giovedì, Ottobre 22

Il ragno, il letto e la fiducia: i meccanismi dell’interazione sociale Quale arcano fa sì che un ‘ragno’ ed un ‘letto’ abbiano qualcosa da condividere con la fiducia, risorsa sociale indifferibile perché gli umani riescano a convivere ed a costruire società?

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Pensiero lento vs velocità elettronica

I can’t breathe (sussurrava il cittadino americano ma di pelle nera George Floyd al poliziotto squadrista che lo ha ucciso volontariamente per soffocamento a Minneapolis con un ginocchio per 8 minuti e 46 sec. sul suo collo. Nell’incivile America in apparenza democratica, che criminalizza da 400 anni gli esseri umani neri dalla schiavitù alla segregazione razziale)

Quale arcano fa sì che un ragno ed un letto abbiano qualcosa da condividere con la fiducia, risorsa sociale indifferibile perché gli umani riescano a convivere ed a costruire società? Risorsa immateriale capace di rendere plausibile un futuro scambievole e reciprocamente non penalizzante, pena un ritrarsi nel sospetto e nella paura che chiunque possa procurarci sofferenze dolore e possa ingannarci. Una risorsa che utilizziamo in forme varie a seconda dei palcoscenici sociali nei quali abbiamo la possibilità e l’opportunità di dar fondo alle nostre doti di narrazione di enfasi di drammatizzazione degli eventi che ci vedono coinvolti. Negli scambi economici, notoriamente ad alto tasso di rischio, per fidarsi del comportamento altrui tra compratore e venditore, entrambi spinti a spuntare il miglior guadagno da una transazione, finita la quale, con reciproca soddisfazione, questa diviene prodromo ‘fiduciario’ di eventuali prossimi scambi. Mentre nella variegata e composita vita sociale la fiducia è un attributo delle relazioni che richiede tempo e valutazioni progressive circa aperture comunicative future finalizzate, per quanto e quando possibile, al proseguimento della relazione con l’altro in una reciproca comunicazione soddisfacente per entrambi le parti. A patto, in entrambi i casi, di saper voler differire nel tempo la probabilità di ricavare vantaggi maggiori da qualsiasi transazione che preveda ed incorpori una scambievole interazione. Ovvero, quanto maggiore è la velocità con cui intendiamo chiudere una transazione, in prevalenza monetaria strumentale, tanto più alto sarà il rischio di poter essere ingannati da uno dei contraenti di una qualsiasi transazione.

Riportato il tutto alla sfera per molti più rilevante della vita, l’amore e gli affetti, oltre all’amare filiale ‘a prescindere’ (qui consanguineità e sangue concorrono in alto grado) vi è l’amore come incontro sudorazione, palpiti di cuore, bocca dello stomaco che grida sommessa, insomma l’attimo dell’attrazione in cui si comprende che la vita nel suo complicato dispiegarsi è lì, lì è l’azione del mondo con cui ‘ciò che sente sta pensando’, con il poeta Pessoa. Poi, dopo vi è il tempo del divenire, tra aperture e blocchi, ma innanzi tutto tempo, cui concorre la fiducia reciproca. Ovvero il contrario della velocità attuale, elettronica innanzi tutto, che pretende di risolvere tutto nell’istantaneità, il contrario della profondità e cura con cui le azioni si dispiegano.

