domenica, Marzo 24

Il ritorno a casa di Monna Lisa L’Oltrarno festeggia con il bassorilievo di Franco Bini la celebre icona di Leonardo nel suo luogo di nascita

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Monna Lisa, sì proprio Lei, è ritornata a casa. Quella natìa, dove emise i primi vagiti il 15 giugno 1479, esattamente 539 anni fa. Sarà  per l’effetto ottico, dato dalla luce del giorno e non da quella artificiale dei Musei, ma il suo sorriso ci è parso più netto, solare e, diciamolo pure, gioioso, o almeno così lo immaginiamo il giorno del suo ritorno a casa. Non si allarmino  i signori del Louvre e quei milioni di visitatori che si accalcano nel celebre Museo parigino ( pare che il 25% ci vada solo per Lei). La celebre icona leonardiana dipinta su tavola di pioppo è ancora lì, ferma, al suo posto e ogni richiesta, anche ufficiale, per il suo ritorno, ovviamente temporaneo,  nel suo paese d’origine, è stata fino ad oggi respinta.

E allora di quale Monna Lisa si tratta? Di un bassorilievo, opera di un artista fiorentino, Franco Bini, uscito anch’egli da quella fucina che è l’Istituto d’Arte di Porta Romana che ha prodotto artisti del valore di Franco Zeffirelli, Piero Tosi, Gabriella Pascucci ( tutti Premi Oscar) ed Enrico Coveri e che continua a   sfornare illustri artisti, decoratori, grafici, designer compresi quelli della moda e del costume. Sembrerà strano, ma anche la Monna Lisa del Bini è stata rapita, proprio come accadde la notte del 20 agosto del 1911 all’icona leonardiana, quando in quell’affollato Salon Carrè del Louvre la mano leggera di Vincenzo Peruggia la estrasse dalla teca che la custodiva (si fa per dire) e se la portò in Italia nel tentativo di rivenderla ad un antiquario. Poi  lui per difendere il suo furto la mise sul patriottico condito da fake news, un po’ come avviene oggi su certe tragiche vicende umane ( I francesi  vedranno che siamo capaci di riprenderci i nostri capolavori rubati durante le campagne napoleoniche): in realtà quella Monna Lisa non era stata rapita da Napoleone, il quale per la verità se la tenne per un po’ in camera da letto prima di rispedirla al Louvre; era stata pagata dal Re di Francia Francesco I a Leonardo, suo ospite nel castello di Amboise, 4 mila scudi d’oro.

Le celebre opera fu poi recuperata dai carabinieri e, dopo una breve esposizione a Roma a Milano e agli Uffizi fu restituita alla Francia e, quindi tornò al Louvre. Invece, del bassorilievo del Bini, non si è saputo più niente da quella notte del  15 aprile scorso, 566 anniversario della nascita di Leonardo da Vinci. Sarà un caso la coincidenza con quella data? Perché quel furto che lega il destino del celebre dipinto al meno celebre calco in gesso apposto in via della Sguazza nel 2013? In attesa di sciogliere il mistero, Franco Bini, incoraggiato dal Monnalisa Day, il comitato che da ben sei anni organizza il giorno del compleanno dell’amata concittadina – 15 giugno 1479 – una kermesse per renderle omaggio, non ha perso tempo e in men di un mese ha realizzato  una copia identica a quella trafugata da ricollocare proprio il 15 giugno scorso sulla facciata di un edificio di via Sguazza, la viuzza dove si affacciava la casetta  presa in affitto dai coniugi Antonmaria di Noldo Gherardini e  Lucrezia di Galeotto del Caccia, discendenti di antiche famiglie fiorentine,  che possedevano belle proprietà nel Chianti, fra Greve e Castellina e che decisero di  trasferirsi a Firenze. Che la zona in cui era venuta alla luce Lisa Gherardini fosse in via Maggio, vicino Palazzo Pitti, era  cosa nota. Ma si deve agli studi ed alle ricerche del prof. Giuseppe Pallanti, l’individuazione del palazzo e della strada, il quale in un libro del 2007, forniva precisi particolari   sulla casetta e sulla strada in cui si affacciava il palazzo di proprietà dei Corbinelli, ricchi mercanti d’Oltrarno, nel quale prese alloggio la famiglia Gherardini.

