venerdì, Agosto 23

Il patetismo di Renzi: ‘felice’ come il ‘felice’ Di Maio Un uomo assolutamente pieno di sé, di un egocentrismo infantilmente ‘naturale’ e una buona dose di ‘pacchianeria’, felice di esistere come l’altro felice della attuale politica, Luigi Di Maio

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Patetismo o incomprensione.
Sì, non faccia tosta o improntitudine, come d’acchito mi è venuto in mente a leggere l’intervista di Matteo Renzi sul ‘Corriere della Sera di giovedì 14 febbraio.

Non ha una corrente. Ha fatto cose ottime specie per l’ambiente. Ha creato giustizia sociale con gli 80 euri. Rispetta il voto e vive come una liberazione il cambio di segreteria. Sono calati dal 40% al 18 per «errori, fuoco amico, divisioni». I 5S sono «esplosi» e ne rivendica il merito. Ha fatto un atto di «grande compostezza» quando hanno arrestato i genitori, anche se la cosa lo fa «uscire di testa» in coincidenza con la decisione dei 5S sull’autorizzazione a procedere contro Salvini. «Vengo in pace» e ha fatto nascere 1000 comitati civici. «Farò la Matteo Renzi Foundation» ed è in contatto con Obama e Clinton.

Si potrebbero commentare le singole affermazioni che ho riportato sopra, ma, a ben vedere non ne vale la pena. L’immagine che esce da questa intervista è sconcertante, ma forse più che sconcertante: orribile. L’immagine di un uomo assolutamente pieno di sé, di un egocentrismo perfino comprensibile perché totalmente privo di coscienza di essere tale, infantilmentenaturale’ e anche di una ‘pacchianeria’, di nuovo, sconcertante. Accresciuta, quest’ultima, dal resoconto, forse non casualmente pubblicato il medesimo giorno (Renzi non avrebbe dubbi!) del libro di Carlo Verdelli in cui, nel raccontare del pranzo sontuosissimo ‘offerto’ da Renzi al Verdelli, si racconta dell’offerta, condiscendente è un ‘signore’ lui, di Renzi di conservare il menu, scritto a mano (verosimilmente da una schiava nubiana … vergine) con la indicazione ‘Palazzo Chigi’ e la data. Sorvolo sul fatto che, a quanto pare, quello stupendo palazzo è la sede di rappresentanza di Palazzo Chigi a partire dal Governo Craxi … sarà un caso? Chi può dimenticare, parlando di Renzi, la soddisfazione di ‘sentirsi parlare’ di Craxi, il suo dire una frase e guardarsi intorno soddisfatto assaporandola quasi, la pretesa sprezzante di essere sopra le parti perché politico quando interrogato in Tribunale.

Carlo Verdelli dice di Renzi «felice di essere se stesso», perfetto, ma poi aggiunge una cosa, a mio parere, davvero terribile, durissima, quando precisa che quella felicità «non riesce ad essere contagiosa».
E infatti in quella intervista, ciò che mi ha colpito è proprio questo. E credo non solo me. Gran parte degli insuccessi di Renzi sono dovuti alla sua supponenza (che nemmeno D’Alema) … lui dice che è risultato antipatico e ironizza (e ciò conferma il giudizio negativo sulla sua personalità) sul fatto che gli antipatici hanno fatto cose ottime, mentre i simpatici fanno pasticci. Detto così, cadono le braccia.

Da un uomo politico sconfitto, anzi, ripetutamente sconfitto, culturalmente e non solo politicamente superato, in procinto di perdere anche quei pochi amici (esclusi quelli veri se ne ha, e ne dubito) che gli sono rimasti, in nome di quello stesso cinismo becero che gli faceva parlare di rottamazione degli avversari, di invitare a ‘stare sereno’ mentre si prepara il colpo basso e che lo fa assomigliare in maniera impressionante all’altro felice di esistere della attuale politica italiana, Luigi Di Maio, il ‘capo’, da un uomo del genere ti aspetteresti un discorso autocritico, o almeno autoironico.