Dunque, il ragno tesse una tela e se si pone attenzione a come viene tessuta e costruita e di quali intrecci nodi intersezioni è composto, si resta affascinati (per chi ha voglia e tempo di pensare che l’ambiente che ci ospita presenta caratteri magnifici) dal provare a cogliere l’insieme della struttura di cui la tela è composta. Non per caso quando si parla di qualche caso complesso, giudiziario o meno, ci si riferisca ad una complessità equivalente ad una tela di ragno. Ecco, quella complessità è la tela di ragno che ciascuno di noi tesse nella realtà sociale, con nodi ed intersezioni a far da contrappunto delle diverse differenti intensità partecipazione afflato conflitto poniamo in essere e riversiamo nelle relazioni sociali con gli altri. Ciò che appunto, nelle sue minute modalità giornaliere costituiscela trama con cui nella vita sociale istituiamo rapporti relazioni scambi che confermano o meno i nostri punti di vista aspettative valori. Strumentali od espressivi, finalizzati o privi di meta, fugaci o continui, concentrati o segmentati, in un agire allo scopo, strumentale, o al valore, espressivo. La tela di ragno è pertanto ciò che non vediamo ma il portato di che cosa immettiamo all’interno di una relazione con un altro che istituisce vita socialeQuella che noi tessiamo nell’attimo in cui viviamo mettendo tutto noi stessi o al contrario quando escogitiamo strategie per sottrarci a ciò che non vorremmo ma che dobbiamo eseguire, o quando negoziazioni mediazioni e compromessi risultano le opzioni in gioco nelle relazioni. Pertanto non appare improbabile associare la fiducia a qualcosa che non si vede ma tesse fili, proprio come fa un ragno con la sua tela. In cui ci vuol tempo, pazienzamaestria, riflessione, acume ed un poco di fortuna. Elementi di rilievo odierno ed alquanto obsoleti: sono proprio questi, il tempo, la pazienza, la maestria e la riflessione oggi ad essere tremendamente carenti nella numerosità degli scambi con un numero smisurato di persone in virtù della presa sulle scelte e decisioni del ‘trattamento elettronico dei dati’, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di coloro che vogliono vedere.

Il letto, poi. Nella fulminante affermazione di un sociologo tedesco di rilievo, Niklas Luhmann teorico del funzional-strutturalismo (se a qualcuno interessa, da non confondere con lo struttural-funzionalismo di Talcott Parsons), Senza fiducia sarebbe impossibile alzarsi dal letto la mattina. Affermazione di primo acchito alquanto bizzarra ma che ad unattenta riflessione rilascia numerose implicazioni. Il letto è componente di uno spazio privato, nostro, entro il quale definiamo regole di condotta di comportamento e di fruibilità. In misura più ampia, letto è la casa, l’oikos dei greci, l’economia privata casalinga entro la quale definiamo da noi come muoverci. Vuol dire, inoltre, che le nostre difese in un ambiente conosciuto sono basse. Al più, talora anche con esiti imprevedibili, dobbiamo difenderci dall’io interiore dei nostri demoni e fantasmi, ma in linea di massima ci sentiamo rassicurati e protetti da quelle mura domestiche, conosciute, assorbite nel quotidiano senza necessità di doverle problematizzaredi continuo.

Le strategie di relazione cominciano ad affacciarsi quando l’alzarci dal letto si associa al nostro uscir di casa, da mura amiche che ci sostengono proteggendoci verso il mondo esterno di cui conosciamo solo alcuni contorni luoghi spazi. Messa testa corpo e noi stessi fuori della porta di casa, limite estremo, confine tra il conosciuto e l’ignoto, check point tra mondo ‘di fuori’ e mondo ‘di dentro’, tra calore e ruggine, afflati caldi e ‘piovosi mondi freddi’ del mio omologo grande, serio, Paolo Conte, entriamo a far parte della popolazione che accede all’agone sociale, nel senso stretto di agòn, sfida, competizione e minaccia al proprio sé, minaccia che è insita in ogni comunicazione. Quale minaccia? Quella di non riuscire a mediare tra le nostre aspettative e quelle dell’altro, a seconda della posta in palio da conquistare nell’agòn, o peggio il rischio di essere ingannati dalla sopraffazione subdola dell’altrui aspettativa con cui mi sto confrontando. Ragion per cui se i miei scambi sociali quotidiani sono ormai innumerevoli nel mondo vasto ed aperto fatto di incontri episodici, casuali, altalenanti, continui, dovrò destinare una quota del mio agire alla fiducia, fiducia che di qualcuno mi possa fidare senza dover accollarmi un faticosissimo quanto impossibile metro di valutazione come uno scandaglio per poter con razionalità addurre elementi che mi confermino sulla presunta bontà di una relazione in atto. Vuol dire che non potrò perdere tempo in un gioco impossibile di razionalità assoluta per essere sicuro di non venire fregato od ingannato da qualcuno. Come sappiamo nelle scienze sociali, già è tanto che riusciamo a comporre articolare e gestire una ‘razionalità limitata’, figurarsi poter pretendere di più da scambi con altri esseri umani!

