venerdì, Aprile 26

Il sigillo Usa sulla corsa al riarmo nucleare Bombe atomiche americane in Italia: 50 ad Aviano e 20 a Ghedi

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Negli ultimi anni, e specialmente dallo scoppio della crisi ucraina, si è registrata una corsa al riarmo di entità tale da portare il personale del ‘Bulletin of the Atomic Scientists‘ a spostare la lancetta del cosiddetto ‘Doomsday Clock’ (‘orologio della apocalisse’), il cronometro simbolico che indica quanto manca alla mezzanotte della guerra nucleare, da 5 minuti a mezzanotte nel 2012 a 3 minuti a mezzanotte nel 2015.

La causa di ciò va indubbiamente ricercata nello straordinario attivismo di Washington. Nonostante il Presidente Barack Obama, insignito del Premio Nobel per la la Pace nel 2009, abbia reiteratamente espresso la necessità di elaborare un programma operativo di disarmo graduale scandito in diverse fasi, in realtà la sua Amministrazione ha, di fatto, ripreso e sviluppato la linea politico-strategica inaugurata dal precedente inquilino della Casa Bianca. Nel 2002, l’allora Presidente George W. Bush annunciò il ritiro degli Usa dal Trattato Salt, sottoscritto il 26 maggio 1972 assieme ai sovietici con l’obiettivo di limitare le difese anti-missile. Nel 2008, lo stesso Bush varò la ‘Strategic Defense Initiative‘ (Sdi), che prevedeva la costituzione in Europa centro-orientale dell’Anti-Ballistic Missile (Abm), il cosiddetto ‘scudo’, formato da batterie di armi anti-missile in Polonia e Repubblica Ceca, eretto ufficialmente a difesa dall’incombente minaccia nucleare iraniana sebbene in molti -a partire da Vladimir Putin– abbiano espresso l’opinione che fosse diretto contro la Federazione Russa.

Una volta ultimato l’insediamento dell’Amministrazione Obama, il Pentagono ha dichiarato che il numero totale delle testate nucleari statunitensi ammontava a 5.113 unità, 2.468 (1.968 strategiche e 500 tattiche) delle quali erano schierate e operative, mentre le restanti 2.600 circa erano entrate a far parte della riserva. Dall’entrata in vigore dei Trattati Start, Washington ha cominciato a ridurre progressivamente le testate nucleari installate su missili balistici intercontinentali di terra, puntando con decisione sull’ammodernamento dei vettori marittimi e aerospaziali, a partire dai ‘Trident 2‘, missili strategici a propellente solido dotati di sistemi di guida inerziali allo scopo di sfuggire ad eventuali missili intercettori, capaci di trasportare fino a 8 testate ciascuno. I Trident sono montati sui sottomarini classe ‘Ohio‘, lunghi 170 metri e in grado di operare in profondità. Le testate rimanenti sono state collocate sui bombardieri ‘B-52H‘ e sui ‘B-2 Spirit‘ e sui missili ‘Tomahawk‘.

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Attraverso il ‘Nuclear Posture Review’ del 2010, il Pentagono ha poi ribadito con forza la necessità di varare un robusto programma di ammodernamento delle armi nucleari, considerate imprescindibili per la strategia di difesa statunitense. Da allora, la pressione degli apparati militari è andata intensificandosi fino a spingere il Congresso ad approvare, verso la metà del 2014, lo stanziamento di oltre 200 miliardi di dollari comeaccontosu una spesa totale calcolata in 355 miliardi di dollari in dieci anni, allo scopo di potenziare le forze nucleari statunitensi con altri 12 sottomarini da attacco (dal costo di 7 miliardi l’uno) armati ciascuno di 200 testate nucleari, 400 ulteriori missili balistici intercontinentali lanciabili da terra ed armabili con testate multiple indipendenti, nonché decine di bombardieri strategici (550 milioni l’uno) in grado di trasportare ben 20 testate nucleari ciascuno.

Nel maggio 2015, il Dipartimento della Difesa ha autorizzato il lancio dalla California di un missile intercontinentale , che ha colpito con una testata sperimentale un atollo del Pacifico situato a 8.000 km di distanza. Nei dintorni di Kansas City, è stato costruito un impianto di dimensioni maggiori rispetto a quelle del Pentagono, in grado di ospitare test sperimentali che, grazie ad avanzati sistemi tecnologici, non richiedono esplosioni sotterranee. L’edificio di Kansas City è parte integrante di un complesso in espansione per la fabbricazione di testate nucleari, composto da 8 impianti e laboratori in cui lavorano oltre 40.000 specialisti. A Los Alamos, nel New Mexico, è stata avviata la costruzione di un nuovo grande centro per la produzione di plutonio destinato alle testate nucleari, mentre a Oak Ridge, nel Tennessee, è in fase di realizzazione un altro impianto per la produzione di uranio arricchito ad uso militare. I lavori sono stati, però, fortemente rallentati dall’enorme lievitazione dei costi: la spesa per il progetto di Los Alamos è passato in 10 anni dai 660 milioni previsti a oltre 5,8 miliardi di dollari; quella di Oak Ridge da 6,5 a 19 miliardi. Nel complesso, l’amministrazione Obama ha presentato 57 progetti di aggiornamento di impianti nucleari militari, buona parte dei quali è stata approvata immediatamente dall’Ufficio Governativo di Contabilità.

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