sabato, Settembre 21

Il Papa in viaggio per salvare l’ Irlanda cattolica Bergoglio ha di fronte un compito difficile in quella che un tempo era baluardo del cattolicesimo. Un’analisi delle ragioni per cui anche la fede degli irlandesi sta cambiando

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Dopo poco più di quarant’anni, un Pontefice metterà piede sul territorio irlandese. Era il 1979 quando Papa Giovanni Paolo II, da poco eletto, giunse sulla cattolicissima isola irlandese che, in quegli anni, viveva con apprensione le vicende terroristiche che si succedevano nel nord. Oltre un milione e mezzo di fedeli parteciparono all’incontro con il Papa: una cifra enorme, soprattutto considerando che l’Irlanda, a quei tempi, poteva contare di una popolazione di meno di quattro milioni di abitanti. Papa Francesco partirà domani per Dublino, ma troverà una situazione nettamente diversa: l’Irlanda, benché ancora a maggioranza cattolica, ha conosciuto nel corso dei decenni una drastica riduzione dei fedeli e non è più il baluardo indiscusso del cattolicesimo. Basti sapere che, all’incontro con il Papa è prevista la partecipazione di 500 mila persone, un terzo rispetto all’affluenza di quarant’anni fa. Anzi: in rete è nato un vasto movimento (dal nome ‘Nope to the Pope’, no al Papa) che si è prefisso lo scopo di boicottare la visita del Pontefice in Irlanda, prenotando biglietti per l’incontro di domenica che verrà poi disertato. Gli organizzatori parlano di migliaia di ticket già acquisiti ma, al di là della sua effettiva portata, il boicottaggio è qualcosa di significativo per un popolo che, fino a qualche decennio fa, si professava cattolico praticante al 90%. Che cosa è successo ai cattolici d’Irlanda?

Ci sono vari fattori che concorrono alla progressiva secolarizzazione dell’Eire. La religione cattolica è stata, nel corso della propria storia, uno dei più forti fattori identitari del popolo irlandese. Il ruolo del cattolicesimo nella definizione dell’identità irlandese si rafforzò ulteriormente in seguito al venir meno della seconda colonna su cui il popolo d’Irlanda fondava la propria alterità rispetto ai britannici, ossia la lingua gaelica. Va ricordato, infatti, come l’Irlanda sia stata parte del Regno Unito fino al 1922 e nel 1948 faceva ancora parte del Commonwealth britannico. La questione nordirlandese ha inoltre rafforzato il legame che univa il popolo della Repubblica d’Irlanda al cattolicesimo, sottolineando, così, in contrapposizione irriducibile ai britannici protestanti. E non va dimenticato il ruolo che la religione cattolica ha rivestito (e continua a rivestire) presso le comunità irlandesi emigrate negli Stati Uniti, spesso emarginate e criminalizzate dalla società americana: il conforto della fede cattolica dava forza e speranza agli immigrati irlandesi (come, d’altronde, accadde alle comunità di italiani). Ogni qual volta la propria identità viene messa in discussione, l’uomo spontaneamente reagisce legandosi con maggior forza alle proprie radici – ed è per questa ragione che l’identità nazionale o religiosa di una gruppo è più forte nelle comunità di immigrati che in quella della madrepatria.

Negli ultimi decenni, tuttavia, con la normalizzazione dei rapporti fra Regno Unito e Repubblica d’Irlanda e con il venir meno della minaccia all’identità nazionale irlandese, la religione cattolica è messa sempre più in secondo piano. Se un tempo l’affluenza alle funzioni religiose rasentava l’80% della popolazione locale, oggi si arriva a un massimo del 35% nelle comunità rurali, quelle in cui più forte è rimasto il legame con la religione cattolica. Il crollo del numero di fedeli praticanti è drastico e questo spiega anche la crisi di vocazioni che sta attraversando il Paese: ormai una buona percentuale dei sacerdoti è di origine africana. Ma non basta il fattore identitario a spiegare in maniera soddisfacente le ragioni della disaffezione del popolo irlandese verso la religione cattolica. Lo scandalo dei preti pedofili ha certamente concorso in maniera decisiva.

Il vaso di Pandora è stato aperto nel 1994, quando Brendan Smyth, un sacerdote cattolico nordirlandese, fu accusato di aver molestato minori (si arrivò a 74 casi) lungo i suoi quarant’anni di attività pastorale. Il Governo irlandese cercò di evitare l’estradizione di Smyth a Belfast ma, per questa ragione, cadde. L’eco fu vastissima e lo scandalo dilagò a macchia d’olio nelle diocesi irlandesi, i cui rappresentanti vennero accusati di aver coperto e insabbiato i casi di pedofilia per decenni, soprattutto in seguito ai successi scandali scoperti negli anni 2000. Si aprirono delle commissioni d’inchiesta sui casi di pedofilia: il risultato fu di migliaia e migliaia di pagine. La più importante ha preso il nome di Commissione Ryan e ha denunciato l’abuso sui minori come sistematico nelle scuole e negli istituti gestiti da sacerdoti cattolici. Secondo le inchieste, sarebbero stati vittime di abusi circa 14500 persone nell’arco dei decenni. Alcuni studiosi, tra l’altro, hanno sottolineato come lo scandalo dei preti pedofili irlandesi sia stata un’anticipazione di quella statunitense, che sarebbe uscita solo nel 2005, grazie al lavoro del Boston Globe. Joe Riget, autore del libro del 2008 ‘An Irish Tragedy. How Sex Abuse by Irish Priests Helped Cripple the Catholic Church’, sottolineò come la Chiesa cattolica statunitense sia stata costruita da immigrati irlandesi e sempre di origine irlandese sono molti dei preti coinvolti nello scandalo statunitense.

Il colpo inferto alla credibilità della Chiesa cattolica in Irlanda è stato fortissimo, quasi fatale. L’emorragia di fedeli ha raggiunto il suo massimo negli ultimi decenni e la Chiesa è diventata, agli occhi del popolo irlandese, non più baluardo in difesa dei valori tradizionali e dell’identità religiosa, ma una congregazione retrograda e omertosa, totalmente squalificata da un punto di vista etico-morale. E questo spiega anche tutta una serie di insuccessi patiti dalla Chiesa cattolica in quelle che sono le proprie battaglie fondamentali: nel 2015 un referendum ha approvato il matrimonio omosessuale, nel 2016 il Parlamento irlandese ha votato a favore per l’adozione per le coppie gay e, pochi mesi fa, la tradizionalissima e cattolicissima Irlanda ha approvato, sempre tramite referendum, l’aborto. In entrambe le consultazioni referendarie, i sì hanno vinto con oltre il 60% dei suffragi.

È questo il contesto in cui Papa Francesco atterrerà con il suo volo domani. L’appuntamento sarà l’occasione per salvare e rinsaldare quel legame storico che unisce la Chiesa cattolica all’Irlanda. Si ripartirà dalle famiglie, in occasione del Family World Meeting, organizzato proprio a Dublino e parte della visita del Pontefice sarà dedicata all’incontro con le vittime di abusi: potrebbe addirittura fare una dichiarazione in merito durante la Messa che celebrerà domenica 25, a Phoenix Park, nella capitale irlandese. Il futuro del cattolicesimo irlandese è tutto nelle mani del Papa.

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