lunedì, Maggio 27

Il Robespierre del Vesuvio proteso e assertivo ma con manine ben avanti Reddito di cittadinanza e TAP al centro dei pensieri di Di Maio, temi attraverso i quali esprime la quintessenza del suo pensiero autoritario e demagogico, superficiale e violento

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Titola il foglio ufficiale del movimento stellato, la seguente frase virgolettata del Robespierre-Di Maio: ‘I cittadini vengono prima di Fitch. E il M5S sarà per sempre No Tap’. Nel corso dell’articolo (un’intervista del solitamente bravo e ‘ficcante’ Peter Gomez, oggi forse accaldato) a proposito del mitico reddito di cittadinanza e su come accertare e impedire che qualcuno prenda il reddito e lavori, in nero, la risposta lapidaria del giovane virgulto vesuviano è: «Chi froderà … rischierà fino a sei anni di galera. Gli strumenti per controllare ci sono però vanno usati meglio. E gli ispettori del lavoro dovranno lavorare molto di piùNon aspetteremo i tempi della giustizia, faremo come abbiamo già fatto con Autostrade. E poi chi otterrà il reddito di cittadinanza avrà poco tempo a disposizione, visto che dovrà svolgere lavori socialmente utili per il proprio Comune e dovrà formarsi». Infine, sul TAP: «Abbiamo sempre detto che il Tap non è utile, però la Lega vuole farlo. Come per tutte le grandi opere ci sarà un’analisi dei costi e dei benefici, e troveremo una soluzione in base ai risultati. Ma noi 5Stelle siamo e saremo sempre no Tap».

Chi froderà ecc. … al solito, ‘sarà’, ‘farà’, ‘farò’, ‘faranno’, ‘fino a …’, che significa -chiedetelo a qualunque avvocato- bene che vada sei mesi con la condizionale. Ma tanto Robespierre ha già messo le manine avanti: saranno gli ispettori del lavoro i colpevoli, e poi i beneficati avranno tanto altro da fare, tipo imparare un mestiere e lavori socialmente utili. Non vi ricorda nulla? A me sì, li hanno già inventati, si vedevano talvolta sbracati, qua e là, compatti e pimpanti solo per chiedere l’assunzione definitiva dopo cause infinite, puntualmente vinte, perché avevano ragione! Quanto a imparare un mestiere, chi glielo insegnerà? e poi, quale? Anche qui abbiamo già visto e taluni processi, se non sbaglio, sono ancora in corso: corsi fantasma ecc. Propongo a questo giornale di tenere il banco per le scommesse, diciamo per un anno dall’entrata in vigore effettiva di tutto ciò, quindi, diciamo quattro anni? E poi distribuiamo le vincite.

Stupenda la risposta alla domanda quando ce ne andremo dall’Afghanistan: «Il prima possibile». Forse il giovane Robespierre dimentica che tal Conte Giuseppe (ingiustamente tacciato dell’epiteto infamante di Presidente del Consiglio dei Ministri) si è impegnato personalmente (qualunque cosa ciò significhi!) a restarci a lungo, e comunque fin tanto che non si decida di chiudere, ma d’accordo tra Italia e usa … quanto conti la prima lo sappiamo.

Sul TAP è surrealismo strutturale. Dunque, a parte che quel tale di cui sopra che afferma di essere Presidente di un Consiglio ha preso (eddai!) l’impegno personale, che significa ‘noi diciamo che non è utile, mentre la Lega vuole farla’. Notate la sottigliezza semantica. Tutto ruota, fateci caso, intorno a due termini: ‘è’ e ‘vuole’. Roby dice tranchant (il francese deve saperlo per forza) che non serve, non si discute ‘è’ un dato di fatto, ‘è’ una certezza. Ma Salvini ‘vuole’, come, motu proprio, perché gli scappa. Ma vi pare che si ragiona così da parte di uno che presume di governare? E poi, se si valuteranno i costi e benefici, come si fa a dire fin d’ora, Roby no e Salvini/Conte sì?

Voi direte: eh ti sei lasciata sfuggire la cosa più importante del campano. No, tranquilli me la sono solo conservata per ultima, perché è la quintessenza del pensiero autoritario e demagogico, superficiale e violento del Robespierre del Vesuvio. Sarà lui, Robespierre in persona (magari con l’aiuto del concentrato Toninelli, ormai chiamato familiarmente ‘Liebig’) a decidere e a mandare alla ghigliottina, senza aspettare i tempi della Magistratura, fastidiosa, lenta e ‘garantista’….

