lunedì, Ottobre 26

Il piano energetico di Trump

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Il documento di maggiore rilievo sfornato finora dalla squadra di Donald Trump è indubbiamente quello relativo al nuovo piano energetico, intitolato An America first energy plan. All’interno del rapporto si legge che il nuovo governo intende sfruttare i ricchi giacimenti di idrocarburi non convenzionali presenti nel sottosuolo statunitense e ripristinare l’impiego del cosiddetto ‘carbone pulito’ attraverso una serie di norme mirate a sostituire i vincoli di natura ambientale e burocratica introdotti sotto Barack Obama. Come recita il piano: «l’amministrazione Trump si è impegnata a rispolverare le tecnologie che permettono un ragionevole utilizzo del carbone pulito, nell’ambito di un programma generale volto al rilancio dell’industria del carbone degli Stati Uniti, che è stata danneggiata per troppo tempo».

Secondo i calcoli dell’amministrazione Trump, l’applicazione del piano potrebbe deprimere i costi energetici per le imprese statunitensi in misura tale sostenere un incremento salariale del valore complessivo di 30 miliardi di dollari entro il 2024. «l’energia – si legge nel documento – costituisce un fattore essenziale della vita statunitense ed un punto nevralgico dell’economia mondiale. L’amministrazione Trump si impegna ad adottare politiche energetiche rivolte a ridurre i costi per i lavoratori Usa e liberare allo stesso tempo il Paese dalla dipendenza dai rifornimenti stranieri attraverso l’impiego delle risorse statunitensi […]. Disponiamo di vaste riserve energetiche non sfruttate, proprio qui negli Stati Uniti. L’amministrazione Trump non esisterà ad abbracciare la rivoluzione del tight oil e dello shale gas con l’obiettivo di creare posti di lavoro e restituire prosperità a milioni di statunitensi».

Nella visione di Trump, l’obiettivo fondamentale è dato dalla necessità di riportare gli Stati Uniti agli antichi fasti, e per farlo occorre rimettere in sesto o costruire ex novo le infrastrutture nazionali ormai obsolete. Lo sfruttamento dei giacimenti assicura agli Usa la possibilità di ottenere i fondi necessari a sostenere questo colossale piano infrastrutturale, la cui realizzazione è giudicata di importanza di gran lunga superiore rispetto all’osservanza dei vincoli ecologici introdotti a salvaguardia dell’ambienti. In forza di ciò, il governo «si impegna a dismettere le politiche dannose e inutili, come ad esempio il Piano di Azione per il Clima e la legge sulle Acque degli Stati Uniti».

Naturalmente, ciò implica un sostanziale ripudio delle politiche ambientali e climatiche portate da Washington avanti negli ultimi anni. La sospensione del Clean Power Plan introdotto dall’amministrazione Obama per ridurre le emissioni nocive, la riduzione degli incentivi e dei sussidi per i produttori di energia pulita, la rimozione delle norme che limitano le possibilità di trivellazione, la rinegoziazione degli impegni presi in materia di contenimento dell’impatto ambientale, la conversione al gas del regime di alimentazione dei trasporti pubblici e la sottrazione di talune prerogative alle autorità preposte al rispetto delle norme ambientali favoriranno indubbiamente l’attività dei frackers.

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