venerdì, Aprile 26

Il Presidente del Kazakistan: si dimette ma rimane Le dimissioni del Presidente Nazarbayev sembrano aprire a una nuova generazione di politici, quando, in realtà, continua ad essere potente nel Kazakistan, ne parliamo con Riccardo Pelizzo

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«Ho preso la decisione, non facile per me, di dimettermi da Presidente». Così Nursultan Nazarbayev annuncia le sue dimissioni da Presidente del Kazakistan, dopo trent’anni di potere, raggiunti i settantotto anni di età. Martedì 19 febbraio 2019, una data che si scolpisce nella storia di un Paese che ha sempre chiamato «Papa» il suo Presidente. Nel 1989 aveva preso il comando, quando ancora il Kazakistan era soggetto all’influenza sovietica.

Adesso, il Presidente ad interim, designato da Nazarbayev, è il fedelissimo Kasym Zhomart Tokayev, attuale Presidente del Senato kazako ed ex premier. Le prossime elezioni presidenziali sono programmate per marzo 2020. Intanto, alle sue dimissioni non è ancora seguita una motivazione ufficiale: “Gli osservatori internazionali hanno espresso le ipotesi più disparate. Cosa ci sia di vero in quello che hanno ipotizzato, lo si vedrà con il tempo”, ragiona Riccardo Pelizzo, professore alla Nazarbayev University in Kazakistan.

Infatti, la stampa internazionale medita che le dimissioni possano essere dovute all’età. Magari, qualcosa di simile a quello che è successo in Algeria con il Presidente, Abdelaziz Bouteflika. Altri hanno parlato per dietrologie: qualcuno scava per trovare motivi economici o legati a scandali. Mentre il Professore Pelizzo, figura vicina alle istituzioni kazake, rivela che: per motivi di età, un passaggio delle consegne sarebbe stato prima o poi inevitabile. Poi, Nazarbayev mantiene comunque un ruolo di vitale importanza nella vita politica del Paese. Dopo aver lanciato il pacchetto di riforme 100 passi concreti‘, il Paese ha discusso in maniera piuttosto partecipativa se e come riformare la Carta Costituzionale. Le riforme hanno finito con il trasferire alcuni poteri, precedentemente nella Presidenza, al Parlamento e al Consiglio di Sicurezza. Nazarbayev, quindi, lascia una Presidenza già depotenziata e mantiene il ruolo di leader del partito di Governo, Nu̇r Otan, e di capo del Consiglio di Sicurezza. Motivo per cui, è abbastanza lecito supporre che continuerà ad avere un ruolo tutt’altro che secondario nella vita del Paese.”

E molti si sono chiesti: adesso? qualcuno punta alla Presidenza o, come in Algeria, mancano sia delfini che pretendenti? “Trent’anni di successi lo hanno legittimato agli occhi degli elettori. L’unico limite può essere identificato nel fatto che, a differenza di quanto accade in Singapore, in Kazakistan non si investe sulla preparazione della successiva generazione di dirigenti: non è proprio chiaro chi possa essere il successore o se vi sia un successore designato, o almeno qualcuno che ambisca ad essere Presidente (ora che la Presidenza è stata depotenziata). Sicuramente, la figlia dell’ex Presidente, Dariga Nazerbayeva, che sembrava intenzionata a succedere al padre, non è più tra i papabili. Anche se continua a tenere un ruolo importante nella vita politica ed istituzionale del Paese nel ruolo di Presidente del Parlamento kazako”.

Lo stesso Nazarbayev conferma quello riferito da Pelizzo nelle sue dimissioni televisive: «Vedo il mio futuro come quello di colui che assicura l’arrivo al potere di una nuova generazione di leaders, che continueranno le trasformazioni avviate. Vi servirò fino alla fine dei miei giorni».

Le dimissioni del Presidente kazako non rappresentano una svolta epocale per il Paese. Un Paese che dal 1984 vede Nazarbayev ricoprire le cariche principali: nel 1984 è Primo Ministro, poi, dal 1989, è Segretario del Partito Comunista kazako e, infine, diventa Presidente del Kazakistan con la dichiarazione d’indipendenza nel dicembre 1991. Un Presidente che ha capito che, per assicurare lo sviluppo socio-economico, non serve una buona governance, ma una che sia buona abbastanza. Nazarbayev ha capito che prima serviva assicurare la stabilità del Paese, e poi ci si sarebbe potuti preoccupare del resto, ovvero dello stato di diritto, della lotta alla corruzione, dell’efficacia e dell’efficienza della pubblica amministrazione, della qualità della legislazione e così via. Nazarbayev, per garantire la stabilità politica del suo Kazakistan, ha risolto prima tutte le dispute territoriali o quelle con i Paesi confinanti.”

