martedì, Novembre 12

Il ritratto ‘spaziale’ del premier incaricato Conte In attesa dell’applicazione della legge n.7-2018 che riordina le competenze del comparto con il conseguente cambiamento dell’organizzazione dell’Agenzia Spaziale Italiana

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Giuseppe Conte, premier incaricato. Non è compito di chi scrive, parlare di politica e nemmeno questa volta lo scribacchino dello spazio verrà meno al suo impegno. Ma comunque qualche divagazione governativa va concessa, dopo la lunga attesa consumata nella lotteria dei nomi e nelle costruzioni e distruzioni di alleanze relative alla nuova squadra dell’Esecutivo. E veniamo al dunque. Nella costruzione del nuovo Governo, di cui al momento chi scrive non ha ancora chiaro alcun divenire, si è provato ad incrociare alcuni dati del premier indicato dal Quirinale e si è fatta una scoperta… spaziale.

Non si allarmino i lettori. Se Jason Horowitz, l’occhialuto corrispondente de ‘The New York Times’ ha reso note delle incoerenze relative ai corsi svolti o millantati dal Presidente incoming, facendosi aiutare da Elisabetta Polovedo e Gaia Pianigiani tranquilliziamo subito le masse che a noi il percorso scolastico di un capo del governo interessa poco. Agli elettori è poi importato ancor meno che nelle compagini dei candidati vi fossero fuoricorso universitari o rinunciatari a scolarizzazioni più dignitose per il posto che avrebbero ambito ad occupare.

Quindi, nessuna polemica.

Ci potremmo domandare però, prima di entrare in argomento, come mai uno dei più blasonati quotidiani mondiali abbia impegnato un suo staff ad indagare con tanta solerzia alle frequenze post liceali di chi si appresta alla guida di un paese lontano, tenuto in poca considerazione dalla politica internazionale e con il solo, meraviglioso compito di essere spesso considerato la portaerei del Mediterraneo. A proposte così circostanziate ci saremmo aspettati una maggiore grinta dall’Europa, che spesso è stata chiamata in ballo dai due supponenti vincitori delle ultime consultazioni politiche, quale asse su cui scaricare tutte le inefficienze e i mal affari offerti dalle nostre terre e relative amministrazioni. Avevamo poi immaginato che i sostenitori della divisa europea avessero mostrato le unghie a chi ha minacciato di far saltare i trattati economici senza proporre uno schema alternativo adeguato al ritorno della vecchia e strainflazionata lira, l’antica moneta che pare risalga a Karl der Große, ovvero re Carlo Magno e che veniva elargita per ascoltare il suono acuto dello strumento da cui prenderebbe il nome.

 

E invece no. Sono i misteri della politica, almeno in apparenza!

 

Ma – e qui i lettori hanno sacrosanta ragione a domandarselo – a cosa si deve l’interesse di un articolo spaziale nella formazione di un nuovo governo che darà vita alla Terza Repubblica del Bel Paese? Beh, per cominciare siamo in attesa dell’applicazione della legge spaziale n.7-2018, quel dispositivo che riordina le competenze del comparto con il conseguente cambiamento dell’organizzazione dell’Agenzia Spaziale Italiana; uno strumento definito necessario dal suo presidente Roberto Battiston per la competizione e la crescita economica. Parole inviolabili che hanno avuto il sigillo del Capo dello Stato lo scorso 11 gennaio e che ancora non vedono applicazione, a dispetto dell’interesse che governo e parlamento dovrebbero dedicare a un settore in cui lo Stato investe diverse centinaia di milioni di euro.

 

Quindi la riforma del settore spaziale non è giunta ancora a destinazione e nemmeno il riordino della governance del comparto, dopo oltre quattro anni di dibattiti e tre diversi disegni di legge confluiti poi in un unico testo semplificato che dovrà porre il settore spaziale italiano al pari di altri paesi europei. E veniamo dunque al governo.

La soddisfazione per un nome nuovo come inquilino di Palazzo Chigi, non eletto dal popolo perchè come Costituzione recita, la sua non è una carica elettiva ma di nomina del Presidente della Repubblica ai sensi dell’articolo 92 -quindi che non richiede particolari requisiti di suffragio- ci ha fatto ricordare l’impegno del presidente designato in campo nostro.

Parliamo di tempi un po’ lontani: quando una ministra della Ricerca Scientifica –l’ente a cui afferisce l’Asi- si addentrava in argomentazioni un po’ complicate inerenti la circolazione dei protoni dalle cui collisioni ha origine il fascio di neutrini ma con un’inopportuna esternazione che fece il giro del web scalò rapidamente la classifica dei trending topics perché affermare in una nota istituzionale di «costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso» ha lasciato sicuramente spazio, almeno ai più spiritosi a ironizzare di «un tunnel di 732 km» e di «code di neutrini in ingresso al Gran Sasso».

È di questo periodo che il presidente designato viene chiamato in Asi: non nel consiglio di amministrazione, come si è affermato erroneamente su alcuni giornali ma nel comitato degli esperti, assieme ad altre quattro illustri figure, di cui due scienziati, un altro legale e un amministrativo. La nomina di affiancamento all’esecutivo dell’agenzia era in applicazione degli articoli 3 e 6 del D.Lgs. n. 213/2009. Chi ha un po’ di dimestichezza con questi argomenti ricorderà che in quel periodo, battute a parte di una rappresentante del governo poco competente ma prodiga nella distribuzione degli incarichi, la vita in Asi era molto tesa e piena di macchie caliginose: infatti il Presidente subì provvedimenti di restrizione della libertà con altri discutibili personaggi dell’enturage che alla fine di spazio ne sapevano ben poco. Ma è una storia che con il futuro capo di governo non c’entra proprio niente.

Anzi, visto il suo passato e le sue competenze in materia spaziale, sia pur con altra appartenenza, noi siamo persuasi che tanti problemi che legano lo spazio italiano a una burocrazia eccessivamente segnata da legacci e disattenzioni possa finalmente avere lo slancio che lo ha visto protagonista in uno splendido passato, per un ancor più luminoso futuro.

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