domenica, Novembre 17

Il ritorno di Sarkozy Intervista al politologo Emmanuel Négrier su un possibile ritorno in politica dell'ex presidente

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«Se dovessi essere battuto alle prossime elezioni, lascerei definitivamente la politica. Le assicuro che non sentirete più parlare di me». Questa fu la risposta che Nicolas Sarkozy diede a un giornalista quando questi, durante la campagna elettorale del 2012, gli chiese cosa avrebbe fatto in caso di disfatta. Eppure, a due anni dalla sua sconfitta, l’ex Presidente della Repubblica è tutt’altro che sparito dalle scene. In questi ultimi mesi il suo nome è tornato sotto la luce dei riflettori a causa di una serie di eventi che, oltre a stravolgere dall’interno l’UMP, hanno scosso il panorama politico francese.

Il recente scandalo finanziario che ha investito il centro-destra ha avuto delle conseguenze molto pesanti per i vertici del partito, obbligando il suo ormai ex-presidente, Jean-François Copé, a presentare le dimissioni il 27 maggio, insieme a buona parte della dirigenza interna. A essere finiti sotto accusa sono stati proprio i conti della campagna elettorale di Sarkozy durante le Presidenziali del 2012. Secondo una prima inchiesta condotta dal settimanale ‘Le Point’ lo scorso febbraio e portata avanti da ‘Libération’, la società di comunicazione Bygmalion, che all’epoca aveva il compito di organizzare eventi e congressi del partito, avrebbe fatturato all’UMP 20 milioni di euro per degli incontri elettorali che sembrerebbero non essersi mai svolti. In questo modo, il partito avrebbe goduto di rimborsi superiori a quelli previsti dalla legge.

Per il momento, il primo ad essere finito nell’occhio del ciclone è stato Copé, che all’epoca era segretario generale. Dopo le sue dimissioni, si è  deciso di affidare il comando a un triumvirato composto da François Fillon, Alain Juppé e Jean-Pierre Raffarin, che resterà alla guida fino al prossimo autunno, periodo in cui probabilmente si potrebbero organizzare delle primarie per stabilire il futuro leader da presentare per le presidenziali nel 2017. Dal canto suo, Sarkozy si è limitato a delle brevi e succinte dichiarazioni, dicendosi amareggiato del fatto che il suo nome sia comparso in questo scandalo e che non è mai stato a conoscenza delle tali fatturazioni.

L’affaire Bygmalion è sopraggiunto in un periodo in cui tra le fila del centro-destra si cominciava a vociferare su una possibile ridiscesa in campo di Sarkozy. Un’eventuale candidatura dell’ex-leader alla presidenza dell’UMP ha cominciato a suscitare umori contrastanti tra le fila dei militanti. Nonostante goda ancora di molte simpatie tra i tesserati, Sarkozy conta un buon numero di oppositori in seno al suo stesso partito che non vedrebbero di buon occhio la sua partecipazione alla corsa per la presidenza dell’UMP e, in caso di vittoria, per l’Eliseo nel 2017. Sono in molti a credere che puntare tutto sulla figura dell’ex-Presidente della Repubblica sia una scelta troppo azzardata, visto soprattutto il recente scandalo che lo ha visto indirettamente protagonista. Secondo un recente sondaggio condotto dal settimanale ‘Le Nouvel Obs’, il 78% dei francesi pensa che le primarie sarebbero lo strumento più adatto per designare la nuova guida del partito. 

Per far luce su questa ipotetica candidatura, abbiamo intervistato Emmanuel Négrier, politologo e direttore di ricerca in scienze politiche presso l’Università di Montpellier.

 

L’ultimo scandalo finanziario che ha investito l’UMP potrebbe nuocere alla figura di Sarkozy per una sua eventuale ricandidatura?

Anche se a livello giuridico si troverà forse qualche elemento che potrà discolparlo, Sarkozy non potrà non essere toccato politicamente da questo scandalo. Nel passato della destra francese, però, non sono mancati  leader che, una volta coinvolti in qualche affaire finanziario, hanno sapientemente scaricato su altri la responsabilità, senza essere coinvolti in prima persona in processi legali. Penso ad esempio al caso dei falsi impieghi al comune di Parigi, in cui Jacques Chirac, che all’epoca era sindaco della capitale, fu indagato solo dopo la fine del suo doppio mandato come Presidente della Repubblica. Quando il caso scoppiò, fu Alain Juppé che si prese la responsabilità, salvandolo così da  conseguenze che avrebbero potuto distruggere la sua carriera politica. Sarkozy ha quindi delle evidenti responsabilità da cui non si potrà esimere, e questa volta sarà difficile passare le colpe a qualcun altro.

In seguito a “L’affaire Bygmalion”, Jean-François Copé è stato costretto a dare le dimissioni, lasciando la dirigenza del partito. Se non ci fosse stato questo scandalo, si sarebbe potuto considerare come l’erede di Sarkozy?

