mercoledì, Maggio 22

Il processo Kenyatta potrebbe essere cancellato field_506ffb1d3dbe2

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Uhuru Kenyatta

Kigali (Rwanda) – Dal 2013 il Presidente keniota Uhuru Kenyatta e la Coalizione Arcobaleno al potere stanno disperatamente lottando contro la Corte Penale Internazionale per annullare il primo processo contro un Presidente africano in carica. Uhuru Kenyatta, assieme al Vice Presidente William Ruto, sono stati accusati di crimini contro l’umanità commessi durante le violenze post elettorali del 2007 che causarono la morte di migliaia di persone. Seicentomila si trovarono costrette a fuggire dalle loro case per evitare la morte e sono attualmente ancora nei campi sfollati “provvisori” allestiti nel 2008.

Il Presidente Uhuru Kenyatta, supportato da Etiopia, Rwanda e Uganda, per tutto il 2013 ha tessuto una fitta rete di alleanze. Grazie ad abili manovre del Presidente ugandese Yoweri Museveni, il Kenya è riuscito ad ottenere il supporto dell’Unione Africana e della Russia, entrambe impegnate per far cancellare i due processi, di cui uno (quello di William Ruto) è  in corso.

Durante la riunione straordinaria dell’Unione Africana, convocata dal Presidente Yoweri Museveni non si è raggiunto l’obiettivo di far ritirare i Paesi africani firmatari dello Statuto di Roma dalla Corte Penale Internazionale. Gli sforzi compiuti presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite erano tesi affinché l’istituzione internazionale imponesse alla Corte Penale Internazionale la cancellazione dei processi. Sforzi che non hanno raggiunto l’obiettivo, nonostante il Rwanda sia membro non permanente del Consiglio di Sicurezza e la Russia sia membro permanente.

Anche la riunione dei Stati firmatari dello Statuto di Roma, avvenuta nel novembre 2013 non ha dato i risultati sperati, nonostante si stato fatto largo uso della strumentalizzazione dell’attacco terroristico presso il centro commerciale di Westgate a Nairobi avvenuto il 21 settembre 2013, sostenendo che era inammissibile processare il Presidente e il Vice Presidente di una nazione sotto attacco del terrorismo internazionale. L’attacco fu compiuto da gruppi estremisti islamici del Kenya e il mandante fu il gruppo islamico somalo Al-Shabaab, legato ad Al Qaeda. Il motivo fu l’impegno militare del Kenya in Somalia contro le milizie di Al-Shabaab.

Nonostante questi fallimenti, dovuti da continue interferenze della Francia,  il Presidente Uhruru Kenyatta non ha desistito nella sua guerra personale contro la Corte Penale Internazionale, confidando sulla importante posizione geo-strategica ed economica che il Kenya ha assunto in questi anni, sopratutto dopo la scoperta di ingenti giacimenti di petrolio.

I continui attacchi internazionali portati avanti da Etiopia, Kenya, Rwanda, Russia, Uganda e Unione Africana hanno indebolito la determinazione della Corte Penale Internazionale a portare a compimento i processi. Hanno anche indebolito l’opposizione delle principali potenze occidentali quali Stati Uniti e Gran Bretagna all’amnistia di fatto richiesta dal governo keniota. Persino la Francia ha dovuto rettificare la sua tattica, diminuendo le interferenze per timore che gli interessi economici duramente conquistati nel paese anglofono, storicamente escluso agli investitori francesi, vengano messi in discussione.

Un primo risultato è stato il rinvio del processo di Uhuru Kenyatta, previsto per il 12 novembre 2013 e riportato al 5 febbraio 2014. Sfruttando abilmente la crisi del Sud Sudan, in accordo con il Presidente Museveni, Uhuru Kenyatta si è presentato agli occhi dell’opinione pubblica internazionale come una figura chiave per ristabilire la pace nella più giovane nazione africana. Il Presidente Kenyatta la scorsa settimana ha effettuato una visita ufficiale a Juba, capitale del Sud Sudan, assieme al Primo Ministro Etiope Hailemariam Desalegn, per convincere le parti belligeranti a sedersi al tavolo di pace ad Addis Abeba, richiesta accettata sia dal Presidente Salva Kiir che dal ex Vice Presidente Riek Machar, i due rivali impegnati in un confronto all’ultimo sangue per il controllo del Paese produttore di petrolio  e promotori di rispettive pulizie etniche che rischiano di giungere alle dimensioni di genocidio.

La mossa del Presidente Kenyatta era tesa ad aumentare la sua reputazione presso la Comunità Internazionale, lanciando il messaggio alle potenze occidentali di essere una figura chiave indispensabile per la pace in Sud Sudan e chiedendo indirettamente la cancellazione del processo. Il Presidente Barak Obama si è congratulato personalmente con il Presidente Kenyatta per gli sforzi compiuti per la pace nella regione.

Nella realtà il ruolo del Kenya nella crisi sud sudanese è marginale, nonostante  sia uno tra i principali investitori africani nel Paese. Le parti belligeranti hanno accettato di sedersi al tavolo della pace causa la pressione dell’Uganda che ha immediatamente attivato le sue truppe presenti presso la base militare ugandese in Sud Sudan, a Yambio, ed inviato reparti della Guardia Presidenziale e delle Forse Speciali guidate dal figlio del Presidente, il Brigadiere Generale Muhoozi, per mettere di fatto sotto tutela il Sud Sudan e difendere la capitale Juba.

