sabato, Dicembre 7

Il racconto del cinema dalla Francia e dal mondo Si apre oggi a Firenze France Odeon, con l’attrice Zita Hanrot e dal 2 al 9 seguirà il Festival dei Popoli con il documentario su Carola Rackete e la Sea-Watch3. Due rassegne che con la loro attività hanno contribuito al primato di Firenze fra le città d’Europa per ‘vivacità culturale’

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Dalla Francia al mondo. Firenze si appresta a vivere due Festival cinematografici di grande prestigio: France Odeon e Festival dei Popoli, rassegna internazionale del cinema documentario che quest’anno festeggia il suo 60 anno di vita. France Odeon inizia oggi la propria avventura che si concluderà il 1 novembrecui seguirà a ruota dal 2 al 9, il ‘Festival dei Popoli’Senza tappeti rossi ed eventi mondani, al massimo una moto Guzzi d’epoca davanti al Cinema La Compagnia che ospiterà  i momenti salienti del Festival sul cinema francese, Firenze si appresta a vivere la prima di queste due Rassegne cinematografiche:  “che hanno contribuito e non poco nella loro lunga attività” – sottolinea Tommaso Sacchi, assessore alla cultura del Comune di Firenze –  “far ottenere a Firenze, da parte della Commissione Europea, il primato  pervivacità culturalefra tutte le città esaminate, che erano 190.  E fra i criteri di valutazione c’era anche quello dell’apertura verso l’Europa ed il mondo. E’ quella la strada che la Commissione invita a perseguire e rafforzare, cosa  che già stiamo facendo attraverso l’interscambio e le collaborazioni operative. Un esempio di ciò è dato dalla recente coi-produzione fra il teatro della Pergola e Le théatre de La ville de Paris, dello straordinario spettacolo  che ha avuta per protagonista Isabelle Huppertuna tra le attrici francesi più premiate che, per la regia di Robert Wilson si è calata nei panni di Maria Stuarda, nel monologo di Darryl Pinckney Mary Said What She Said“. 

Per quanto riguarda le due Rassegne, cerchiamo di gettare qui uno sguardo a partire, per ragioni cronologiche, da France Odeon, unica  del genere in Italia,  che getta uno sguardo ravvicinato sulla migliore produzione francese, passata e recentissima, spesso ignorata dalle case di distribuzione cinematografica del nostro paese. In   tempi in cui i rapporti politici e diplomatici fra Italia e Francia hanno registrato alti e bassi e momenti di frizione, il Festival ideato da Aldo Tassone  (prima si chiamava France Cinema) e ora curato da Francesco Ranieri Martinotti, ha sempre tenuto aperto un ponte fra i nostri due popoli, come sottolinea il neo Presidente Enrico Castaldi.  “Il nostro Festival  vuole rafforzare il legame tra due storie vicine, lo spirito comune che anima i nostri due  popoli”. Qui, da Firenze, sono transitati nel corso degli anni  attori registi e produttori sia della Nouvelle Vague che del cinema commerciale raramente approdato sui nostri schermi. E anche stavolta,  questa Rassegna, che col nuovo nome ha raggiunto l’11° anno di vita, è caratterizzata da presenze significative, oltreché  da pellicole importanti sotto il profilo culturale e sociale che raccontano storie, tensioni, amori, speranze, aspetti della Francia  – e non solo – d’oggi: dai conflitti nella banlieue parigina ( Les Misèrables, di Ladj Ly, premio della Giuria al Festival di Cannes), ai giovani alla ricerca di un futuro (La vie scolaire)  dei registi Mehdi Idir e Gran corps malade ( pseudonimo del cantautore Fabien Marsaud) . Il film   racconta la storia di Samia, una giovane al primo impiego che, assunta a Saint Denis, una scuola  ritenuta difficile, vive una complicata situazione personale. Il film, campione d’incassi al botteghino, apre il Festival alla presenza dei suoi protagonisti:   registi, produttore e l’attrice, stella emergente, Zita Hanrot. ‘Un divan a Tunis’ di Manele Labidi, accolto con entusiasmo alle giornate degli autori di Venezia, narra invece  la storia di una psicanalista parigina di origini tunisine che si svolge proprio a Tunisi  all’indomani della Primavera araba.

La Rassegna propone poi il film sull’esilio londinese di ‘Casanova’ (‘Dernier Amour’,  interprete Valeria Golino,  che riceverà il Premio La Foglia d’Onore), e il  singolare dialogo della tormentata della coppia formata dal provocatorio scrittore Michel Houellebecq e dall’attore Gerard Depardieu (Thalasso’, fuori concorso). Altri momenti  importanti, la proiezione di Chambre 212, protognista Chiara Mastroianni (premio a Cannes per la migliore interpretazione) e la consegna della Foglia d’Onore a Myriam Bru, alla quale sarà reso omaggio con la proiezione del restaurato  film di Renato Castellani (1959) dal titolo L’enfer dans la ville ( Nella città l’inferno). Un evento collaterale al Festival è dato dal simposio ‘Il restauro DNA italo-francese: dall’arte al cinema’, che prende spunto dalla collaborazione dell’architetto fiorentino Carlo Blasi alla ricostruzione di Notre Dame. Con la proiezione del film ‘Le regard de Charles’, opera di Mar di Domenico, costruito sugli scatti fotografici del grande Charles Aznavour, calerà il sipario sul Festival France Odeon.  Scatti che animano quello che il regista definisce un ‘diario per immagini’, scattate dallo stesso Aznavour con l’inseparabile macchina fotografica dono di Edith Piaf e con la quale ha fissato vari momenti della propria vita: il successo, gli amori, la famiglia, i viaggi attorno al mondo, la Francia, l’Armenia.

A giudicare  i film in concorso una giuria composta dalla produttrice Conchita Airoldi, da Massimo Ghini Roberta Mattei (attrice), Serafino Fasulo (documentarista) e dal gruppo musicale Bowland (trio Trip-Hop iraniano con base a Firenze). La Rassegna è resa possibile da vari enti, tra cui la Fondazione Toscana Spettacolo e il Comune di Firenze, con il concorso di privasti tra cui Salvatore FerragamoCon l’omaggio al grande cantante, autore, attore francese di origine armena, si chiuderà questa edizione di   France Odeon, alla quale seguirà, dal 2 al 9 novembre sempre al cinema La Compagnia, il Festival dei Popoli. Anche questa Rassegna si inaugurerà  con un lavoro dedicato alla vicenda della coraggiosa capitana Carola Rackete, e alla Sea-Watch 3 l’imbarcazione che nel giugno scorso raccolse in mare 53 profughi e li portò in salvo approdando – nonostante i divieti del Ministro degli Interni italiano di allora – nel porto di Lampedusa. Ma su questa e su altre vicende dolorose che hanno trasformato il Mediterraneo in una immensa tomba, e avvelenano il mondo, ci sarà modo di tornare in altra occasione.    

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