lunedì, Luglio 22

Il Qatar risponde all’ultimatum

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Alta tensione nel Golfo. Nella crisi in corso tra Qatar da una parte e blocco saudita dall’altra, a sorpresa Doha rilancia mettendo nero su bianco una serie di condizioni rivolte a Riad e ai suoi alleati. Stamane Bahrain, Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi hanno riferito di aver ricevuto la risposta ufficiale del Qatar alle 13 richieste da soddisfare per riprendere i rapporti diplomatici ed economici, interrotti dal 5 giugno scorso. l’Emirato si è detto disponibile ad accettarle solo a patto che le controparti rispettino delle controrichieste. Ad esempio, Doha si dichiara disposta a interrompere le relazioni con lIran solo se anche tutti gli altri Paesi del Golfo espelleranno i cittadini iraniani. Per quanto riguarda la chiusura di Al Jazeera la risposta è un no netto: a meno che i sauditi non chiudano al Arabiya, Sky News araba e tutti gli altri canali. Il Qatar ha comunque ribadito di essere aperto al dialogo per risolvere la crisi.

In un comunicato congiunto, i quattro Paesi arabi hanno fatto sapere che replicheranno a loro volta a Doha «a tempo debito». Oggi i ministri degli Esteri dei quattro Paesi mediorientali si sono riuniti al Cairo per concordare i successivi passi da compiere. Secondo alcuni editoriali apparsi oggi sulla stampa del Golfo c’è il rischio di un ulteriore isolamento di Doha e anche di una sua espulsione dal Consiglio di cooperazione del Golfo

Alla vigilia della conferenza di Roma che vedrà allo stesso tavolo Paesi europei, di transito e provenienza delle migrazioni, il ministro degli Esteri Angelino Alfano spiega al Financial Times per affrontare la crisi dei migranti serve un «nuovo approccio». In attesa che l’Europa decida «misure urgenti» per aiutare il nostro Paese ad affrontare l’emergenza, afferma Alfano, «l’Italia sta promuovendo una nuova strategia» volta a finanziare azioni per aiutare la capacità della Libia a controllare le sue frontiere meridionali, contrastare il traffico dei migranti e sostenere l’Organizzazione Internazionale per le migrazioni (Iom) nei rimpatri volontari dalla Libia. Allo stesso modo i paesi di transito vanno aiutati a controllare meglio le loro frontiere e a rimpatriare i migranti irregolari. Tuttavia, per raggiungere questi obiettivi, sostiene Alfano, «i Paesi membri dell’Ue devono mostrare più solidarietà, indirizzando più risorse verso i paesi di transito, bilateralmente e attraverso il Trust Fund for Africa».

Intanto l’Austria cerca di ricucire con l’Italia dopo la crisi scoppiata nella giornata di ieri a seguito delle notizie secondo cui Vienna avrebbe inviato militari al confine per bloccare i flussi migratori. In una conferenza stampa a Vienna, il cancelliere austriaco Christian Kern ha definito un «equivoco» le tensioni con Roma. «Non stiamo dispiegando blindati al Brennero e posso sottolineare ancora una volta che la cooperazione con l’Italia è veramente buona», ha detto Kern, aggiungendo che «in questo momento non ci sono indicazioni secondo cui le autorità italiane non sono in controllo della situazione» al confine.

Gli Stati Uniti hanno confermato che il missile lanciato ieri dalla Corea del Nord era un missile balistico intercontinentale. Dura la condanna di Washington per bocca del segretario di stato Rex Tillerson, il quale ha sottolineato che il lancio «costituisce una nuova escalation della minaccia nei confronti degli Stati Uniti, dei nostri alleati e partner, della regione e del mondo». In risposta al test di Pyongyang, Stati Uniti e Corea del Sud hanno lanciato missili nel Mar orientale.

Oggi Donald Trump è tornato ad attaccare Pechino per il suo sostegno al regime nordcoreano. In un tweet il presidente Usa ha dichiarato che «I rapporti commerciali tra la Cina e la Corea del Nord sono aumentati di quasi il 40% nel primo trimestre».

È stato revocato il bando di tre mesi sui pc e laptop in cabina sugli aerei in partenza dalla Turchia e diretti negli Stati Uniti. La notizia della revoca era stato anticipato ieri il ministro degli Esteri dei Trasporti turco Ahmet Arslan. La misura era stata adottata a marzo dall’Amministrazione Trump sui voli in partenza da dieci aeroporti di otto Paesi, Egitto, Marocco, Giordania, Emirati Arabi, Arabia Saudita, Kuwait, Qatar e Turchia. Domenica è prevista la revoca del bando per i voli da Abu Dhabi.

Sempre in Turchia è stata smantellata una cellula terroristica di sei sospetti militanti dell’Is che voleva colpire la ‘Marcia della Giustizia’, organizzata dal Chp, il principale partito di opposizione nel Paese, e in corso da Ankara a Istanbul. La marcia si concluderà davanti al carcere di Maltepe dove è detenuto il numero due del Chp, Enis Berberoglu.

A pochi giorni dal primo incontro fra Vladimir Putin e Donald Trump, la Russia auspica che tra i due presidenti possa instaurarsi «un dialogo di lavoro probabilmente cruciale per il mondo intero in termini di aumento dell’efficacia per la soluzione dei conflitti e problemi ogni giorno più grandi». Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Al centro del colloquio il conflitto in Siria, con i negoziati di Astana in corso e l’ipotesi «se gli Stati Uniti sono pronti», di una possibile cooperazione bilaterale nel contrasto al terrorismo, ha aggiunto Peskov.

Per concludere, è tornata la calma ad Amburgo dopo una nottata di scontri tra la polizia ed i manifestanti anti-G20, a due giorni dall’inizio del vertice previsto per venerdì. Un portavoce della polizia ha riferito che i disordini sono rientrati poco dopo la mezzanotte. Gli scontri più violenti sono stati registrati nel distretto di St. Pauli, dove le forze dell’ordine sono intervenute con cannoni ad acqua per disperdere le centinaia di protestanti presenti in piazza per contestare l’evento. Nei prossimi giorni ad Amburgo saranno dispiegati nei prossimi giorni circa 19mila tra agenti e militati per garantire la sicurezza nella città.

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