzione a cura di Emma Becciu

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