E invece. E’ stato sconfitto dal fuoco amico e dalle divisioni e anche da ‘errori’, senza dire quali e di chi, ma sul punto si sorvola e resta solo il fatto che i ‘cattivi’ lo hanno battuto, non i suoi errori e la sua arroganza, nemmeno ‘anche’!
E sì, perché dal suo discorso traspare solo la bontà e la genialità delle sue scelte, la lungimiranza, la perfezione, ma non si domanda mai perché a tanto genio politico sia corrisposta tanta ostilità, tanta rabbia, ma specialmente risultati così scarsi. Ostilità e distanza non solo tra i suoi ‘colleghi’ politici, ma -come si fa a non vederlo?- dal popolo, che ha abbandonato non solo lui ma il partito che lui, sconfitto al referendum, ha impedito di cambiare. Non gli viene il dubbio che il tentativo di trasformare il PD in una nuova DC è stato decisivo, devastante?

E si vanta di avere determinato l’impossibilità di una alleanza con i 5S andando a dirlo da Fabio Fazio. Se ci pensate è una affermazione al tempo steso infantilmente supponente e rivelatrice del fatto che lui, non più segretario, ha continuato a governare indirettamente il partito, come ovvio attraverso i suoi uomini, salvo entrare direttamente in scena per tranciare ogni dibattito, impedire come sempre di discutere davvero: in nome della democrazia, suppongo. Quindi, e lo dice in fondo soddisfatto, è vero che il partito ha continuato a dirigerlo.
Non ha una corrente? Ma nel partito ha continuato a governare, attraverso i suoi uomini … poi si può dire che sono amici di merende invece che di corrente, ma il risultato non cambia, come si è visto, del resto, da come è riuscito (attraverso gli amici … lui pudicamente annunciava rumorosamente ogni dieci minuti che non avrebbe parlato!) a rinviare le primarie fino all’ultimo minuto, mettendo il partito in grande difficoltà alle prossime europee.

Ora offre la propria collaborazione a Nicola Zingaretti, dimenticando (tipico di chi vede solo se stesso!) che Zingaretti non gliela ha chiesta, tanto più che ora avrà il suo bel daffare a evitare il ‘fuoco amico’ dei rimasugli della non-corrente renziana. La macchina per farlo c’è tutta, basta guardare alle cariche nel partito. E infatti: detto fatto. Con la solita spocchia arrogante, la solita faccia di bronzo, annuncia che firmerà il documento di Emmanuel Macron su cui tornerò perché è interessante, ma da discutere. Notate bene: ‘firmo’, non ‘firmerei’, vale la pena di discutere se firmare, cerchiamo di vedere se possiamo dire anche la nostra, eccetera; no, lui firma e basta, di Zingaretti non si cura, mentre Calenda nuota felice in piscina spaventando definitivamente il cigno.
Zingaretti sta cercando di darsi una ‘politica’ nuova e seria, non ‘al seguito di’, o, peggio, ‘intruppato con’. Lui firma, ma affettuosamente, mica fa il fuoco amico, lui! Ai suoi tempi se uno osava dire una parola diversa dalla sua, nella migliore delle ipotesi, veniva rottamato.

Sorvolo sulla pacchianeria di sottolineare che ora farà una ‘Foundation’, hai visto mai che dica Fondazione come le persone normali, e che parla a tu per tu con Obama e Clinton … ci manca solo che dica che è Napoleone e siamo a posto. Però, i comitati civici li organizza … hai visto mai!

L’unico momento di umanità, a onore del vero anche l’unico elemento che lo differenzia dal livido Di Maio, è il suo commento all’arresto dei genitori, quando dice quanto la cosa lo abbia colpito al cuore, prima che al cervello, al di là della osservazione velenosa sulla stranezza dei “tempi”. Oddio, un politico serio non dovrebbe avere parenti, ma è umano che li abbia.

Se qualcosa, devo dire, di Renzi va salvata è proprio questa: diversamente dal suo omologo Di Maio, ha sempre ‘difeso’ i suoi genitori, da figlio (magari anche da ‘potente’, non lo so, ma comunque in quanto figlio) per l’affetto verso di loro; il contrario di Di Maio, che al rischio di vedere danneggiata la propria carriera politica, lascia (o costringe) che il padre si umili in pubblico e subisca danni anche materiali, forse ‘giusti’, giuridicamente, ma dolorosi per un figlio … se fosse Renzi. Non che Dibba sia stato meglio, ma lasciamo perdere.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.