Negli anni quell’edificio ha subito varie trasformazioni, ma la viuzza no, è rimasta la stessa di allora: era la stradina ( meno di due metri di larghezza) che collegava l’area di Palazzo Pitti ( abitata fino a 10 anni prima da Luca Pitti prima di passare a metà ‘500 ai Medici), chiamato  chiasso delle Guazzacoglie, in quanto raccoglieva l’acqua che scendeva dalla collina di Boboli. La presenza del celebre palazzo aveva invogliato alcune tra le famiglie più ricche di Firenze e del contado a edificare lì, nell’Oltrarno, i loro palazzi. E così anche i genitori di Lisa  si trasferirono in quella zona, ma – ci ricorda il prof.Pallanti – loro non ebbero mai una casa propria, tutte in affitto: e dopo quella che si affaccia su via Sguazza, e che vide la piccola trascorrere l’infanzia tra i vicoli di Santo Spirito, si trasferirono nel quartiere di Santa Croce, in una casa all’angolo di via Ghibellina con via dei Buonfanti,  oggi via de’ Pepi, quasi di fronte alla casa del notaio Ser Piero, padre di Leonardo. Lisa in S.Croce vi rimase fino all’età di 16 anni, fin quando cioè non andò in sposa ( quale seconda moglie, la prima era morta di parto) di Francesco del Giocondo e, in seguito alle nozze si trasferì nel di lui palazzo in via della Stufa, vicino al Convento di S.Orsola dove fino a poco tempo addietro è stata condotta la campagna di scavo nel tentativo di individuare la sua sepoltura o i suoi reperti ossei.  Ma questa è già un’altra storia. Tornando al luogo natìo di Lisa, il Comitato che da sei anni organizza il Monnalisa Day ( sostenuto anche dal prof. Alessandro Vezzosi, direttore del Museo ideale Leonardo da Vinci e dalla Fondazione Carlo Pedretti, uno dei massimi studiosi al mondo del Genio fiorentino, che per lunghi anni ha retto la cattedra di studi vinciani presso  l’Università della California a Los Angeles, scomparso il 5 gennaio scorso), sostenne l’idea   dell’artista Franco Bini di realizzare quel luogo con una suo bassorilievo ispirato a quello che definisce “ il mio riferimento artistico.”   Sono nato e cresciuto proprio qui vicino, il dipinto di Leonardo è  stata fonte dei miei studi e delle mie sperimentazioni, l’ho riprodotta in diverse mie opere, anche a grandezza naturale,  e quand’ho saputo, che lei era nata proprio qui a due passi dalla casa dove ho abitato per anni, ho sentito il bisogno di segnalare la sua presenza, insomma, dedicarle un bassorilievo ed una kermesse che ricordasse il giorno della sua nascita è stato un naturale evolversi della mia ricerca”.

Il bassorilievo fu collocato nel 2013, sulla parete di fronte al palazzo o a ciò che resta di esso ove abitarono i Gherardini. “All’inizio si è incontrata qualche resistenza” – dice Caterina Bini, che cura la Direzione artistica del Monnalisa Day – “poi le cose si sono appianate e questa lieve, delicata presenza,  collocata affinché, così recita la targa, “ il ritorno nei luoghi d’infanzia sia motivo di gioia per lei e i fiorentini tutti”, è stata  alla fine ben gradita, sia dagli abitanti del quartiere che dai turisti. Addirittura” – mi dice Olivia Turchi, antiquaria, Presidente dell’Associazione Via Maggio –  “nei giorni scorsi, dopo il  trafugamento del bassorilievo –  i turisti che si fermavano all’angolo con via Maggio manifestando la loro delusione per la scomparsa dell’opera. Evidentemente erano più informati di molti concittadini!! ” Ma ora,  con una semplice, quasi intima cerimonia, il nuovo bassorilievo identico a quello trafugato è stato ricollocato nel tabernacolo di Palazzo Ridolfi tra via Maggio e via Sguazza, presente il consigliere comunale Stefano di Puccio. Un brindisi e   via. Le manifestazioni del Monnalisa Day sono proseguite il giorno successivo, nel segno di quell’ anima  pop che Monna Lisa incarna– ci dice Caterina Bini. Nei giorni scorsi una giornalista americana  al seguito di Anthony Bourdain ( il noto chef tragicamente scomparso era stato in visita a Firenze ove aveva apprezzato la “cucina povera” di Sabatino o del Torrino di S.Rosa),  aveva definito l’Oltrarno come l’area più cool del mondo.  Esagerazioni a parte – i fiorentini si sa sono ipercritici e disincantati- “l’intento di queste celebrazioni “– ribadisce Caterina – “è quello di dar sfogo alla fantasia, di creare un legame sempre più solido fra le varie realtà creative della città. E di coinvolgere tutti, sia negli eventi musicali che nei momenti artistici, come il concorso riservato ai bambini e ai grandi: Disegna la tua Monna Lisa. E di Monnelise curiose, bizzarre, buffe, dissacrate e dissacranti, ne sono state prodotte a decine: come quella PeraLisa, disegnata a forma di pera da un creativo assai noto, Giuseppe Pirrone,  scomparso da pochi anni e che qui in tanti ricordano con affetto. E che sia festa dunque nel segno di Monna Lisa!”

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