Questa dinamica della sua Presidenza ha spesso preoccupato gli osservatori occidentali. Questomodernizzatore autoritario ha mantenuto un sistema politico monopartitico, di fatto ostacolando e rendendo obsoleta l’opposizione politica. Inoltre, si è spesso discusso sul rispetto dei diritti umani nel suo Paese. Il rapporto annuale (2017-2018) di Amnesty International denuncia che, in Kazakistan, «dirigere un’organizzazione non registrata o farne parte ha continuato a essere reato, sindacati e ONG hanno subìto indebite limitazioni. Inoltre, nelle strutture detentive è continuato il ricorso a tortura e altri maltrattamenti, alcuni giornalisti sono stati oggetto di persecuzioni e aggressioni motivate politicamente, mentre le donne e le persone con disabilità hanno continuato a subire discriminazioni». E sono proprio le donne kazake ad essere scese in piazza, in questi mesi, per manifestare: le proteste richiedono maggiori sostegni alla famiglia e migliori condizioni abitative.

I cittadini kazaki stanno, poi, protestando contro il cambio del nome della capitale: Astana dovrebbe diventare Nursultan, in onore del Presidente dimissionario. Le proteste davanti l’ufficio del sindaco, Adilbek Zhaksybekov, chiedono una consultazione popolare vincolante sulla questione: in ventiquattro ore, si sono raccolte trentamila firme per richiedere il referendum. Non si ha una crisi sociale, questo è sicuro, ma dei segnali di malcontento si sono registrati negli ultimi anni.

Rimane, però, un merito quello di aver garantito pace e stabilità tra le diverse etnie che popolano il Paese: la maggioranza musulmana e la significativa minoranza russa. E se i rapporti interni hanno vissuto un sereno trascorso, anche i rapporti esteri sono stati indiscutibilmente buoni: “Nazarbayev è riuscito con successo ad assicurare la stabilità del Kazakistan perseguendo una politica di amicizia anche con Paesi o blocchi che tra loro non avevano necessariamente rapporti eccelsi. Infatti, ha mantenuto buoni rapporti con i Paesi limitrofi, oltre che con Russia, Stati Uniti, Unione Europea e Cina. La sua politica estera multivettoriale ha reso il Paese kazako rilevante e autorevole in Eurasia.

Il Presidente della Russia, Vladimir Putin, vanta un’alleanza privilegiata con il Kazakistan. Infatti, il Paese di Nazarbayev si è fatto promotore del progetto d’integrazione economica nell’area ex-sovietica che, dal 1 gennaio 2015, ha portato alla costituzione dell’Unione Economica Eurasiatica con Russia, Bielorussia, Armenia e Kyrgyzstan. Il Presidente russo parla di Nazarbayev come il Presidente «più prudente» dell’epoca post-sovietica. Infatti il colosso kazako del Centro Asia ha saputo bilanciare le mire economiche di Russia e Cina: un altro Paese sarebbe stato schiacciato da queste due potenze in ascesa, il Kazakistan, invece, ha saputo mantenere un ruolo privilegiato nell’area.

I gasdotti kazaki, insieme a quelli del Turkmenistan, si collegano direttamente all’Unione Europea, grazie al Gasdotto Trans-Caspico. Una linea che porta il gas kazako e turkmeno alla città di Baku, in Azerbaigian. Linea che poi continua nel Gasdotto Trans-Anatolico (TANAP), attraverso tutta la Turchia, la cui estremità occidentale arriva fino alla Puglia, percorrendo la tanto discussa TAP (Gasdotto Trans-Adriatico).

Il Kazakistan ha supportato la domanda energetica della Cina negli anni del boom industriale. Ora, anche, l’Unione Europea sembra chiedere una mano in tal senso, più per sopravvivenza, che per alimentare un’economia fiorente. Il Kazakistan ha negoziato un Accordo di Partenariato rafforzato con l’Unione Europea, firmato nel dicembre 2015. L’Unione rappresenta il primo investitore e il primo partner commerciale del Paese.

In particolare, l’Italia ha spesso visitato il Paese per portare a casa accordi favorevoli per quanto riguarda il settore energetico. Nel giugno 2014, l’allora Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, incontrava l’Amministratore Delegato di ENI, Claudio Descalzi, quello della compagnia petrolifera nazionale KazMunayGas (KMG) ed il Presidente Nazarbayev. Al tempo, si riprendevano i rapporti diplomatici dopo il caso di Alma Shalabayeva (donna inviso alla Presidenza kazaka) e la sua estradizione dall’Italia. Al tempo, Matteo Renzi dichiarava: «Oggi abbiamo firmato un accordo importantissimo per il petrolio, un investimento molto oneroso ma molto significativo, per puntare sul domani». Nel 2013, i rapporti commerciali si stavano allettando, la mossa di Palazzo Chigi era più che prevista. Nello stesso anno, l’Italia risultava al terzo posto in assoluto tra i partner commerciali del Kazakistan, dopo Russia e Cina. Inoltre, l’ENI è presente in Kazakistan dal 1992: l’Italia risulta tra i principali investitori europei in Kazakistan. Ecco perché è doveroso tenere sott’occhio quello che capita in quel Paese, tanto lontano geograficamente, ma tanto vicino per via dei gasdotti. E non dimentichiamo che la nuova Via della Seta prospetta il Kazakistan come snodo centrale del commercio tra Europa e Cina: verrebbe da dire che il Paese di Nazarbayev è al centro del mondo energetico e commerciale.

