lunedì, Maggio 27

Il petrolio motore del dialogo tra Cuba e USA Nuove trivellazioni petrolifere a largo della costa cubana. E i due Paesi tornano a parlarsi

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Sono passati diversi anni dai tentativi di trovare petrolio a North Shore di Cuba, ma nonostante le ricerche si rivelarono un vero è proprio fallimento, Cuba ha deciso che procederà a nuove trivellazioni petrolifere a largo della sua costa, non lontano dalla Florida.

In previsione di quanto accadrà, sorgono nuove preoccupazioni relativamente alla sicurezza dell’esplorazione, all’estrazione e alla possibile minaccia che le trivellazioni potrebbero rappresentare per gli Stati Uniti. Prima di procedere, Cuba vuole assicurarsi di essere protetta da eventuali incidenti che si potrebbero verificare durante le estrazioni di greggio nel Golfo del Messico, territorio degli Stati Uniti.

Sono queste ragioni di sicurezza che hanno spinto, nel 2017, i governi cubano e statunitense a stringere un accordo volto a cooperare in risposta alle fuoriuscite di petrolio nello stretto della Florida e nel Golfo del Messico – malgrado il 2017 abbia segnato la fine della politica di apertura americana verso l’isola.

L’ecosistema cubano, che comprende diverse varietà di pesci e coralli, è piuttosto variegato e  ben conservato. «Molte persone dicono che Cuba si è ‘persa’ nel tempo e paragonano Cuba alla Florida di 60 o 70 anni fa. Forse a causa delle relazioni politiche tra gli Stati Uniti e Cuba, lo sviluppo non si è verificato allo stesso modo che in Florida. Ma anche Cuba ha una legge ambientale piuttosto buona, il Governo cerca di proteggere circa il 25% delle acque costiere», afferma Dan Whittle, direttore del Programma Cuba presso il Fondo di difesa ambientale, nel corso di una conferenza  organizzata dalla Columbia University’s Center on Global Energy Policy, sulle relazioni tra Stati Uniti e Cuba relativamente a questioni energetiche e ambientali. Nel dialogo che vede come protagonisti lo stesso Whittle e il giornalista Bill Loveless, si discute del fabbisogno energetico di Cuba, su cosa c’è in gioco per l’ambiente di Cuba e sulle lezioni apprese dal disastro di Deepwater Horizon.

A Cuba ci sono alcuni spettacolari parchi nazionali, il Paese presenta molti problemi ambientali, ma ha ancora una biodiversità che non ha eguali nei Caraibi e che vale la pena proteggere. Una biodiversità che oggi sembra essere messa a rischio dalla decisione del Governo cubano di procedere nei prossimi anni con nuove trivellazioni petrolifere al largo della costa. «Già nel 2012, ricordo che cinque pozzi furono trivellati e ognuno di essi si rivelò asciutto», spiega Whittle.

Cuba ha bisogno di diversificare le sue forniture di petrolio, in quanto attualmente si appoggia principalmente sul Venezuela, Paese che a sua volta sta attraversando un profonda crisi economica e umanitaria, e gli analisti considerano oramai da mesi che se il Venezuela di Nicolas Maduro dovesse cadere Cuba sprofonderebbe.

Per questa ragione, il Governo cubano sta progettando di scavare la costa nord-occidentale, quindi all’Avana che si trova proprio sulla costa nord e alla sua destra dove c’è lo stretto della Florida. L’area tra Cuba e le Florida Keys è molto dinamica in termini di biodiversità, piena zeppa di barriere coralline e in alcuni casi di coralli che non sono mai stati nemmeno ‘esplorati’ dall’uomo. Inoltre, la zona non è un’area ricca solo ecologicamente, ma, a valle dei giacimenti petroliferi, vivono diverse comunità di pescatori e non solo.

«La prima preoccupazione riguarda un possibile incidente di fuoriuscita di petrolio che potrebbe avvenire durante le trivellazioni. Il greggio verrebbe trasportato molto rapidamente dalle forti correnti degli stretti della Florida, costituendo una vera minaccia alle aree costiere, e a Cuba stessa», spiega Whittle e prosegue: «Se si trattasse di una fuoriuscita molto grande, il petrolio potrebbe rapidamente raggiungere anche la Florida sudorientale».

Fino al 2010 Cuba e gli Stati Uniti non avevano più relazioni diplomatiche, ma il disastro di Deepwater Horizon – che ha scatenato la così detta ‘marea nera’, uno sversamento massiccio di petrolio, durato 106 giorni, in seguito ad un incidente riguardante il Pozzo Macondo, che si trova a oltre 1.500 m di profondità- ha costretto i due Paesi alla riapertura di un dialogo su questioni di salvaguardia ambientale.

«Il 16 dicembre 2014 ero a una conferenza di esperti statunitensi e cubani dove si sottolineava il fatto che tra gli Stati Uniti e Cuba non cambierà mai nulla», racconta Whittle. «Poi il Presidente Barack Obama il mattino dopo ha annunciato che lui e il Presidente Castro stavano parlando e che presto avrebbero ripristinato le relazioni diplomatiche. Ed è stato semplicemente emozionante, è stato incredibile».

Durante l’Amministrazione Obama  la gente ha iniziato «a parlare e a trovare opportunità per lavorare insieme, per collaborare nella ricerca scientifica». Nuove imprese sono sorte a Cuba e sono emerse nuove opportunità per gli americani che desideravano investire a Cuba. «Molti dei cambiamenti fatti da Obama sono ancora intatti. Il Governo, per esempio, ha 22 accordi con Cuba per lavorare su tutto, dall’ambiente all’intervento della droga, alla migrazione», spiega Whittle e prosegue «però oggi con Donald Trump stiamo aspettando di vedere cosa succederà; la porta con Cuba è ancora aperta ma c’è un po’ di confusione su dove e come stanno andando le cose».

Il 9 gennaio 2017, proprio prima che Obama lasciasse l’ufficio, i governi statunitense e cubano hanno firmato l’ultimo dei 22 accordi, frutto di ben 5 anni di dialogo, con il quale si sono impegnati a cooperare per le fuoriuscite di petrolio e ad essere pronti a tale eventualità. «Fortunatamente, quell’accordo è ancora valido e gli ufficiali del Governo cubano e degli Stati Uniti sono qui in Florida per parlare di come rendere operativo quell’accordo», commenta Whittle.

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