giovedì, Maggio 23

Il Pd "vince" con 800 mila voti in meno Elezioni regionali

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Il Pd vince le regionali ma perde quasi 800mila voti sulle europee e si gioca la fiducia dell’Emilia-Romagna. Il dato più clamoroso è il crollo della partecipazione al voto nella regione simbolo della sinistra italiana: i votanti non arrivano al 38%, il 30% in meno rispetto alle regionali del 2010, sei punti sotto perfino all’affluenza ai seggi della Calabria (44%)  e 32 meno delle europee del maggio scorso (70%). Un dato  umiliante per la storia, la passione politica e l’alto senso civico della regione.

Una debacle che penalizza soprattutto il Partito di Renzi, tanto da far pensare che la luna di miele col “rottamatore” sia già finita, e che l’ex “Emilia rossa” non abbia affatto gradito, in particolare, le scelte del governo sul lavoro (Jobs act, articolo 18) e probabilmente nemmeno le pasticciate riforme su legge elettorale, Province e Senato. Tanto che il tour finale del premier tra Parma e Bologna a sostegno del “suo” candidato, con l’abbraccio ai big di Confindustria e il duro attacco alla Cgil (“io creo lavoro mentre voi perdete tempo a scioperare: non ci fate paura”), si è rivelato a posteriori un vero e proprio boomerang.  Il tradizionale elettorato di sinistra dell’Emilia-Romagna, che evidentemente vuole rimanere tale, ha così scelto l’astensione per dimostrare la propria contrarietà e il proprio disincanto, e probabilmente anche il non gradimento per il candidato uscito vincitore dalle primarie meno partecipate di sempre (appena 58mila votanti).

Qualcuno ha commentato che gli elettori hanno voluto “mandare un segnale al Pd”. Ma in realtà si è trattato di veri e propri ceffoni ai vertici nazionali e regionali del partito. Destinati, probabilmente, a riaccendere lo scontro tra le anime “democristian-rutelliana”ed “ex comunista” dei democratici. Il premier e segretario del Pd, Matteo Renzi, fa buon viso a cattivo gioco. Nell’immancabile tweet si mostra contento e sintetizza: “Male affluenza, bene risultati: 2-0 netto. 4 regioni su 4 strappate alla dx in 9 mesi. Lega asfalta forza Italia e Grillo. Pd sopra il 40%”.  Ma la realtà non sembra proprio così rosea.

In Calabria vince col 61,1% il candidato anti-renziano del Pd, Mario Oliveiro, contro il 23,7% della candidata del centrodestra, Wanda Ferro, con quello del Movimento 5 stelle fermo a un misero 5%. La Regione, devastata dagli scandali, passa dal centrodestra al centrosinistra, com’era da tempo annunciato.

Anche in Emilia-Romagna è finita com’era largamente previsto: il candidato renziano, Stefano Bonaccini – appoggiato anche da Sel, dal Centro democratico di Tabacci e dalla lista dell’ex Idv Grillini – vince col 49% (3% in meno del peggior Vasco Errani, nel 2010, al terzo mandato) contro il 29,9% dello sconosciuto candidato della Lega, Alan Fabbri, sindaco del piccolo comune ferrarese di Bondeno, sostenuto anche da Forza Italia e Fratelli d’Italia, mentre la candidata “grillina”, Giulia Gibertoni, si ferma al 13,3%.

Ma se si vanno a vedere più nel dettaglio i risultati, questo voto rappresenta un vero e proprio terremoto politico sia a sinistra sia a destra. Il nuovo governatore, Bonaccini, ha preso la metà dei voti del suo predecessore, Errani: appena 615mila contro un milione e 197mila del 2010. Il Pd, che pure rispetto a 4 anni va  avanza percentualmente dal 40,6% al 44,5%, perde più di 300mila voti, passando da 857mila a 535mila. Se poi si guarda al dato delle ultime europee, il calo è ancora più marcato, dal momento che a maggio i voti furono oltre 1,2 milioni per una percentuale del 52,5%. Insomma, un disastro. Che fa partire la presidenza Bonaccini molto più debole politicamente di quanto dica la ripartizione dei seggi (32 su 50 tra Pd e Sel, contro i 12 della destra e i 5 dei “grillini”) e fa anche prevedere rese dei conti ravvicinate tra le inquiete anime del Pd bolognese (soprattutto) ed emiliano-romagnolo. Anche perché a sinistra del Pd si va consolidando un’area che comincia a dare fastidio: la candidata dell’Altra Emilia-Romagna, Maria Quintavalla, ha infatti confermato il 4% preso alle europee dalla sinistra radicale che si richiama all’Altra Europa con Tsipras, e avrà un seggio nella nuova Assemblea legislativa regionale.

Anche a destra lo sconquasso è forte. La Lega di Salvini, che parla alla pancia degli elettori soprattutto nell’offensiva mediatica contro gli immigrati e i rom (con la crisi che morde la guerra ai “diversi” è un classico, ma in Emilia-Romagna sarà comunque difficile che sia davvero vincente), arriva a sfiorare il 20% (19,4%) doppiando Forza Italia, che precipita all’8,4% e a 100mila voti dei 518mila che aveva 4 anni fa. Il partito di Berlusconi ormai è ovunque in rotta, ma in questa regione di più. In termini assoluti, tuttavia, il successo della Lega non è così marcato. Anzi. Percentualmente aumenta sì di oltre 5,5 punti sul 2010 (dal 13,7% al 19,4%), ma perde 50mila voti, passando da 288mila a 233mila. Avanza invece impetuosamente rispetto alle ultime europee, dove era ancora in piena crisi e si era fermata appena al 5%.

Inversamente proporzionale è il voto di protesta verso i Cinquestelle. La candidata di Grillo prende sì 159mila voti, 30mila in più delle precedenti regionali, quando il dissidente Favia arrivò al 7%, ma precipita dal 19,2% delle recenti europee all’attuale 13,3%, a dimostrazione che le stelle “grilline” non brillano più come un tempo, anche se rappresentano ancora una voce potente dell’anti-politica, o almeno di questa politica.

Resta da registrare il modestissimo 2,7% portato a casa dal candidato den Nuovo centrodestra, Alessandro Rondoni, e l’ancor più modesto 1,1% della lista civica degli ex “grillini” emiliani Favia e Salsi.

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