Copé ottenne la presidenza dell’UMP nel novembre 2012 battendo François Fillon, che in quel momento era il suo rivale nella corsa alla leadership del centro-destra. All’epoca, però, la sua vittoria destò non pochi sospetti, tanto da sollevare delle accuse di brogli da parte di molti militanti interni al partito.  Copé non godeva quindi di un appoggio totale della base e dei dirigenti e per questo non lo si poteva considerare come il successore di Sarkozy. La sua era una leadership debole, minata dai dissapori interni all’UMP. Il suo più grande sbaglio fu quello di bruciare le tappe, senza avere i mezzi adatti per farlo.

Gli altri due pretendenti alla leadership del partito sono Alain Juppé e François Fillon. In molti pensano che delle eventuali primarie a ottobre potrebbero rappresentare un ostacolo all’ascesa dell’ex Presidente. Per quale motivo?

Prima di tutto bisogna ricordare che l’UMP non ha una grande esperienza in fatto di primarie e c’è ancora tanta incertezza sulle modalità con le quali si potrebbero svolgere. Nel momento in cui Sarkozy fosse costretto a competere contro Juppé e Fillon, si troverebbe in una situazione di svantaggio, perché tra i tre sarebbe il solo a doversi confrontare con le accuse legate al recente scandalo finanziario. Anche nel caso in cui riuscisse a passare il primo turno, sarebbe comunque in una posizione sfavorevole rispetto al suo avversario, che questi sia Fillon o Juppé. Molto dipenderà dal tipo di scrutinio che si adotterà: se oltre agli iscritti si darà la possibilità di votare anche ai simpatizzanti del partito, l’ex presidente potrebbe avere qualche chances in più di vincere.

Quali saranno le proposte che verranno presentate da Sarkozy per riconquistare l’elettorato francese?

Durante la campagna elettorale del 2007 Sarkozy assunse dei toni particolarmente forti, usando spesso slogan e idee che oggi sentiamo pronunciare da Marine Le Pen. Al tempo stesso, però, non mancò di prendere le distanze dall’estrema destra, rimarcando più volte le differenze che separavano i due schieramenti. Nonostante questa evidente contraddizione di fondo, la sua tecnica gli permise di vincere le presidenziali.

E’ molto difficile fare oggi delle previsioni sulla strategia che verrà adottata da Sarkozy nel 2017. L’UMP in questi ultimi anni ha pericolosamente flirtato con l’estrema destra, sia sotto la dirigenza di Sarkozy sia sotto quella di Copé. Il risultato di questo atteggiamento è stato la perdita della leadership nazionale nei confronti del Front National.

Indipendentemente da quale sarà il leader che guiderà il partito, penso che l’UMP adotterà una tattica mirata a rinforzare le differenze con l’estrema destra, puntando su un’identificazione in termini di progetti politici. Se riuscisse a delineare un progetto liberale ed europeo rimanendo sempre in un’ottica conservatrice, il centro-destra francese avrebbe forti probabilità di vincere le  future elezioni presidenziali.

Tra i tre candidati, chi potrebbe essere il più adatto per assumersi questa responsabilità?

Penso che Alain Juppé sia l’uomo ideale per ricoprire questo ruolo. Contrariamente a Sarkozy, la sua è l’immagine di un politico poco incline ai compromessi ideologici, soprattutto nei confronti del Front National.

Quale è la reputazione di Sarkozy a livello internazionale?

Ricordo che durante il quinquennio passato come Presidente della Repubblica, Sarkozy fu un esempio per tutti i leader europei di destra. Oggi però, dopo la serie di scandali che lo hanno investito subito dopo la sua sconfitta nel 2012, molti dubbi sono sorti sulla sua consistenza politica.

Attualmente il Parti Socialiste sta vivendo un momento di crisi profonda. La popolarità di Hollande è ai minimi storici e le ultime elezioni europee sono state una vera disfatta. Pensa che l’entrata in scena di Sarkozy darebbe il colpo di grazia definitivo al centro-sinistra francese?

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la candidatura del vecchio rivale di Hollande potrebbe avere degli effetti addirittura positivi sul PS. Tutto dipenderà dalla campagna elettorale che verrà portata avanti dal leader dell’UMP. La strategia adottata nel 2007 non funzionerà certo una seconda volta. Se Sarkozy non sarà capace di rinnovarsi, molti voti degli elettori di destra potrebbero disperdersi al centro e all’estrema destra. In Francia vige il sistema uninominale a doppio turno in cui solo i primi due partiti passano alla seconda tornata. Una buona parte dell’elettorato di centro-destra, stanca e delusa dalla ricandidatura di Sarkozy, potrebbe votare Marine Le Pen o François Bayrou, leader del partito centrista Mouvement Démocrate. Se così fosse, la leader del Front National riuscirebbe sicuramente a passare il secondo turno, arrivando così a sfidare direttamente Hollande. Uno scenario che ricorderebbe le Presidenziali del 2002, quando Chirac si trovò al ballottaggio con Jean-Marie Le Pen. Solo che questa volta la situazione sarebbe capovolta, con un testa a testa tra un socialista e una rappresentante dell’estrema destra.

 

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