domenica, Febbraio 17

Il popolo è sovrano, ma sbaglia se non vota chi ha il potere, parola di Di Maio e Salvini E pensarla diversamente dal popolo, così come interpretato da chi comanda, è cosa brutta e cattiva, da perseguire

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Colpisce il tono moderato e discorsivo, benevolo, del Ministro degli Esteri ff. Matteo Salvini nel commentare i risultati delle elezioni in Abruzzo: i 5S non devono preoccuparsi, è cosa da poco, poi passa, altra cosa le elezioni europee, eccetera. Che generosità, che toni perfino affettuosi. Cosa mai accade?

Intanto chiarisco il riferimento al Ministro degli Esteri ff., ormai una abitudine di questo Paese: il primo che passa fa il Ministro degli Esteri … tranne il Ministro in carica, naturalmente. E infatti Salvini ha ricevuto i rappresentanti dell’autoproclamato Presidente ad interim Juan Guaidò del Venezuela, mentre il Ministro in carica cerca timidamente di spiegare che forse un abbassamento delle tensioni in Europa e in particolare con la Francia sarebbe utile … venendo sbeffeggiato. Del resto i nostri rapporti con la Francia sono portati al massimo del peggio, dai lucidi interventi dei Ministri degli esteri ff. Di Maio e Di Battista.
L’importante, in politica estera, come spiegavo qualche giorno fa, è la chiarezza la univocità e la … fiducia. E interprete di essa, si erge (si fa per dire) il sedicente premier, che dice che ci pensa lui, in quanto, testuale, … Presidente della Repubblica. Non male come carriera!

Ma torniamo ai toni suadenti di Salvini.
Lui, e la sua coalizione di centrodestra, che più destrorsa non si può, hanno certamentevintole elezioni regionali in Abruzzo, sia pure con una modesta partecipazione dell’elettorato, un dato che si continua a trascurare da anni: ha votato il 53,11% degli aventi diritto.
La cosa non è di poca importanza perché ora si gioca, credo, una partita molto delicata e nuova. Vista, infatti, la pochezza degli alleati di centrodestra, alla Lega probabilmente conviene restare al Governo con i 5S, per continuare nella parossistica e ingorda spartizione del potere e smantellamento dello Stato come istituzione, basti l’attacco furibondo alla Banca d’Italia. Ma ciò non credo possa a lungo essere gradito ai suoi sostenitori, tenuto conto che, ad esempio sul TAV, si arriverà inevitabilmente ad uno scontro, non perché i 5S tengano particolarmente alle proprie idee e parole d’ordine (ho già ripetutamente parlato del cinismo becero dei vari Di Maio, Grillo, Di Battista, e particolarmente della Casaleggio), ma semplicemente perché labasedel partito comincia a protestare; ilpopoloa parlarne è una cosa bella e comoda, ma è unoggettomolto delicato da gestire, cari stellini e leghisti. È facile aizzarlo, scatenarlo, rimbambirlo di chiacchiere e di promesse, ma poi accade che il popolo, dal punto di vista di chi governa, diventa il popolino (la ‘populace’, direbbero i francesi), nel senso che, stupidamente, si aspetta che le promesse siano mantenute davvero, e ‘crede’ alle cose dette per ‘abbattere’ l’élite … una volta si diceva ‘establishment’, ma ora i grillini e i leghisti hanno deciso che sono élite. E quindi crede davvero che si possa smontare la Banca d’Italia o il TAV o l’Europa o che si possa davvero mettere sotto processo un politico, e quando vede che ciò non accade, si … incavola.

Per parte sua, la Lega è l’espressione (per ora) delle forze economiche del Nord produttivo e non potrà a lungo reggere quella alleanza, senza sbloccare i punti salienti della sua politica. Il TAV e l’autonomia delle regioni … del Nord. In un certo senso, il successo abruzzese può essere un momento di svolta vera, perché la Lega (con i suoi alleati!) è stata votata da molta gente relativamente poco o pochissimo legata all’industria.
E infatti, in evidente azione difensiva grillina, finalmenteescela valutazione sul TAV, che, come previsto, descrive costi spropositati e vantaggi inesistenti.

Non vale la pena di discuterne in questa sede, ma forse vale la pena di sottolineare il significato dell’opera, che non è solo quello di indicare una speranza di sviluppo e di lavoro in un momento così difficile per l’economia e il lavoro, ma anche, e principalmente, l’indicazione di una volontà italiana di essere e restare parte dell’Europa. Potrei aggiungere parte fondamentale e decisiva dell’Europa, ma è evidente che a questo ruolo questo Governo non ha intenzione di partecipare. E quindi è anche disposto (anzi, meglio, dal suo punto di vista) a un nuovo litigio con l’Europa brutta e cattiva.

Vale solo la pena di domandarsi se la reazione alla bocciatura largamente prevista del TAV, ci sarà prima o dopo la decisione sul processo per la Diciotti. Non escludo che Salvini calcoli che, a questo punto, gli convenga farsi processare, facendo anche l’eroe, piuttosto che rinunciare al TAV.

