mercoledì, Novembre 25

Il piano energetico di Trump

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Eppure, nel documento non mancano richiami generici e piuttosto ambigui circa la necessità di porre un freno all’inquinamento; «la produzione di energia – recita il piano energetico – non deve però essere portata avanti a discapito dell’ambiente. Proteggere l’aria pulita e l’acqua pulita, difendere i nostri ambienti naturali, preservare le nostre riserve e le nostre risorse naturali resta una priorità». Conformemente a tali propositi, Trump ha incaricato all’Environmental Protection Agency di occuparsi «della sua missione essenziale, che consiste nel proteggere la nostra aria e la nostra acqua».

Annunci che mal si conciliano con i due ordini esecutivi attraverso i quali Trump ha autorizzato il completamento degli oleodotti Dakota Access e Keystone Xl. Obama aveva posto il veto sulla realizzazione di quest’ultima conduttura in ragione del suo impatto ambientale giudicato eccessivo, anche se alcuni maliziosi osservatori non hanno mancato di rilevare che la messa in funzione del Keystone Xl avrebbe spezzato il monopolio nel settore del trasporto carbonifero e petrolifero detenuto dalla Burlington Northern Santa Fe Railway, di proprietà Warren Buffett, grande finanziatore dell’ex presidente. Più complessa appare l’ultimazione del Dakota Access, una cui sezione dovrebbe transitare nei territori limitrofi a una riserva Sioux. Da tempo, la tribù Standing Rock si oppone al completamento dell’oleodotto in ragione delle possibili ripercussioni sulla falda acquifera locale. Preoccupazioni giudicate sensate e ragionevoli dallo stesso genio militare, il quale ha richiesto la sospensione dei lavori per approfondire i controlli.

Il piano energetico elaborato dall’amministrazione Trump non è inoltre privo di risvolti geopolitici, come ammesso a chiare lettere nel testo: «il presidente Trump si impegna a conseguire l’indipendenza energetica dal cartello dell’Opec e da qualunque nazione ostile ai nostri interessi». Anche se i redattori del documento non hanno mancato di precisare che «lavoreremo con i nostri alleati del Golfo per sviluppare un positivo rapporto sull’energia, come parte della nostra strategia di lotta contro il terrorismo», è chiaro che un alleggerimento della dipendenza degli Usa dalle monarchie sunnite del Golfo Persico non può che raffreddare ulteriormente i rapporti bilaterali che già apparivano complicati sotto l’amministrazione Obama.

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