domenica, Ottobre 25

Il ritorno della Pivetti: dipendenze istituzionali

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È una dipendenza. Lo ammette, con la ruvidità che gli è tipica, il senatore Roberto Calderoli. Quando gli chiedono se la politica è una droga risponde «Sì, sì. Assolutamente. Nella campagna elettorale del 2013 ho partecipato ad alcuni comizi con dentro i tubi dell’operazione».
Quando si arriva in cima è difficile scendere, i livelli più bassi non danno le stesse emozioni, senza contare che la maggior parte dei politici non avrebbero raggiunto gli stessi traguardi in recinti diversi, soprattutto dove la concorrenza si decide col talento e non con le chiacchiere o le contiguità.
Le ‘dipendenzesono disturbi da curare, i politici lo sanno bene, ma per risparmiare si curano usando le istituzioni, comunità terapeutica sempre aperta, dove si torna tutte le volte che è possibile. Nei giorni scorsi è toccato all’ex Presidente della Camera Irene Pivetti, dichiaratasi ‘folgorata’, nientedimeno, da Matteo Salvini. Sempre esagerata lei, come quando indossava la croce della Vandea e attaccava il cardinale Carlo Maria Martini, che saggiamente la ignorava.

Anche gli italiani, tuttavia, avevano avuto la loro folgorazione, era accaduto quando, in un memorabile duetto televisivo, Irene Pivetti e il secondo marito intonarono ‘Piccolo grande amore‘. Una cosa da brividi, che mette in ombra persino la versione di Mila e Shiro eseguita sempre dalla Pivetti ma col folgoratore Salvini. Il testo, riadattato, immaginava di sostituire i campi nomadi con campi di Volley, idea geniale, si potrebbe estendere alle sedi leghiste trasformandole in biblioteche.

Insomma, neppure lei è riuscita a resistere. Sarà capolista della Lega alle comunali della Capitale. Le persone sagge sanno che c’è una stagione per tutto, non i politici che imperversano, immortali, nelle nostre vite. Quando sembra che siano spariti, in realtà stanno scaldando i muscoli, magari facendo l’Assessore a Reggio Calabria, affiliandosi a Clemente Mastella o invadendo il piccolo schermo con le proprie pillole di saggezza.

Dice la signora di volere partecipare alla costruzione di un Centrodestra moderno, dice pure che la politica è un’arte nobile e necessaria, per questo bisogna finirla con la mitologia dei tecnici al potere (si riferiva Bertolaso), ma soprattutto dice che Matteo Salvini non è lepenista, quelli fascisteggiano, mentre la Lega è solo identitaria, forse per questo si è precipitato a complimentarsi con il vincitore, siamo ancora al primo turno, delle presidenziali austriache. Questo è un bene perché quando il segretario Padano sposa una causa, vedi referendum per l’indipendenza in Scozia e in Catalogna, finisce a schifio. Quindi il secondo turno rischia di mettersi male per l’inquietante Norbert Hofer. Vediamo.

Dice un sacco di altre cose, Irene Pivetti, e verrebbe voglia di porle altrettante domande, ma sarebbe inutile. I politici sono inespugnabili, perché prima decidono con chi stare e poi, con una bella operazione di razionalizzazione a posteriori, sistemano gli scaffali. Come quei giallisti che prima scrivono il finale e poi acconciano la trama in vista di quello.

Mi chiedo come un Centrodestra moderno possa partire da Matteo Salvini, che vorrebbe impedire ai musulmani di riunirsi in preghiera, come se fossero tutti terroristi, quindi niente luoghi di preghiera. Indizi di razzismo evidenti, sarà pure moderno ma rimane razzismo.

Scrivo nel giorno della Liberazione, un evento secondario ad una guerra. Quella guerra fu determinata da individuo insoddisfatto della sua vita, incapace di equilibrio, certo quello era più sbrigativo e non si limitava a invocare le ruspe per i campi Rom, li infilava direttamente nello zigeunerlager e poi li metteva a tacere per sempre.  Sono tratti dello stesso continuum, meglio fermare l’opera durante il preludio.  Se questa è una destra moderna, ci possiamo arrangiare ancora per un poco con quella di prima, almeno sappiamo con chi abbiamo a che fare.

Il Centrodestra moderno, sarebbe anche quello che si oppone alle unioni civili, che vede gli omosessuali come il fumo negli occhi. Immagino la Lega sia sgombra da omosessualità, ma suggerirei a chi volesse documentarsi di fare una chiacchierata con i miei pazienti gay, potrebbe essere molto istruttivo.

Chi sente il bisogno di riferirci i gradi di durezza dei propri stati fisiologici più intimi, può darsi che coltivi dubbi o timori in proposito. Per questo i leghisti italiani si sono disamorati in un baleno del vecchio idolo Jorge Heider, sposato con figli, quando dopo la sua morte il vice, Stefan Petzner, fece sapere al mondo di avere avuto una lunga relazione omosessuale con il capo, definendolo ‘l’uomo della mia vita’. Insomma, intimi di Carinzia.
Per la cronaca, il grande acume dello statista Heider, stesso partito Hofer,  lo aveva indotto a sottoscrivere obbligazioni tossiche per una decina di miliari di euro. Una trappola lasciata in eredità all’Austria e all’Europa, ma soprattutto alla sua regione. Anche il mitico Jorge sembrava consistente, poi si è sgonfiato.

Non ci spiacerebbe sapere se la folgorata Pivetti è a conoscenza dell’efficienza di Matteo Salvini come ufficio di collocamento. Riporto da ‘Il fatto quotidiano‘ del 23 luglio 2014 «Non solo l’attuale compagna assunta in Regione Lombardia, anche la ex moglie del segretario del Caroccio, Fabrizia Ieluzzi, è stata per quasi dieci anni al Comune di Milano, anche lei assunta a chiamata dal 2003 e poi confermata più volte prima da Gabriele Albertini e poi dalla giunta di Letizia Moratti. Cambiavano sindaci, direttori generali, assessori ma lei rimaneva lì: 18 ore settimanali, tre al giorno, con compensi tra i 20 e i 36 mila euro annui». L’ex presidente della Camera potrebbe contestare che lo fanno tutti, allora se lo fanno tutti è meglio tenersi i vecchi, se ci tocca cambiare meglio farlo per davvero.

Visto che i pilastri del nuovo corso dovrebbero essere Giorgia Meloni e Matteo Salvini, mi permetto di informare la signora Pivetti che il nostro Paese può offrire molto ma molto di meglio, soprattutto tra i giovani, che proprio grazie al pessimo livello della nostra classe politica di solito fanno le valigie. Basterebbe avere voglia di mettere in circolo i loro talenti, ma questo non è funzionale agli interessi dei politici, diversi dei quali di fronte ad una simile concorrenza sarebbero costretti a tornare alle proprie occupazioni ordinarie.

Infine, vorrei informare la Pivetti che considero i personaggi come Matteo Salvini un problema e non una soluzione per il Paese. Forse l’interessata pensa che sia un genio ma io, che sono un terrone da mezzo secolo a Milano, lo colloco su un’altra categoria. Proprio i milanesi amano etichettare certi palloni gonfiati con una parolina di 5 lettere preceduta dall’aggettivo ‘povero’. Penso nessuno si offenderà se mi tengo la mia idea sul folgoratore.

Quanto a Giorgia Meloni mi pare di gran lunga meno preoccupante del segretario della Lega, ma proprio adesso che sta per diventare madre dovrebbe riflettere con maggiore cura sul tipo di società che vorrebbero costruire i suoi compagni di viaggio, perché è in quella che rischiano di vivere i suoi figli.

 

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