domenica, Aprile 5

Il sardismo vale il 17,6% alle regionali, ma nessuno lo dice È sicuramente immagine di un cambiamento del rapporto tra la Sardegna e lo Stato centrale Seconda ‘sensibilità’ politica in Sardegna, Christian Solinas saprà interpretarla?

0

Ad una prima, superficiale, lettura dei dati delle elezioni regionali in Sardegna apparirebbe chiaro un dato, ovvero una sconfitta dei partiti indipendentisti isolani, con gli elettori che hanno preferito altri soggetti politici.

Questo dato non corrisponde totalmente alla realtà, anzi vi sono elementi che, pur con qualche forzatura, ci inducono a pensare ad un fenomeno diverso da quello appare. Al di là dei proclami sui media e della valenza ‘nazionale’ di elezioni regionali, per motivi che di regionale hanno ben poco, sicuramente il primo elemento da considerare è la divisione che porta a una sconfitta quasi automatica.
Tre candidati presidenti  –Paolo Maninchedda, Mauro Pili e Andrea Murgiasostenuti da tre liste singole -rispettivamente, Partito dei Sardi, Sardi Liberi ed Autodeterminatzione, danno un risultato complessivo del 7,7%: stesso valore sia come somma dei candidati che delle liste a loro sostegno, con piccole variazioni sui due piani di analisi, perché in Sardegna è possibile il voto disgiunto.
Nell’ipotesi che questi partiti e candidati si fossero uniti in un’unica lista, vista la legge elettorale sarda che prevede una soglia di sbarramento del 5% per i candidati sostenuti da una sola lista, nel futuro Consiglio regionale sarebbe stato certo l’ingresso di tali partiti; presi separatamente, invece, il candidato più votato, Paolo Maninchedda, si è fermato al 3,6% (e il suo partito al 3,7%).

Le ragioni che hanno portato alla divisione di questi partiti sono molteplici e, per tali attori politici, sicuramente valide e politicamente reali. Tuttavia, l’azzardo a considerare tali liste come un tutt’uno  -pur con le inevitabili differenze presenti tra di loro, ma che esistono anche all’interno di formazioni politiche ben più strutturate e di carattere centrale-  non risulta campato per aria, perché i tre candidati, le loro liste e il loro elettorato, su una gran parte di temi, si collocherebbero sulle stesse identiche posizioni. La prima, la più scontata e ‘banale’ è l’obbiettivo finale del loro lavoro politico, ovvero la lotta democratica verso una Sardegna indipendente.

Ma vi è un altro elemento a supporto di quanto abbiamo detto finora, aspetto questo che nessun media nazionale (e nemmeno locale) ha considerato e sottolineato. Ovvero, il risultato del Partito Sardo d’Azione (PSdAZ), il partito più antico operante in Italia (nel 2021 compirà cento anni), a queste elezioni Regionali. Oltre l’innegabile successo di immagine e di prestigio, con il Segretario nazionale del partito, Christian Solinas, eletto alla guida della Giunta regionale (per la seconda volta dopo Mario Melis il PSdAZ elegge un proprio rappresentante a guidare l’organo più importante dell’isola), è significativo il dato della lista del Partito Sardo: il 9,9%, quando solo cinque anni fa non raggiungeva il 5%.

Sempre come forzatura, ma fino ad un certo punto, proviamo a sommare questo 9,9% con il 7,7% di prima. Otteniamo il 17,6%. Può apparire una forzatura, però, solo ad un occhio non allenato o comunque non ‘preparato’ su cose sarde. In realtà, pur con le ulteriori innegabili differenze, non è scorretto sommare queste percentuali, perché esse si abbeverano dalla medesima fonte, mi sia concessa la metafora.
Il sardismo, che non si sussume solo nell’indipendentismo ma che lo contiene, lo anima, vi si distanzia a volte, ma comunque ha un indubbio rapporto di legame ideale, è, ancora oggi, tante cose assieme. È sicuramente immagine di un cambiamento del rapporto tra la Sardegna e lo Stato centrale, anche per quei militanti sardisti, che non per forza si sentono indipendentisti (ma molti altri, invece, si sentono tali), ma che quantomeno oggi rivendicano il cambiamento dell’Autonomia sarda in una funzione di rafforzamento delle competenze della Regione ben più avanzato e netto di quello esistente.

In elezioni in cui, per la prima volta, nessun partito considerato singolarmente ha raggiunto e superato la soglia del 15% (il Pd, pur perdendo, è stato il partito più votato con ‘appena’ il 13,5%), il 17,6% rappresenta la secondasensibilitàpolitica in Sardegna oggi dopo quella rappresentata dal centro moderato che guarda al (e sta col) centrodestra   -pur con il vistoso calo di Forza Italia e solo con l’unione di una pletora di liste civiche di ispirazione centrista e moderata- e superiore alla sinistra storica.

Dobbiamo dunque trarre la conclusione che in effetti l’autonomismo e indipendentismo sardo ha in effetti vinto le elezioni? No, non lo possiamo affermare, se non parzialmente e soprattutto grazie alla innegabile performance del PSdAZ e del suo segretario neo-Presidente della Regione. Ma possiamo senza dubbio dire una cosa, ovvero che mondi molto più vicini di quanto a loro stessi non appaia, divisi, valgano una sensibilità politica superiore rispetto a anche solo a cinque anni fa.
Una base di partenza, quel 17,6%, che tutti i soggetti politici ispirati da tale tendenza politica continuano a non sapere capitalizzare.
Vi è qualcosa nella società che solo ad intervalli (ir)regolari di tempo tali soggetti politici paiono saper re-intercettare. Eppure è esistente e, da dati che si possiedono, ben più diffusa nella società di quanto i dati elettorali possano testimoniare. Ma è ancora una strada molto lunga da percorrere. E oggi, Christian Solinas, da sardista, è a capo di una coalizione politica comunque di centrodestra. Il tempo ci dirà quanto dell’ideale sardista si ritroverà nella sua azione di Governo. E quanto di quell’ideale, qualora realizzato, potrà, magari in silenzio, essere apprezzato anche da quelli che per ora, pur vicini ‘ideologicamente’ da un certo punto di vista, sono suoi (e loro) avversari politici.      

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Politologo docente presso l'Università di Sassari, esperto di indipendentismo, di partiti etnoregionalisti europei, soprattutto sardo e bretone, anche in prospettiva comparata, autore di svariate pubblicazioni con attenzione particolare per l'indipendentismo sardo.