Anche perché il Kazakistan, con il ‘suo’ Nazarbayev, ha vissuto un boom economico, una fioritura delle sue relazioni diplomatiche e della sua economia. Una Presidenza quasi eterna, trent’anni di successi economici, pare suggerire Pelizzo: In questi anni, il Kazakistan è riuscito ad avere un alto tasso di crescita economica, che ha permesso all’economia kazaka di crescere enormemente. Basti pensare che mentre nel 1993 il Prodotto Nazionale Lordo (PNL) pro capite era di 1.430 dollari statunitensi, nel 2017 il PNL pro capite era di 7.970 dollari statunitensi, secondo i dati della Banca mondiale. E non dimentichiamo che nel 2014 il PNL pro capite aveva toccato i 12.090 dollari statunitensi.

Nel 2014, il crollo del prezzo del petrolio ha significato una battuta d’arresto per il Paese, come per tutti i grandi esportatori nel mondo: infatti, come suggeriscono i dati prima citati, dal 2014 il PNL pro capite è diminuito, fino quasi a scendere sotto il livello del 2011 (8.280 dollari statunitensi). Questa tendenza negativa, per molti osservatori, potrebbe essere il vero motivo dietro le dimissioni del Presidente. Infatti, il Governo era stato sciolto, il 21 febbraio 2019, in un clima di tensione dato dalle crescenti proteste per il carovita e l’insicurezza percepita nel Paese. Il Presidente Nazarbayev aveva accusato il vecchio Esecutivo di non esser stato capace di migliorare gli standard di vita e di non esser riuscito a rendere il Paese più indipendente dal petrolio e dal gas. Il 25 febbraio 2019 ha nominato con un ordine esecutivo il nuovo Primo Ministro, Askar Mamin.

Di fatto, il successo economico passato ha spesso alimentato il suo successo politico. Verrebbe da dire ‘panem et circenses’, ma la crescita economica, constata Pelizzo, è dovuta a tre fattori: “Innanzitutto, dopo il crollo economico, dovuto al collasso dell’Unione Sovietica, l’economia kazaka poteva solo riprendersi e tornare a crescere. In secondo luogo, il Paese è ricco di risorse naturali (dal petrolio all’uranio). Al crescere della domanda mondiale (anche a causa della crescita della domanda cinese) e al crescere del prezzo delle materie prime, l’economia kazaka è cresciuta molto rapidamente per molti anni. Il terzo fattore è il Presidente Nazarbayev, che ha saputo circondarsi di collaboratori competenti. Inoltre, ha saputo fare tesoro dei suggerimenti delle organizzazioni internazionali, ed è riuscito a modernizzare le infrastrutture, tenendo il debito pubblico e l’indebitamento estero sotto controllo. Mentre è noto che, quando i Paesi africani lanciano e implementano dei progetti di modernizzazione, si indebitano fortemente, dissestano i conti pubblici, e, di fatto, ipotecano il futuro dei propri cittadini.”

A suffragare il suo ragionamento, Pelizzo richiama i dati della Banca Mondiale: nel 2001, il PIL kazako è cresciuto del 13,5% e nei 5 anni successivi ha continuato a crescere di oltre il 9% su base annua. Nel 2006, il PIL è cresciuto del 10,7%.

Dunque, la presenza di materie prime e condizioni economiche internazionali favorevoli sono condizioni necessarie, ma non sufficienti, per uno sviluppo socio-economico di lungo termine. Il Presidente Nazarbayev è la variabile vincente: “I suoi meriti sono tanti, è estremamente intelligente. Pochi Presidenti, pochi capi di Stato, nel corso del ventesimo secolo, hanno avuto più successo di Nazarbayev nello sviluppare i propri Paesi. Forse Lee Kuan Yew a Singapore e Suharto in Indonesia hanno fatto altrettanto bene, ma è difficile vedere qualcuno che sia stato più bravo di Nazarbayev. Infatti, sia Nazarbayev che Lee Kuan Yew hanno delineato un progetto di lungo periodo, senza limitarsi a raggiungere esclusivamente dei risultati di breve termine.”

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