Sarà un caso, ma non lo è, che proprio ieri l’ideologo (o il proprietario, non saprei) del 5S in un intervento alluvionale, confermi la sua idea della non necessità del voto per la democrazia. Siamo a posto! Signor Casaleggio, Lei forse può anche avere letto Asimov (‘Diritto di Voto’, Mondadori) ma dubito che lo abbia compreso. Questa, però, è la concezione dello Stato e della democrazia di costui, anzi di costoro, ma tanto il Movimento è Di Maio (e la Casaleggio & co., non dimentichiamolo mai!) lui è il ‘Capo’, fa tutto lui, decide tutto lui, non solo per il partito, ma per lo Stato, per gli italiani tutti e ciascuno; è lui che ti manda alla ghigliottina, senza attendere i noiosi tempi lunghi della Magistratura.

Non che sia isolato.

C’è un’altra sentenza, quella della Ministro Giulia Bongiorno, la ben nota avvocato d’aula del processo Andreotti -difeso magistralmente dal Professor Franco Coppi, un grande avvocato e professore- che stabilisce, decisa (lei non parla ancora francese e quindi non dice tranchante) che per una serie di cavilli, appunto da avvocato, la Lega non sarebbe passibile di sequestro dei beni per la mancata restituzione dei 49.000.000 di euri … incamerati. L’affermazione, non priva della automatica considerazione sulla sconsideratezza dei Magistrati (un colpetto ogni tanto aiuta sempre, hai visto mai) coincide temporalmente con la solita ‘grida’ salviniana che dichiara che d’ora in avanti chiunque occupi illegalmente un edificio altrui ne verrà estromesso manu militari (tanto ora hanno i Taser!) perché ‘la proprietà privata è sacra’: quella sua e dei suoi amici, quella dello Stato no?

Ma la giudice unica va anche oltre, sottolineando, con sprezzo, l’assurdità, evidenza suppongo di ignoranza crassa, dell’imputazione di Matteo Salvini per il sequestro di persone e altro della Diciotti con la criptica frase secondo cui parte della magistratura è responsabile di aver interferito in «scelte giurisdizionali che spettano a chi deve occuparsi del singolo caso», per poi sentenziare: «Il tema è la linea di confine tra il potere di un Ministro che ha il dovere di assumere decisioni a tutela dell’ordine pubblico e il potere giudiziario. Il confronto tra politica e magistratura è fisiologico, se il pm ha elementi per aprire un’indagine deve farlo, ma sono basita per ciò che è arrivato prima: il suggerimento di una corrente della magistratura a indagare. Il punto è che una corrente non può porsi come soggetto politico». In verità, signora Ministro, il suggerimento era venuto anche da molti altri, perfino dall’umile sottoscritto.

Ora, al di là di ciò per cui l’illustre studiosa è ‘basita’  -il solito colpo alle ‘correnti’ dei magistrati, orrende, quando non se ne condivide il presunto operato-, dovrebbe sorprendere che il tema, secondo la Ministro, sia la linea di confine tra il potere di un Ministro  -che ha il dovere di assumere decisioni a tutela dell’ordine pubblico- e il potere giudiziario: dovrebbe sorprendere, ma può non sorprendere se si ricorda che qualche tempo fa per ‘motivi di ordine pubblico’ a talune persone veniva imposto di indossare un segno di riconoscimento, prima di venire  … allontanate dalla comunità. La logica è la stessa, ed è stata condannata, tra l’altro, nel processo di Norimberga. Ma la signora Ministro non era ancora nata.

Solo una parola, addolorata e arrabbiata per concludere: lo splendente successo della nostra brillante coppia di Metternich-Bismarck ha completato l’opera. Stretti in una tenaglia maneggiata dal ‘cretino’ Macron e dall’amico di Regeni al-Sisi, auspice Haftar sostenuto dalla Russia, i nostriinteressiin Libia, gli interessi di tutti gli italiani, sono sotto assedio e in quel Paese si rischia il massacro. Vi risultano dichiarazioni storiche dei due fenomeni della politica internazionale, per non parlare del sedicentepremier?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.