Dunque, quando usciamo di casa veniamo in relazione in passato nel villaggio o piccolo borgo con un numero limitato di persone perlopiù conosciute o incrociate spesso nel reciproco sguardo. Oggi, nella città e nel mondo globale intratteniamo relazioni e scambi sociali con una miriade di individui cui incrociamo lo sguardo ed i passi,dal barista di fiducia sotto casa all’edicolante per i giornali, dal controllore di biglietti di mezzi pubblici, in ufficio cantiere o fabbrica, fino alle numerose persone di contorno da cui potrebbe levarsi un’imprevista attenzione malevola nei nostri confronti. Guardiamo dunque con quel misto di attenzione controllata o di disattenzione civile dedicata a chi si incrocia per strada, reputando che non vi siano particolari necessità di doversi difendere da eventuali aggressioni. Fisiche e dunque eclatanti, o con il linguaggio e dunque molto più con sibilanti sottili sottotraccia con cui abbiamo necessità di addivenire ad un accordo interiore per riuscire a gestirne premesse ed esiti. Quante volte ciascuno di noi si è trovato nella problematica situazione di abbozzare un sorriso, di piegarsi ad un commento faceto occultando la risposta seria che avremmo voluto impartire a chi ci apparivainsolente, sicuro di sé, sfacciato, provocatorio? Di dire sì quando vorremmo dissentire. Quante tensioni gerarchiche sui luoghi di lavoro si nascondono e si sfogano in psicoastenie nelle pieghe dei nostri malesseri gastrointestinali, nelle improvvise ansie, tensioni interiori poiché non possiamo, non sappiamo, non vogliamo intraprendere un’azione conflittuale nell’agone in cui poi dobbiamo tornare? Da quanti comandi e regole stupide, burocratiche, meramente gerarchiche ma prive di intelligenza emotiva, sapienza, al fondo gentilezza, siamo sommersi nel settore pubblico, mentre in quello privato la violenza comunicativa esplica le sue forme con minore grazia in virtù del comando unilaterale di chi sta sopra sul sottoposto con minori vincoli e ‘fiocchetti’ ipocriti, o per via di norme a tutela di abusi e prevaricazioni? È qui ed ovunque dunque che compare sul palcoscenico sociale la Fiducia, la risorsa immateriale grazie alla quale è possibile per gli esseri umani costruire società. Ma di che cosa si compone la fiducia? Se ci rappresentiamo la fiducia come una piramide o un albero, troveremo alla sommità tre suoi fattori costitutivi: la Reputazione, l’Affidabilità, la Credibilità. In sostanza fiducia è né più né meno far corrispondere le parole ai fatti.

A mo’ di conclusione (provvisoria) possiamo affermare che nei molteplici scenari longitudinali ed alle diverse latitudini la Fiducia è la vita, è nella vita, rappresenta la vita, sia essa individuale, in relazioni diadiche, nelle reti, nelle strutture sociali della società, è il retro delle azioni, è la retro-azione, nei negoziati che escludono conflitti puri fondati su interessi antagonistici a ‘somma zero’. Resta da interrogarci circa le prerogative della fiducia personale individuale e sociale ma soprattutto comprendere se quando diamo nel corso delle nostre vite colpa alle sfortune o quando ci sentiamo fiduciosi, stiamo in realtà parlando dello stesso fenomeno. Non resta che aspettare con fiducia il seguito….

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.