Ma, tornando ai risultati elettorali, ciò che colpisce è il modo superficialmente ‘populista’ (della peggior specie) con cui si affronta la questione.
Mi spiego.
Con atteggiamenti e parole in perfetto stile renziano, la candidata 5S sconfitta (clamorosamente) in Abruzzo, non trova di meglio da dire che: «Non è la sconfitta del M5S ma della democrazia. Noi abbiamo tenuto rispetto alle precedenti regionali, altri hanno fatto grandi ammucchiate come hanno potuto vedere gli abruzzesi». Tradotto in italiano corrente significa che non essere con i 5S è essere contro la democrazia, anzi, peggio, è non essere democratici. Perché? Perché democrazia è la volontà del popolo e il popolo è rappresentato -attenzione, questa è una variante molto importante- solo dai grillini. Non si capisce chi sono quelli (molti di più) che non solo non hanno votato i 5S, ma addirittura non li hanno più votati, cioè hanno cambiato idea. Renzianamente: non siamo noi ad avere sbagliato, ha sbagliato il popolo.

Ciò che colpisce, è che questo criterio tende a diventare, o forse è già diventato, un paradigma, che vale per tutto, anche in settori che dovrebbero essere del tutto distanti e separati, come le canzoni di Sanremo.

Già ho accennato all’intervento ‘alto’ di Salvini a favore di un certo Ultimo, ma in realtà contro un certo Mahmood, definito Maometto da taluni. Per cui, ‘giustamente’ Ultimo, scandalizzato dal fatto di essere stato ‘bocciato’ grazie ai voti delle giurie degli ‘esperti’ (leggi: élite), non si presenta all’incontro a ‘Domenica in’, offeso perché non si è tenuto conto del ‘voto popolare’. Cioè della democrazia, o, più semplicemente, della volontà di non permettere che un rappresentante della ‘canzone italiana’ sia un tale dal nome esotico, anzi arabo, anzi, peggio, mussulmano!

E immediatamente a questa idea lanciata da Salvini, fa eco innanzitutto Marcello Foa, del quale si erano fortunatamente perse le tracce, che, guarda caso, svegliatosi dal provvidenziale letargo, si propone di modificare il regolamento di Sanremo, allo scopo di evitare che le giurie di esperti possano essere decisive: «il voto della giuria popolare va rispettato non stravolto». Come dire, il voto degli altri è inutile. E quindi, anche se non è lui ad affermarlo esplicitamente, si dice che ‘l’errore’ (perché è un errore’, questo è il punto) della vittoria di Mahmood deriva dalle solite élite, le maledette élite che vanno cancellate e messe da parte a favore della volontà del popolo … interpretata naturalmente dai 5S e da Salvini, e finanziata da non so chi visto che il voto popolare è a pagamento!

Molto mi colpisce in questa vicenda il commento lucidissimo di Natalia Aspesi, che parte dalla (inattesa, a rigore e inopportuna!) dichiarazione della aspirante commentatrice (para-leghista, pare) del TG1 Giovanna Maglie che al proposito parla con riferimento alla ‘giuria d’onore’ (dio solo sa che vuol dire, ma tant’è) ma non a quella dei giornalisti (per la serie cane non morde cane?) con alta profondità di giudizio (mi si perdoni l’ossimoro) e afferma a proposito del vincitore «Vincitore molto annunciato, frasetta in arabo, si chiama Maometto, il meticciato è assicurato, la canzone importa poco…»: è tutto un complotto di quelle élite ‘radical chic’, delle quali (cito dalla Aspesi) si dice con sprezzo: « Avete guardato la loro faccia?».

Il significato di tutto ciò è serissimo e minaccioso, ha proprio ragione la signora Aspesi, da ora in poi è dichiarato ufficialmente ciò che finora si temeva e si diceva sommessamente nei ‘salotti’ delle élite, e cioè che dire il proprio pensiero, difendere le proprie opinioni, ma specialmente essere di parere diverso da chi comandaè dannoso per la … salute, per il momento di quella del popolo, cui da ora in poi si risparmia il trucido giudizio dei ‘competenti’ dei ‘professoroni’, dei radical-chic: solo televoto, a pagamento!

E dunque il cerchio si chiude. Il popolo è sovrano, ma sbaglia se non vota in modo coerente con chi ha il potere, e pensarla diversamente dal popolo, così come interpretato da chi comanda, è cosa brutta e cattiva, da perseguire, per ora sopprimendo le giurie del festival, non finanziando certi o tutti i giornali, e poi chi sa.

Ora, solo un altro passettino. Resterà, infatti, solo da decidere quale è il popolo: quello di Salvini o quello di Casaleggio? È, penso, il tema dei prossimi mesi, il, vero tema: e la decisione non sarà raggiunta pacificamente, temo. Non parlo di violenza fisica, ma di ulteriore spartizione dell’Italia e depredamento della sua ricchezza e, specialmente, della sua cultura!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.