L’interruzione dei negoziati e l’estendersi della guerra etnica nel Paese, non sembra aver diminuito il ruolo artificiale abilmente creato dal Kenya con il sostegno dell’Uganda. L’appoggio incondizionato dell’Uganda non è certo a fini filantropi. Il Presidente Yoweri Museveni lo sta utilizzando per aumentare il controllo dell’Uganda sul Kenya nell’obiettivo di influenzare le scelte economiche e politiche regionali a favore della Pax Ugandese, il recente piano di egemonia regionale lanciato dallo Stato Maggiore dell’esercito e dal Presidente Museveni.

Sul fronte giuridico importanti e sconvolgenti novità giungono dalla Corte Penale Internazionale: i giudici hanno ravvisato che le prove  finora raccolte contro il Presidente Uhuru Kenyatta sembrano non essere sufficienti. La Difesa è riuscita a dimostrare che vi sono state pesanti interferenze da parte dell’Accusa dirette verso i testimoni, con casi documentati di corruzione. Prima delle feste  natalizie il Presidente della CPI, Fatou Bensouda, ha annunciato il ritiro del principale testimone dell’accusa e dichiarato altri due testimoni non credibili avendo fornito false testimonianze prima del processo. Il Giudice Bensouda ha ventilato la possibilità di rinviare il processo al Presidente Kenyatta di altri tre mesi nel tentativo di raccogliere nuove prove.

Secondo analisti regionali il clima di paura instauratosi in Kenya sui processi del Presidente e del Vice Presidente potrebbe rendere estremamente difficile per la Corte Penale Internazionale trovare nuovi testimoni e prove. Da sottolineare che interferenze, corruzione e atti intimidatori sui testimoni sono stati compiuti anche dal Governo keniota. Vi è la possibilità che la Corte Penale Internazionale sia costretta ad abbandonare la sua intenzione di processare il Presidente Uhuru Kenyatta per mancanza di valide prove e testimoni. Questo rappresenterebbe un disastro per la credibilità di questa istituzione internazionale che in undici anni è riuscita a condannare solo una persona, l’ex Signore della Guerra congolese, Thomas Lubanga, condannato a 14 anni di reclusione nel giugno 2012.

Curiosamente questi inattesi sviluppi sul caso Kenyatta sembrano convergere verso la tattica elaborata dalla Francia per risolvere il problema. L’Eliseo, per controbilanciare l’offensiva di Uganda, Russia e Unione Africana ha compiuto tutti gli sforzi possibili per difendere la CPI ventilando contemporaneamente la possibilità di un compromesso: continuare il processo al Vice Presidente William Ruto e annullare quello del Presidente Kenyatta. Questo compromesso, mai ufficializzato, è stato proposto alle maggiori cancellerie degli Stati Africani, alla Casa Bianca e al Cremlino.

La Russia è uno dei più temibili concorrenti europei assieme alla Germania. In Uganda la multinazionale petrolifera Total ha immensi interessi nello sfruttamento dei pozzi petroliferi che entreranno in funzione nel 2016. Inoltre la Francia ha già un pericoloso contenzioso con l’Uganda causa il suo appoggio al regime di Kabila nella Repubblica Democratica del Congo, che sta causando una guerra fredda tra Kampala e Parigi dai risvolti incerti.

Con nuova politica imperialista della France-Afrique che ha già provocato due interventi militari: Mali e Repubblica Centroafricana e forti tensioni all’interno della Comunità Economica dell’Africa del Est causa l’alleanza con la Tanzania nella difesa del regime congolese,  il Presidente Francois Hollande deve anche tener conto del contesto politico creatosi attorno al processo del Presidente Kenyatta.

Di fatto si é creato un confronto diretto tra la Corte Penale Internazionale e l’Unione Africana che etichetta la corte come razzista e al servizio del neo colonialismo. Una difesa ad oltranza da parte della Francia sul processo aumenterebbe le accuse di neo colonialismo francese in Africa che sono state lanciate da diversi paese africani, aumentando le difficoltà dell’esercito e degli investitori francesi nel Continente.

Al fianco del Presidente Uhuru Kenyatta é recentemente giunto il Fondo Monetario Internazionale. Il network informativo nigeriano TVC NEWS informa della decisione della Direttrice del FMI, Christine Lagarde di estendere le facilitazioni dei crediti al Kenya per altri 565 milioni di euro che si aggiungono ai 372 milioni di euro erogati dal 2011 per sostenere l’economia keniota.

La decisione, secondo quanto dichiarato la Direttrice Christine Lagarde é stata presa a seguito dell’ottima amministrazione assicurata dall’Amministrazione Kenyatta.

La nazionalità francese della Lagarde, la decisione presa e gli elogi all’attuale governo keniota in questo particolare momento sono solo coincidenze?

I 600.000 sfollati che ancora languono in precari centri di assistenza e il 50% della popolazione keniota che pretende la giustizia contro gli orrori del 2007 che portarono il paese sull’orlo della guerra civile e del genocidio non sanno più che pensare.

Se il processo al Presidente Uhuru Kenyatta sarà cancellato rimane sempre l’esplosiva situazione del processo in corso al Vice Presidente William Ruto. Il Governo é costretto a tentare un salvataggio in estemis di Ruto per non inclinare la fragile alleanza tra Kikuyu e Kalenjene le due tribù che rappresentano la Coalizione Arcobaleno al potere. Alcuni analisti regionali scommettono che il processo a William Ruto finirà con una condanna lieve se non con un’assoluzione per mancanza di prove. 

 

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